State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...

State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...
State buoni , Se potete - San Filippo Neri ... Tutto il resto è vanità. "VANITA' DELLE VANITA '> Branduardi nel fim - interpreta Spiridione. (State buoni se potete è un film italiano del 1983, diretto da Luigi Magni, con Johnny Dorelli e Philippe Leroy).

mercoledì 31 maggio 2017

A volte il rumore è ...

massimobotturi

RUMORE DI FONDO


Mi chiedi sempre cos’è che spinge l’acqua
in brevi salterelli fino alla riva
e ai piedi.
Mi chiedi quello che non conosco
il volto al vento, le dita piccoline dell’aria
e lo sai bene. Ma è tenero ti finga quel poco ragazzina
così, per farti fare una corte sempre nuova.
Perché da quella volta hai cambiato faccia e vita
ti sei riempita tutta di efelidi e peluria.
Sei stata bene fino ai cinquanta.
Vieni, dunque
a chiedermi le cose minuscole e importanti
e quelle gigantesche senza risposta alcuna.
Mettiti bene di fronte a questo sole
voglio l’incendio a navi nemiche; ché sei lente
a te attraverso vedo la Storia fatta insieme.

IL RUMORE DELLE DONNE

La donna fa spesso rumore di uomo
la senti scavare nel letto una piaga
mandare col corpo segnali d’attrito
di stipiti fatti saltare coi denti.
A volte il rumore è un frinire costante
un salamelecco di guai e portamento
in altre una rondine in cerca di gronde
di foglie spezzate, di rose cadute.
A volte il rumore ha le ruote a pedali
il suono orchestrale di un gancio sui seni
in altre è un rigurgito caldo di cibo
d’avanzi lasciati per giorni nel frigo.
E spesso il rumore si appiccica addosso
le fa somigliare alle pecore al prato;
a volte fan acqua da tutte le parti
così che ti sembrano alberghi sul mare.
A volte è soltanto il rispetto di sé
di gambe conciate e di piedi stancati.
A volte se parlano cade un aereo
un limite imposto alle mani dell’uomo;
in altre ti fanno preghiera d’amarle
e tutti i rumori diventano uno:
la bocca sua bella che ride e che gode.

Girasole a romena
Lo so, lo so, lo so che un uomo, a 50 anni, ha sempre le mani pulite e io me le lavo due o tre volte al giorno, ma è quando mi vedo le mani sporche che io mi ricordo di quando ero ragazzo. 

Tonino Guerra

martedì 30 maggio 2017

Come custodire e coltivare l'amore.


Come custodire l'amore: servizio di Rai 2 a Romena


Immagine custodire amore rai2
Come custodire e coltivare l'amore. E' stato questo il tema di due interviste che la giornalista Paola Vannelli ha realizzato a Romena per la trasmissione "Sulla via di Damasco" di Rai 2. Le interviste a don Luigi Verdi e a Maria Teresa Abignente che hanno raccontato Romena, il suo stile di accoglienza e la sua proposta soprattutto per le coppie in crisi, sono andate in onda sabato scorso ma possono essere viste a questo link. La trasmissione si apre con le immagini di Romena e poi approfondisce l'incontro con la Fraternità a partire dal minuto 15. La troupe giornalistica di "Sulla via di Damasco" è stata a Romena per l'intera durata del convegno su la tenerezza e realizzerà uno speciale su questo argomento prossimamente.
 
FRATERNITà di Romena
 La Fraternità nasce nel 1991 accanto a questa splendida Pieve dove sono presenti, quasi impastati nella storia delle sue pietre, due dimensioni particolari: la dimensione dell'essenziale e quella del cammino. Nel Medioevo Romena, trovandosi sulla strada che dal Nord portava a Roma, era una tappa per i pellegrini che qui trovavano riposo. Ci piace pensare ancora oggi Romena come ad un luogo di sosta per chiunque vi giunge.



lunedì 29 maggio 2017

Esercizi spirituali...

Rivivo con te, amico di parole, la settimana di ‘esercizi spirituali’ appena trascorsa a Caorle. Regalo a te e a me ciò che ho scritto giorno per giorno, per dare valore a giorni vivi, ricolmi di buono.
LUNEDI’ SERA 
Tutto è grande e sconfinato. Mare e sabbia si abbracciano, si baciano continuamente, dolcemente, in questo gioco ad avanzare e ritrarsi.
Dopo pranzo la spiaggia raddoppia, e il bagnasciuga ad ogni ora del giorno muta, creando piccole piscina naturali abitate da granchi e pesciolini. Un’infinità di conchiglie attendono il tuo sguardo sorpreso da colori e dimensioni e forme, alghe riposano all’asciutto colorando di verde il marrone scuro della riva, mentre il marroncino della sabbia, dove il mare non giunge, si colora di piccoli arbusti verdi con fiorellini quadripetali di un lilla dolce, stemperato, che anima il deserto sabbioso. La vita, nonostante tutto, vive!E’ luogo ideale per passeggiare, per correre, e questi giorni saranno salutari anche per fratello corpo. Parla, si, il corpo freme, sembra implorare il movimento, desiderio di liberare tossine antiche, quasi come un bocciolo che spinge per cercare luce, abbandonandosi tra le braccia di fratello sole, rigeneratore di pelle e ossa.Per l’anima ci pensa Antonietta. Questo scricciolo di donna tutta sapienza, ci guida alla scoperta di…Francesco.E’ meraviglioso per un francescano scoprire lo sguardo femminile e domenicano di Antonietta, i suoi occhi su Francesco d’Assisi. 
Solo il finale della prima meditazione che ho da poco ascoltato ti dono: citando parole del santo, per cui tutte le cose hanno un origine comune, chiamando ognuna fratello e sorella, concludeva invitandoci a considerare ciò che oggi ci viene chiesto dalla storia: di non accusarla più! Basta spandere nel mondo parole che puzzano di giudizio, di accusa. 
“Tutto ha un’origine comune, tutto dobbiamo provare a chiamare fratello e sorella”. Un invito a nozze per il sottoscritto, per quello che sono, che sento, che vivo: ogni religione, ogni diversità, di qualsiasi genere e specie, è solo occasione per scoprire una parte nuova di me, per ‘morire a me’, che significa uscire da se stessi per innamorarsi di ogni creatura, non solo umana.Il primo giorno si spegne e il silenzio che mi circonda vive profondo. La notte porti pace a tutti, nessuno escluso! 
Fra Giorgio

giovedì 25 maggio 2017

I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini

www.festivalbiblico.it



Padre Alejandro Solalinde
I narcos mi vogliono morto
Un milione di dollari. È questa la cifra che i narcotrafficanti sono disposti a pagare pur di vedere ucciso Alejandro Solalindeil più importante difensore dei migranti in Messico, responsabile di un centro di accoglienza a Ixtepec, città nel sud del Paese, nel quale ogni anno transitano 20 mila migranti. Solalinde è un sacerdote cattolico che dal 2011 vive sotto scorta per il suo impegno contro i narcos e per aver denunciato la corruzione delle autorità pubbliche.
Per la prima volta – un’esclusiva mondiale di Editrice missionaria italiana – padre Solalinde, candidato al Nobel per la pace 2017, racconta tutta la sua storia nel libro I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini (in dialogo con Lucia Capuzzi, Emi, pp. 176, euro 15, prefazione di Luigi Ciotti, in libreria dal 4 maggio).
Per raccontare il dramma dei migranti in Messico padre Solalinde sarà in Italia a maggio per una serie di incontri aperti a tutti su invito di Editrice missionaria italiana e Amnesty International in collaborazione con Libera. Mediapartner Avvenire. Sarà possibile seguire il tour di padre Solalinde con l’hasthag #padresolalinde.
L’impegno sociale di Solalinde ha suscitato l’interesse dei media americani: il New York Times ha lodato il suo «coraggio per aver denunciato crimini orrendi contro i migranti e la complicità delle autorità messicane». Il Los Angeles Times l’ha definito «uno dei più importanti avvocati per i migranti», mentre per Usa Today è «un combattente prete cattolico che ha sfidato i cartelli della droga e la polizia corrotta per proteggere i migranti». Per questo motivo un giorno si è fatto anche arrestare e mettere in carcere in segno di solidarietà con gli immigrati «irregolari».
Sono mezzo milione gli indocumentados che ogni anno transitano in Messico dal Centroamerica (Salvador, Guatemala, Honduras, …) verso gli Stati Uniti. Il 25% di loro sono donne, il 10% minori. Da quando entrano in Messico i migranti - che fuggono dalle violenze urbane e civili del Centroamerica - possono impiegarci almeno un mese per raggiungere la frontiera statunitense, il sogno di ogni migrante alla ricerca di una vita migliore: in questo lungo viaggio sono vittime di rapimenti, violenze, torture, schiavismo a fine sessuale da parte dei narcotrafficanti, che incrementano i loro traffici: questo «commercio» di esseri umani vale 50 milioni di dollari all’anno. Ogni giorno 54 indocumentados vengono rapiti, 20 mila all’anno. I dati ufficiali della polizia messicana parlano di 71.415 migranti «salvati» dai sequestri tra il 2007 e il 2014.
Fino al 2005 di tutto questo padre Solalinde non si occupa, come racconta in I narcos mi vogliono morto: è un «prete borghese», come lui stesso si definisce, fa il parroco, il professore, l’assistente dell’Azione cattolica, studia psicologia; da giovane addirittura apparteneva a un’associazione parafascista. Poi nel 2005 la «scoperta» degli indocumentados: li vede per la prima volta, inizia a prenderseli a cuore, apre «Hermanos en el camino», un centro perché questi migranti possano riposarsi, mangiare, avere un posto dove stare per rifugiarsi da polizia e narcos. Viene minacciato di morte diverse volte dai narcos che gli impongono il silenzio sui rapimenti dei migranti a scopo di estorsione. Ma padre Solalinde non tace, anzi denuncia ai mass media i fatti di violenza e corruzione cui viene a conoscenza. Nel suo libro Solalinde racconta le lotte per la dignità dei migranti, le violenze da loro subite, la sua «conversione» per difendere i migranti in nome della solidarietà predicata da Gesù Cristo.
La sua è una vicenda che ha appassionato migliaia di persone in ogni parte del mondo: già dal 2012 Amnesty International ha lanciato una campagna internazionale in suo sostegno, quest’anno l’Accademia di Oslo ha accettato la sua candidatura al Premio Nobel per la pace 2017, lanciata dall’Universidad Autónoma del Estado de México.

www.cafetv24.it

 ATTUALITA’, “I NARCOS MI VOGLIONO MORTO”: 
ANTEPRIMA MONDIALE PER IL LIBRO INTERVISTA DI ALEJANDRO SOLALINDE









Candidato al Nobel per la pace 2017, padre Solalinde è in prima linea nel difendere dalla violenza dei narcos e dalla corruzione delle autorità i migranti latinos che viaggiano verso gli USA. I narcos gli hanno imposto una taglia da 1 milione dollari, ma lui non si ferma: «Dio è con me, io non ho paura».

Festival Biblico
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Testimoni di fede nel mondo

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Padre Alejandro Solalinde
I narcos mi vogliono morto
Un milione di dollari. È questa la cifra che i narcotrafficanti sono disposti a pagare pur di vedere ucciso Alejandro Solalindeil più importante difensore dei migranti in Messico, responsabile di un centro di accoglienza a Ixtepec, città nel sud del Paese, nel quale ogni anno transitano 20 mila migranti. Solalinde è un sacerdote cattolico che dal 2011 vive sotto scorta per il suo impegno contro i narcos e per aver denunciato la corruzione delle autorità pubbliche.
Per la prima volta – un’esclusiva mondiale di Editrice missionaria italiana – padre Solalinde, candidato al Nobel per la pace 2017, racconta tutta la sua storia nel libro I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini (in dialogo con Lucia Capuzzi, Emi, pp. 176, euro 15, prefazione di Luigi Ciotti, in libreria dal 4 maggio).
Per raccontare il dramma dei migranti in Messico padre Solalinde sarà in Italia a maggio per una serie di incontri aperti a tutti su invito di Editrice missionaria italiana e Amnesty International in collaborazione con Libera. Mediapartner Avvenire. Sarà possibile seguire il tour di padre Solalinde con l’hasthag #padresolalinde.
L’impegno sociale di Solalinde ha suscitato l’interesse dei media americani: il New York Times ha lodato il suo «coraggio per aver denunciato crimini orrendi contro i migranti e la complicità delle autorità messicane». Il Los Angeles Times l’ha definito «uno dei più importanti avvocati per i migranti», mentre per Usa Today è «un combattente prete cattolico che ha sfidato i cartelli della droga e la polizia corrotta per proteggere i migranti». Per questo motivo un giorno si è fatto anche arrestare e mettere in carcere in segno di solidarietà con gli immigrati «irregolari».
Sono mezzo milione gli indocumentados che ogni anno transitano in Messico dal Centroamerica (Salvador, Guatemala, Honduras, …) verso gli Stati Uniti. Il 25% di loro sono donne, il 10% minori. Da quando entrano in Messico i migranti - che fuggono dalle violenze urbane e civili del Centroamerica - possono impiegarci almeno un mese per raggiungere la frontiera statunitense, il sogno di ogni migrante alla ricerca di una vita migliore: in questo lungo viaggio sono vittime di rapimenti, violenze, torture, schiavismo a fine sessuale da parte dei narcotrafficanti, che incrementano i loro traffici: questo «commercio» di esseri umani vale 50 milioni di dollari all’anno. Ogni giorno 54 indocumentados vengono rapiti, 20 mila all’anno. I dati ufficiali della polizia messicana parlano di 71.415 migranti «salvati» dai sequestri tra il 2007 e il 2014.
Fino al 2005 di tutto questo padre Solalinde non si occupa, come racconta in I narcos mi vogliono morto: è un «prete borghese», come lui stesso si definisce, fa il parroco, il professore, l’assistente dell’Azione cattolica, studia psicologia; da giovane addirittura apparteneva a un’associazione parafascista. Poi nel 2005 la «scoperta» degli indocumentados: li vede per la prima volta, inizia a prenderseli a cuore, apre «Hermanos en el camino», un centro perché questi migranti possano riposarsi, mangiare, avere un posto dove stare per rifugiarsi da polizia e narcos. Viene minacciato di morte diverse volte dai narcos che gli impongono il silenzio sui rapimenti dei migranti a scopo di estorsione. Ma padre Solalinde non tace, anzi denuncia ai mass media i fatti di violenza e corruzione cui viene a conoscenza. Nel suo libro Solalinde racconta le lotte per la dignità dei migranti, le violenze da loro subite, la sua «conversione» per difendere i migranti in nome della solidarietà predicata da Gesù Cristo.
La sua è una vicenda che ha appassionato migliaia di persone in ogni parte del mondo: già dal 2012 Amnesty International ha lanciato una campagna internazionale in suo sostegno, quest’anno l’Accademia di Oslo ha accettato la sua candidatura al Premio Nobel per la pace 2017, lanciata dall’Universidad Autónoma del Estado de México.

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 ATTUALITA’, “I NARCOS MI VOGLIONO MORTO”: 
ANTEPRIMA MONDIALE PER IL LIBRO INTERVISTA DI ALEJANDRO SOLALINDE









Candidato al Nobel per la pace 2017, padre Solalinde è in prima linea nel difendere dalla violenza dei narcos e dalla corruzione delle autorità i migranti latinos che viaggiano verso gli USA. I narcos gli hanno imposto una taglia da 1 milione dollari, ma lui non si ferma: «Dio è con me, io non ho paura».

Festival Biblico
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mercoledì 24 maggio 2017

Paths of the soul - di Zhang Yang


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Mercoledì 24 Maggio 2017 
Vicenza, h. 21:00

Paths of the soul  Film di Zhang Yang




Paths of the soul

Trailer Paths of the Soul by ZHANG Yang
In a small Tibetan village, Nyima decides to go on a one year and 2,000km pilgrimage to Lhasa and the sacred Kang's Mountain to fulfill his uncle's wish. Some friends, neighbors and relatives decide to join him. Soon the small group of 11 is at the entrance of the village to start by foot a one thousand kilometers journey to try to expel their fault and enlighten their soul...
Paths of the Soul è il lavoro più recente di Zhang Yang, un regista che abbiamo imparato a conoscere per lo sguardo attento e “metropolitano” su una Cina moderna in continua trasformazione. Undici tibetani, ferventi buddisti, intraprendono un cammino di oltre duemila chilometri per raggiungere la città santa di Lhasa, dove risiede il Dalai Lama. Il loro viaggio durerà mesi e dovrà confrontarsi con tutte le difficoltà immaginabili, non ultima la scelta di percorrere il viaggio immersi in un rituale mantrico che li porta a inginocchiarsi fino a terra ad ogni passo. Nella ripetizione e nella determinazione i pellegrini troveranno la forza per procedere nella gioia verso la loro meta.
Paths of the Soul è un road movie spirituale immerso nell’impervio e maestoso Tibet. In delicato equilibrio tra documentario e finzione, la visione del film coinvolge e contagia inevitabilmente gli stessi spettatori con un esempio di forza spirituale di rara potenza.
In delicato equilibrio tra documentario e finzione, la visione del film coinvolge e contagia inevitabilmente gli stessi spettatori con un esempio di forza spirituale di rara potenza.

lunedì 22 maggio 2017

Fermarmi qui. Per vedere anch'io un po' la natura. Luminosi azzurri e gialle sponde del mare al mattino e del cielo limpido: tutto è bello e in piena luce

Mare al mattino di Konstantinos Kavafis


Mare al mattino

Fermarmi qui. Per vedere anch'io un po' la natura.
Luminosi azzurri e gialle sponde
del mare al mattino e del cielo limpido: tutto
è bello e in piena luce.

Fermarmi qui. E illudermi di vederli
(e davvero li vidi un attimo appena mi fermai);
e non vedere anche qui le mie fantasie,
i miei ricordi, le visioni del piacere.


Konstantinos Kavafis




Pubblicato da Web sul blog

sabato 20 maggio 2017

MARIA...




DONNA DEI NOSTRI GIORNI


Santa Maria, donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.
Monsignor Antonio Bello (affettuosamente chiamato don Tonino) è stato vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi dal 4 settembre 1982 fino alla morte avvenuta il 20 aprile 1993. Nato ad Alessano (Lecce) il18 marzo 1935, ordinato prete 1’8 dicembre 1957, fu educatore in seminario, direttore dell’Ufficio pastorale diocesano di Ugento e parroco a Tricase, sempre nel Leccese. Per alcuni anni ha condiviso la sua abitazione con famiglie di sfrattati: ha preso posizione a favore dei marocchini che abitavano nella città di Ruvo e li ha ospitati in alcuni appartamenti del vescovado. Nella stessa città è sorta una comunità di accoglienza, la Casa, per tossicodipendenti, realizzata con il sacrificio di tutta la diocesi. Non a caso sotto lo stemma episcopale c’è un versetto del Salmo 34: «Gli umili ascoltino e si rallegrino».Ha pubblicato: Sotto la croce del Sud (note in…
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giovedì 18 maggio 2017

Aiutami a dire di sì...

Ho paura di dire di sì, o Signore.
Dove mi condurrai?
Ho paura di avventurarmi,
ho paura di firmare in bianco,
ho paura del sì che reclama altri sì.
Eppure non sono in pace.
Mi insegui, o Signore, sei in agguato da ogni parte.
Cerco il rumore perché temo di sentirti,
ma ti infiltri in un silenzio.
Fuggo dalla via perché ti ho intravisto,
ma mi attendi quando giungo in fondo alla strada.
Dove mi potrei nascondere? Ovunque t'incontro:
non è dunque possibile sfuggirti!
...Ma ho paura di dire di sì, o Signore
Ho paura di darti la mano, tu la tieni nella tua.
Ho paura di incontrare il tuo sguardo, tu sei un seduttore.
Ho paura della tua esigenza, tu sei un Dio geloso.
Sono braccato, ma mi nascondo.
Sono prigioniero, ma mi dibatto,
e combatto sentendomi vinto.
Perché tu sei il più forte, o Signore,
tu possiedi il mondo e me lo sottrai.
Quando tendo le mani per cogliere persone e cose, esse svaniscono ai miei occhi.
Non è una cosa allegra, Signore, non posso prendere nulla per me.
Avvizzisce tra le mie dita il fiore che raccolgo,
muore sulle mie labbra il sorriso che abbozzo,
mi lascia ansante ed inquieto il valzer che ballo.
Tutto mi sembra vuoto,
tutto mi sembra vano,
hai creato il deserto intorno a me.
E ho fame,
e ho sete.
Non mi potrebbe saziare il mondo intero.
Eppure ti amavo, o Signore; che ti ho dunque fatto?
Per te lavoravo, per te mi spendevo.
O gran Dio terribile, che vuoi dunque ancora?
Piccolo, voglio di più per te e per il Mondo.
Prima conducevi la tua azione,
ma io non so che farmene.
Mi invitavi ad approvarla, m'invitavi a sostenerla,
volevi interessarmi al tuo lavoro.
Ma vedi, piccolo, invertivi le parti.
Ti ho seguito con gli occhi, ho veduto la tua buona volontà,
ora Io voglio di più per te.
Non farai più la tua azione, ma la volontà del tuo Padre celeste.
Di': "sì", piccino.
Ho bisogno del tuo sì, così come ho avuto bisogno del sì di Maria per venire sulla terra,
perché io debbo essere nel tuo lavoro,
io debbo essere nella tua famiglia,
io debbo essere nel tuo quartiere,
e non devi esserci tu.
Il mio sguardo penetra e non il tuo,
la mia parola trasporta e non la tua,
la mia vita trasforma e non la tua.
Dammi tutto, abbandonami tutto.
Ho bisogno del tuo sì per sposarti e scendere sulla terra.
Ho bisogno del tuo sì per continuare a salvare il Mondo!
O Signore, ho paura della tua esigenza,
ma chi ti può resistere?
Affinché venga il tuo regno e non il mio,
affinché sia fatta la tua volontà e non la mia,
aiutami a dire di sì.



Dal discorso di Giovanni Paolo II durante la veglia a Tor Vergata, in occasione della XV GMG. Cari giovani, è difficile credere in un mondo così? Nel Duemila è difficile credere? Sì! E' difficile. Non è il caso di nasconderlo. E' difficile, ma con l'aiuto della grazia è possibile, come Gesù spiegò a Pietro: "Né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Mt 16,17). Questa sera vi consegnerò il Vangelo. E' il dono che il Papa vi lascia in questa veglia indimenticabile. La parola contenuta in esso è la parola di Gesù. Se l'ascolterete nel silenzio, nella preghiera, facendovi aiutare a comprenderla per la vostra vita dal consiglio saggio dei vostri sacerdoti ed educatori, allora incontrerete Cristo e lo seguirete, impegnando giorno dopo giorno la vita per Lui! In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E' Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna. Carissimi giovani, in questi nobili compiti non siete soli. Con voi ci sono le vostre famiglie, ci sono le vostre comunità, ci sono i vostri sacerdoti ed educatori, ci sono tanti di voi che nel nascondimento non si stancano di amare Cristo e di credere in Lui. Nella lotta contro il peccato non siete soli: tanti come voi lottano e con la grazia del Signore vincono!

lunedì 15 maggio 2017

Tu sei parte di questo tutto. Non puoi ferire tuo fratello senza farti male


Il potere che è in noi

di Mariantonietta
Le leggi che regolano la vita sono semplici, è l’essere umano che complica, che cerca di sovvertire, manipolare, perdendo la spontaneità e, di conseguenza, anche la sincerità con se stesso. Una persona sincera con se stessa lo è anche con gli altri e sente profondamente che tutto ciò che coltiva cresce rigoglioso nel suo giardino: coltivare sentimenti negativi porta nella propria realtà  frutti malevoli, fare del bene, non importa a chi, crea già il terreno ideale per riceverlo.
I sentimenti che proviamo prima o poi li esprimiamo e diventano come antenne catalizzatrici, sintonizzandosi su realtà simili ed assimilabili. Ecco perchè arriva ciò che arriva, siamo noi che lo attiriamo, con le azioni ma anche con ciò che diciamo, possiamo guarire/guarirci o uccidere/ucciderci.
Ciò che proviamo e mandiamo all’esterno è di una una potenza inimmaginabile.
Ecco perchè non dobbiamo preoccuparci tanto di ciò che vogliamo ricevere. 
 
Noi non abbiamo il potere di convincere il mondo a darci ciò che vogliamo ma ne abbiamo uno più importante, quello di prestare attenzione a ciò che diamo, a cosa causiamo, a come facciamo sentire gli altri.Perchè è questo che a noi tornerà.
Maria Antonietta BS
albero_della_vita_0
Tu sei parte di questo tutto. Non puoi ferire tuo fratello senza farti male

domenica 14 maggio 2017

"Credi a tua madre?" mi dissero un giorno. Non credo a mia madre:voglio-bene a mia madre. Crederle è troppo poco: volerle-bene è misuraonesta.

agoefilo
www.sullastradadiemmaus.it
L'ho vista all'opera - per un'infinità di volte il cui numero ormai mi sfugge -, nel gesto che più mi strega di lei: nel mentre inumidisce un filo di cotone, per farlo passare più facilmente nella cruna dell'ago. Sulle sue ginocchia tiene della seta da cucire, un paio di jeans da riparare, un bottone da riattaccare alla tuta da lavoro di papà. Ancor oggi, quando per la mente mi attraversa il ricordo di lei, me la ritrovo sempre così: con quell'ago che le vibra sulle labbra e che, col filo nella cruna, somiglia ad una sorta di lucertola che s'abbrustolisce al sole. In quella posizione – che è la posizione tipica di chi sta per riparare – mia madre è sull'attenti. Con l'ago e il filo sulle labbra mi appare chiaro il mestiere per il quale quella donna è apparsa al mondo: per cucire la bellezza, per riparare la fatica, per tenere unite le storie. Sono cresciuto «dentro a questa meraviglia che da la povertà quando è sposata con l'amore». Lei, nata per tenere-unito tutto ciò che esiste, senza mai saperlo «mi aveva dato così le mie prime lezioni di teologia» (C. Bobin). 
Ancora oggi m'affascina scrutarla nell'attimo di quel gesto folle, tutt'intenta nel suo mestiere di madre-riparatrice. E tutto ciò esiste, senza mai nascondermi la tribolazione della bellezza, m'appare di una semplicità bambina.
Fu destino che proprio a lei, donna-di-cuciture, le toccasse in sorte la sfida di un taglio-cesareo: per ben due volte altri s'organizzarono per procurarle quel taglio attraverso il quale uscisse la vita. È destino delle madri vivere balenando nei paradossi. "La mamma ha tot anni" mi disse un giorno papà quando, seduto a fare i compiti, dovevo imbarcarmi in un tema con soggetto mia madre. Non ho mai discusso l'età di mia madre: la sua data anagrafica è uno dei pochi dati certi ai quali credo senza aver mai veduto. Quando, però, ho iniziato ad attraversare il mondo con le mie gambe, ho fatto la scoperta dell'acqua calda: è stata la più bella delle scoperte possibili. Ciò che mi si è annunciato di fronte fu una sorta di rivelazione, di rivoluzione dentro la mia storia: nessuna donna, quando nasce, è madre. Nasce che è una donna, madre lo diventerà negli anni a seguire: la sua maternità sarà la faccia che indosserà la sua vocazione. Nell'attimo primo in cui ebbi consapevolezza di ciò, scoprii la vera età di mia madre: l'età che mi aveva fornito papà era parzialmente-inesatta. Mia madre non aveva gli anni che avevo scritto nel tema, ma aveva la mia stessa età: era diventata mamma il giorno in cui io sono venuto al mondo, nell'attimo stesso nel quale sono nato. Una madre – questa è legge che appartiene alla natura – non nasce madre: viene al mondo in giorno in cui le dicono che le è nato un figlio. Nel caso di mia madre, la donna dell'ago-e-filo, nel giorno in cui vide aprirsi una ferita e, nel mezzo, affacciarsi un pugno di carne che chiamò figlio-mio. Con il figlio nasce anche la madre.
La sua festa è di maggio, la sua presenza di tutti i giorni, la sua memoria è augurio multiplo. La sua specialità, che la rende unica agli occhi alla storia, è d'esserci quando più nessuno ci sarà. Spartisce il mese di maggio con Maria, altra mamma. Di quelle che abitano il mondo, quella di Nazareth rimane la più strana. Diede il meglio di Sé sulla salita che porta al Calvario: mostrò d'essere vera madre quando, pur vedendo, non poté intervenire; pur udendo i rantoli del Figlio, non le fu concesso di soccorrerlo; pur sapendo d'essere capace di venir fuori da quella faccenda, le venne chiesto di starsene in disparte. Il viso di Maria rimase l'ultima pagina-bianca del Cristo nell'attimo della sofferenza bruta. "Credi a tua madre?" mi dissero un giorno. Non credo a mia madre: voglio-bene a mia madre. Crederle è troppo poco: volerle-bene è misura onesta. Per aver scelto dove-stare, anche come-stare: vicina a me, un passo dietro, con ago-e-filo sulle labbra. Pronta all'intervento: mamma è figura di pronto-soccorso. Di cucitura.
(da Il Sussidiario, 14 maggio 2017)



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