State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...

State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...
State buoni , Se potete - San Filippo Neri ... Tutto il resto è vanità. "VANITA' DELLE VANITA '> Branduardi nel fim - interpreta Spiridione. (State buoni se potete è un film italiano del 1983, diretto da Luigi Magni, con Johnny Dorelli e Philippe Leroy).

mercoledì 20 giugno 2018

INTERVISTA A DIO




“…quel pezzettino d’eternità che ci portiamo dentro..”
Etty Hillesum
per una dozzina di anni é finito nel dimenticatoio…
(Mi è stato regalato x i miei primi 50 anni)
Ho sognato d’intervistare Dio.
“Ti piacerebbe intervistarmi?”, Dio mi domandò.
“Se hai tempo” gli dissi.
Dio sorrise.
“Il mio tempo è eterno, che cosa vuoi domandarmi?”
“Cosa ti sorprende dell’umanità?…”.
E Dio rispose:
“Siete così ansiosi per il futuro, perché vi dimenticate del presente.
Vivete la vita senza pensare al presente o al futuro. Vivete la vita come se non dovreste morire mai, e morite come se non aveste mai vissuto…
Avete fretta perché i vostri figli crescano, e appena crescono volete che siano di nuovo bambini. Perdete la salute per guadagnare i soldi e poi usate i soldi per recuperare la salute.”
Le mani di Dio presero le mie e per un momento restò in silenzio, allora gli domandai: “Padre, che lezione di vita desideri che i tuoi bambini imparino?”.
Dio rispose con un sorriso: “Che imparino che non possono pretendere di essere amati da tutti, però ciò che…
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sabato 12 maggio 2018

CIAO :-) IL BLOG SI E' TRASFERITO

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Con questo ultimo post sul “elogio delle lacrime”

- JESUS, marzo 2015 La bisaccia del mendicante di ENZO BIANCHI


JESUS, marzo 2015
La bisaccia del mendicante
Rubrica di ENZO BIANCHI

Al sorgere del ricordo di alcuni eventi o insegnamenti ricevuti nella mia giovinezza, mi assale il sentimento di aver vissuto una vita in un mondo che non solo non esiste più, ma che appare oggi strano se non inverosimile. Così, in questi giorni quaresimali, mi ritorna in mente come allora fosse frequente la preghiera per ottenere il dono della lacrime: sì, si pregava per piangere! Oggi invece non vediamo facilmente le persone piangere, perché le lacrime appaiono come un segno di fragilità, qualcosa di cui vergognarsi, che comunque non va mostrato perché giudicato come cosa da bambini o da donne: gli adulti sanno dominare le lacrime e hanno il dovere di vivere e comportarsi siccis oculis, “con gli occhi secchi”.

In realtà, uomini e donne continuano a piangere e non credo a quanti affermano che le lacrime sono frequenti solo in alcune epoche come il romanticismo: forse è vero che le arti, la pittura, la musica non le testimoniano in tutte le epoche, ma il cuore umano sa piangere sempre. Certo, nella misura in cui si riduce il bene al benessere e il male al malessere, molti si impegnano a evitare accuratamente la possibilità della sofferenza fino a rimuoverla e negarla: di conseguenza, non si “lasciano andare” a piangere, soprattutto di fronte agli altri, eppure a volte anche costoro conoscono il pianto e il suo imporsi.
...
Io mi sento di fare l’elogio delle lacrime, e ancora oggi, quando sento che i miei giorni rischiano di scorrere siccis oculis, allora recito l’orazione per chiedere il dono delle lacrime. E quando sopraggiungono come pura gratuità, le lascio scorrere e cerco di non temere se altri vedono. Del resto, cosa vedono in realtà? Ciò che sto vivendo di dolore o di gioia... Sì, quando si hanno le lacrime agli occhi, lo sguardo è come velato ma discerne più in profondità: la visione è “ante et retro oculata”, si vede davanti e di dietro, si vede “altrimenti”.
Un cristiano, poi, nella preghiera dei salmi trova tante volte le lacrime: lacrime che sono pane che uno mangia, lacrime che Dio raccoglie in un otre perché non le dimentica ma le considera preziose, lacrime di pentimento per il male fatto, lacrime di esultanza che sgorgano come danza di gioia... E come dimenticare che anche Gesù ha pianto, svelandoci che in lui Dio ha conosciuto i sentimenti umani fino a piangere: ha pianto sull’umanità piangendo su Gerusalemme, ha pianto per amore del suo amico Lazzaro, ha pianto per la propria sofferenza e morte. La Lettera agli Ebrei (5,7-8) ci dice anche che Gesù piangendo ha imparato l’obbedienza...

Papa Francesco nel recente viaggio nelle Filippine ha incontrato una donna che piangeva e subito dopo ha esclamato semplicemente: “Impariamo a piangere... se non imparate a piangere non potete essere buoni cristiani!”. Cioran affermava che “nell’ultimo giudizio saranno pesate solo le lacrime” e Camus ribadiva che “nessuna lacrima deve andare persa, nessuna morte deve accadere senza una risurrezione”.

Leggi tutto:  La bisaccia del mendicante JESUS, marzo 2015



 C'era una volta il west
Guardalo su YouTube 
C'era una volta il west Azione e avventura · 1968 · T
 Guarda a partire da 2,99 €Morton è un giovane industriale ferroviario deciso a costruire l'ultimo tratto della linea ferroviaria che attraverserà il West dall'Atlantico al Pacifico. Jill (Claudia Cardinale) una giovane donna proveniente da New Orleans torna nel selvaggio West e trova il marito (Bret McBain) assassinato dal bandito Frank che ha agito per mano di Morton. Jill resta l'unica erede della fattoria McBain e del terreno che impedisce il passaggio della ferrovia e per questo viene perseguitata da Morton, ma a proteggerla ci saranno Armonica e Cheyenne.Attori:Charles Bronson, Henry Fonda, Claudia Cardinale, Jason Robards, Gabriele Ferzetti Director:Sergio Leone 

Concerto del Coro e Orchestra "Hochschule München" dell´ Universitá di Monaco di Baviera nella grande sala l' universitá di Monaco 


The Sound of Silence (Original Version from 1964) - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=4zLfCnGVeL4

Testo

Hello darkness, my old friend
I've come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence
In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
'Neath the halo of a street lamp
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed by the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence
And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never share
And no one dared
Disturb the sound of silence
Fools, said I, you do not know
Silence like a cancer grows
Hear my words that I might teach you
Take my arms that I might reach you
But my words, like silent raindrops fell
And echoed in the wells of silence
And the people bowed and prayed
To the neon god they made
And the sign flashed out its warning
In the words that it was forming
And the sign said, the words of the prophets are written on the subway walls
And tenement halls
And whispered in the sounds of silence

Compositori: Paul Simon
Testo di The Sound of Silence © Universal Music Publishing Group

Ognuno è alla ricerca: di un pezzo di pane, un po’ d’affetto e di sentirsi a casa da qualche parte ...


case con la porta aperta…


” A volte per me le persone sono come case con la porta aperta…ogni casa è arredata in modo un po’ diverso ma in fondo è uguale alle altre, di ognuna si dovrebbe fare una dimora consacrata a te ”
“All’uomo non servono accumuli di parole – dice don Luigi – gli basta un pezzo di pane, un po’ d’affetto e un luogo dove sentirsi a casa, dove qualcuno ti ascolta, ti abbraccia, ti bacia. Nessuno potrà spiegarti o toglierti il dolore, la morte, le piaghe della cattiveria umana.
Durante il terzo corso Wolfgang ha suggerito tre simboli da mettere nella bisaccia e da farsi bastare per poter camminare nella propria vita:
il senso di appartenenza alla famiglia umana, un luce come direzione e speranza, e un pezzo di pane.
iPhone GiuMa 504

lunedì 7 maggio 2018

Per ricordare Ermanno Olmi

Regista, sceneggiatore, scenografo, direttore della fotografia, produttore cinematografico, in una parola, il cinema italiano, segnato, stupito e a tratti ferito dalla sua arte, premiata con riconoscimenti internazionali, dalla Palma d’oro a Cannes ai vari Leoni di Venezia. E’ un poeta, Olmi, un cantore dell’anima dell’uomo e del mondo, un cristiano interrogato dal mistero, dal destino, docile e insieme inquieto, mai domo. Pur restando il figlio di un ferroviere e una contadina.

E' morto Ermanno Olmi. Era malato da tempo. Il regista dell’Albero degli zoccoli ma anche di Torneranno i prati, ha raccontato la vita, le cose, il mondo sempre con un occhio attento a una visione cristiana. L’ultimo film, un documentario uscito pochi mesi fa dedicato al cardinale Martini. Il ricordo con Leonardo Possati e un estratto dell’intervista rilasciata a Fabio Falzone nella sua abitazione di Asiago

Download link: Download È Morto Ermanno Olmi: Lutto Nel Cinema.mp3

Ermanno Olmi 


Download link: Download Addio A Ermanno Olmi, Scomparso A 86 Anni Il Grande Regista.mp3








Torneranno i prati:(trailer ufficiale)


In un avamposto d'alta quota, verso la fine della prima guerra mondiale, un gruppo di militari combatte a pochi metri di distanza dalla trincea austriaca, "così vicina che pare di udire il loro respiro". Intorno, solo neve e silenzio. Dentro, il freddo, la paura, la stanchezza, la rassegnazione. E gli ordini insensati che arrivano da qualche scrivania lontana, al caldo. Ordini telefonati che mandano i soldati a farsi impallinare come tordi. 

... programmazione speciale di Film:
E venne un uomo e Torneranno i prati.
Interviste a Soul e Effetto notte


Speciale #SOUL con Ermanno Olmi - Prima parte - Sabato 30 aprile 2016



Speciale #SOUL con Ermanno Olmi - Seconda parte - Domenica 1 maggio 2016


Regista, sceneggiatore, scenografo, direttore della fotografia, produttore cinematografico, in una parola, il cinema italiano, segnato, stupito e a tratti ferito dalla sua arte, premiata con riconoscimenti internazionali, dalla Palma d’oro a Cannes ai vari Leoni di Venezia. E’ un poeta, Olmi, un cantore dell’anima dell’uomo e del mondo, un cristiano interrogato dal mistero, dal destino, docile e insieme inquieto, mai domo. Pur restando il figlio di un ferroviere e una contadina.




Speciale "Ermanno Olmi racconta il cardinale Martini"


Lo speciale di “Effetto Notte” realizzato interamente e in esclusiva ad Asiago, a casa del regista Ermanno Olmi, che nei giorni della visita di Papa Francesco a Milano, racconta il cardinale Martini, al centro del docufilm “Vedete sono uno di voi”. Un toccante ed intimo ritratto tra fede e vita, una pagina della storia d’Italia di ieri e di oggi.

sabato 5 maggio 2018

San Benedetto da Norcia

Medaglia di San Benedetto o Croce di San Benedetto, fronte.

Medaglia di San Benedetto in versione giubilare (lato San Benedetto).

Medaglia di San Benedetto o Croce di San Benedetto, retro.

Medaglia di San Benedetto in versione giubilare (lato Croce).

Medaglia di san Benedetto
Croce di san Benedetto

Croce del Santo Padre Benedetto.
Non sia il demonio il mio condottiero;
la Santa Croce sia la mia luce.
Allontanati, satana!
Non mi attirare alle vanità;
sono mali le tue bevande.
Bevi tu stesso i tuoi veleni.
San Benedetto su questo sito:

Croce o Medaglia di san Benedetto: l’indulgenza

A fronte del costante aumento della devozione a san Benedetto, con un breve del 1742 papa Benedetto XIV approvò la medaglia, concendendo che ad essa e alcrocifisso che la vede incastonata (anche noto come “Crocifisso della Buona Morte”) venisse connessa un’indulgenza plenaria, specialmente in punto di morte, facendo dei due oggetti dei sacramentali della Chiesa Cattolica («si chiamano sacramentali i sacri segni istituiti dalla Chiesa il cui scopo è di preparare gli uomini a ricevere il frutto dei sacramenti e di santificare le varie circostanze della vita», Catechismo della Chiesa Cattolica, 1677).

San Benedetto da Norcia

Sul fronte è la raffigurazione di san Benedetto da Norcia in abiti monastici, reggente nella mano destra la Croce(simbolo cristiano e di Salvezza per eccellenza) e nella mano sinistra un libro aperto, a rappresentare la Regola.
Ai lati del santo sono ricordati due episodi significativi della sua vita, riferiti nell'agiografia che di san Benedettoredasse papa Gregorio Magno nei Dialoghi: alla sua destra una coppa con un serpente e alla sua sinistra unpane e un corvo. In entrambi i casi, il riferimento è ai tentativi di avvelenamento attuati contro san Benedetto, ad opera di alcuni monaci presso Vicovaro, il primo, per mano del sacerdote Fiorenzo, il secondo. I primi perché preoccupati che «sotto la sua direzione le cose illecite non erano assolutamente permesse e d'altra parte le inveterate abitudini non se la sentivano davvero di abbandonarle» (Gregorio Magno, Dialoghi, II, 3), il secondo perché accecato «d'invidia per i progressi virtuosi dell'uomo di Dio» (ibid., II, 8).
Ai lati della figura di san Benedetto, sopra la coppa e il corvo, sono poste le parole "Crux S[ancti] Patris Benedicti" ("Croce del santo padre Benedetto"). Tutt'intorno alla medaglia corre la scritta "Eius in obitu n[ost]ro praesentia muniamur" ("Ci difenda nella nostra morte con la sua presenza"), che rimanda al ruolo riconosciuto asan Benedetto nella "buona morte". Ai piedi del santo è posta la scritta "ex S M Casino MDCCCLXXX" (dal Santo Monte Cassino 1880), che commemora, nell'anno del Giubileo 1880, il 1400esimo anniversario della nascita di san Benedetto (480).
La Croce
La Medaglia mostra al verso la raffigurazione di una croce, sormontata dalla scritta "Pax" (Pace), motto dell'ordine benedettino. Attorno alla croce sono inscritte le lettere a composizione della già menzionata preghiera, fra le più note preghiere di esorcismo contro i i veleni spirituali che il Maligno incessantemente somministra alle anime degli uomini.

Croce o Medaglia di san Benedetto: la benedizione

Essendo la croce o medaglia di san Benedettoindossolubilmente legata alla realtà benedettina, è frequente che la benedizione dei sacramentali sia conferita dai monaci sacerdoti appartenenti all’ordine di San Benedetto, anche se ciò non è da considerarsi un’esclusiva. Ciò non toglie che, come ogni benedizione, questa sia comunque strettamente riservata ad un Sacerdote o ad un Diacono (Inter oecumenici, 26 settembre 1964, c. 3, per l’esecuzione della costituzioneSacrosantum Concilium Apre una nuova finestra, 4 dicembre 1963) e mai ai laici. Stante questo divieto e considerata la serietà (e la gravità) della materia, il cristiano saggio eviterà di cimentarsi in formule di benedizione, spesso più che improbabili, reperite presso fonti incerte.

Croce o Medaglia di san Benedetto: esoterismo, amuleto, magia?

Basta una breve navigata nella Rete per accorgersi di come la Croce o Medaglia di san Benedetto non attiri soltanto devozioni, ma anche curiosità e pratiche decisamente meno pie, finendo addirittura con l’essere ritenuta unoggetto “magico” o “esoterico”. Inutile dire quanto questo tipo di interpretazioni siano non soloinfondate e nemiche di Cristo e della Sua Chiesa ma anche all’opposto del significato di questo oggetto di devozione asan Benedetto, esorcista e patrono degli esorcisti (e anche d’Europa, e tutti vediamo quanto ogni giorno ne cresca sempre più la necessità).

Medaglia o Croce di san Benedetto: benefici, conversione e cambiamento di vita

Le benedizioni connesse alla croce o medaglia di san Benedetto si ricollegano alla vita del santo: salute spirituale e fisica; aiuto nel combattimento spirituale contro il lavorìo diabolico, le tentazioni e ogni genere di vessazione demoniaca; conversione dei peccatori (primo fra tutti di colui che la porta con devozione); distruzione o vanificazione della minaccia di veleni, pestilenze e simili.
Naturalmente è bene precisare che di per sé la medaglia non ha “poteri magici”, ma il vero miracolo è compiuto dalla grazia di Dio abbinata alla Sua inesauribile Misericordia, alla fede e ad una vita giusta condotta dal cristiano, che provvederà, per quanto la sua fragile natura umana glielo renderà possibile, ad evitare le insidie e gli inganni del diavolo e a mantenersi sulla buona via, potendo in ciò contare su una speciale intercessione da parte di san Benedetto e su un particolare legame spirituale con i monaci dell’ordine benedettino, nella comune ispirazione al santo di Norcia.
Il fedele è chiamato ad orientare la propria vita, i propri pensieri e le proprie opere al modello evangelico e agli insegnamenti dell’unico Maestro, Cristo, beneficiando dell’appoggio e dell’esempio di san Benedetto. Lo ricorda l’antica orazione della festa di San Benedetto (che ricorre il 21 marzo per la nascita al Cielo e l’11 luglio come patrono d’Europa):
O Dio, che ti degnasti di riempire dello spirito di tutti i giusti il Tuo santissimo confessore Benedetto, concedi a noi, Tuoi servi, che celebriamo la sua solennità, di compiere fedelmente quello che abbiamo promesso, ricolmi del suo spirito e soccorsi dalla Tua grazia. Croce Amen.

La storia della medaglia di San Benedetto

Il grande potere liberatore della Medaglia di San Benedetto

Per chi non conosce la Medaglia di San Benedetto, è un sacramentale riconosciuto dalla Chiesa cattolica con grande potere di esorcismo e di liberazione dalle influenze demoniache. Come ogni sacramentale, il suo potere non risiede nel fatto che sia una medaglia bella e benedetta e contenga una preghiera incisa. Non cadiamo in questa superstizione!
Il suo potere risiede in Cristo stesso, che lo concede alla Chiesa attraverso la fervente disposizione di chi usa la medaglia. Agisci con fede! Ricordate l’emorroissa che pensava che solo toccando il mantello di Gesù sarebbe guarita? E che mi dite delle persone che venivano guarite ed esorcizzate attraverso panni o teli che erano stati a contatto con San Paolo?
“Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano” (Atti 19,12)
Ricordiamo il potere che Cristo ha lasciato ai suoi apostoli: “Tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo” (Matteo 18,18). È un potere che Cristo ha conferito alla sua Chiesa perché tutto ciò che si decreti in favore del riscatto delle anime venga riconosciuto da Cristo come un’opera buona.
Analizzando la medaglia
Hai mai guardato questa medaglia, e ti sei chiesto cosa significavano tutte quelle iscrizioni? Ok, cominciamo:
La fronte e il retro sono coperti di lettere che non sembrano avere alcun senso. In realtà il significato completo di questa medaglia è rimasto un mistero per molti anni, fin quando nel 1647 è stata effettuata un’importante scoperta nell’abbazia di Metten, in Baviera. È stato infatti ritrovato un manoscritto del 1415 che spiega la simbologia inscritta nella medaglia.
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Decifrando il significato della medaglia
Fronte: San Benedetto appare al centro della medaglia. Nella mano destra tiene una croce, che rappresenta il potere salvatore di Cristo e l’opera di evangelizzazione dei benedettini nel corso dei secoli
Alla sua destra c’è una tazza rotta. Si diceva che questa coppa fosse stata avvelenata da alcuni monaci ribelli che non si trovavano bene con San Benedetto. La coppa si ruppe quando San Benedetto fece un segno della croce su di essa. Alla sua sinistra c’è un corvo, che ha una pagnotta avvelenata che i monaci hanno cercato di dare a San Benedetto.
Sopra la testa ci sono queste parole: Crux Sancti Patris Benedicti (Croce del Santo Padre Benedetto). Intorno al bordo ci sono le parole Ejus en obitu nostro praesentia muniamus (Che nella nostra morte siamo rafforzati dalla sua presenza). Sotto i suoi piedi ci sono le lettere EX SM CASINO MDCCCLXX (Dal santo Monte Cassino, 1880).
Retro: La parte posteriore della medaglia è dominata da una grande croce.
  • In ciascuno dei quattro lati della croce:
    C. S. P. B. (Crux Sancti Patris Benedicti): “Croce del Santo Padre Benedetto”
  • Nella linea verticale della croce:
    C. S. S. M. L. (Crux Sacra Sit Mihi Lux): “La Santa Croce sia la mia luce”
  • Nella linea orizzontale della croce:
    N. D. S. M. D. (Non Draco Sit Mihi Dux): “Il demonio non sia la mia guida”
Iniziando dalla parte superiore, in senso orario, e intorno al bordo appaiono le iniziali della preghiera di esorcismo:
  • V. R. S. (Vade Retro Satana): “Allontanati Satana”
  • N. S. M. V. (Non Suade Mihi Vana): “Non suggerirmi vanità”
  • S. M. Q. L. (Sunt Mala Quae Libas): “Quelle che offri sono cose negative”
  • I. V. B. (Ipse Venena Bibas): “Bevi tu stesso il tuo veleno”
  • PAX: Pace
Si recita così: “La Santa Croce sia la mia luce, e il Demonio non sia la mia guida. Allontanati, Satana. Non suggerirmi vanità. Quelle che offri sono cose negative. Bevi tu stesso il tuo veleno. Pace”.
Indulgenze e benedizioni speciali
La Medaglia in sé, come abbiamo già detto, non ha potere. Chi la porta deve fare attenzione a non cadere in atti di superstizione. La Medaglia è semplicemente un segno visibile della devozione interiore e della fiducia che il fedele ha in Gesù e nel suo servo, San Benedetto. “Agisci per fede!”
La Medaglia include un’indulgenza incondizionata per qualsiasi persona al momento della morte che “usi, baci o tenga la Medaglia tra le mani con venerazione”. Si concede anche se la persona affida la propria anima a Dio, fa una buona confessione o riceve la Santa Comunione. Se la persona non può farlo, può invocare con le labbra il Santo Nome di Gesù con profondo senso di contrizione, o con il cuore se la persona non può parlare.
Indulgenze plenarie: Se la persona si confessa, riceve l’Eucaristia, prega per il Santo Padre nelle grandi feste e durante quella settimana recita il Santo Rosario, visita i malati, aiuta i poveri, insegna la fede ai bambini o partecipa alla Santa Messa, può ricevere questa indulgenza. Le grandi feste sono Natale, Epifania, Pasqua di Resurrezione, Ascensione, Pentecoste, Santissima Trinità, Corpus Domini, Assunzione, Immacolata Concezione, nascita di Maria, Tutti i Santi e festa di San Benedetto.
Non è perché alcuni non conoscono questo sacramentale e non praticano la sua devozione che non ha potere. Ricordiamo che Cristo stesso ha conferito il potere attraverso il suo mandato in Matteo 18, 18.
Dio vi benedica
Qriswell J. Quero
[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]
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San Benedetto e l'abate Giovanni, Montecassino
di Martín DE ELIZALDE, O.S.B,
Titolo originale: “La cruz de San Benito” –  estratto da:«Coloquio»,
 Revista de la Abadia de San Benito. Lujan (Argentina), I, 4, Sección Espiritualidad (1998).
(libera traduzione dallo spagnolo)

Una delle devozioni più diffuse, e non solo grazie all’influenza dei monasteri benedettini, è la Croce di San Benedetto, specialmente nella forma più frequente di medaglia. Presenteremo brevemente il suo significato e faremo la sua storia, per venire incontro al desiderio di molti amici e devoti di San Benedetto.
La medaglia
La medaglia presenta, su un lato, l’immagine del Santo Patriarca, e sull’altro, una croce, al cui interno e attorno alla quale si trovano le lettere iniziali di un’orazione o esorcismo, che recita così (in latino e in italiano)
Crux Sancti Patris Benedicti
Croce del Santo Padre Benedetto
Crux Sacra Sit Mihi Lux
La Santa Croce sia la mia luce,
Non Draco Sit Mihi Dux
Non sia il demonio mio condottiero
Vade Retro Satana 
Fatti indietro, Satana
Numquam Suade Mibi Vana 
Non mi attirare alle vanità,
Sunt Mala Quae Libas 
Sono mali le tue bevande
Ipse Venena Bibas 
Bevi tu stesso il tuo veleno.
Come si può apprezzare dalle iniziali distribuite nella Croce, questa è sempre accompagnata dal testo della preghiera e contemporaneamente è un aiuto per la recitazione della stessa. Il testo latino si compone, dopo il titolo “Crux Sancti Patris Benedicti (C.S.P.B.)”, di tre distici che racchiudono un’invocazione alla Santa Croce, con il desiderio supplicante di averla come guida ed appoggio, e l’espressione di ripudio verso Satana, al quale viene comandato di allontanarsi – con le parole di Gesù quando fu tentato da lui (Mt 4, 10) -, manifestando che non verrà prestato orecchio ai suoi suggerimenti, poiché è cattivo quello che offre. E’ un’autentica professione di fede e di amore verso Cristo, oltre che una rinuncia al maligno. 
Il battesimo e la croce
Notiamo che in questo breve testo, la vittoria sul demonio viene attribuita alla croce di Gesù Cristo, che è luce e guida per il fedele, e che si oppone al veleno ed alla cattiveria del tentatore. E’ un’eco della consacrazione battesimale, dove si impone la croce al neofito, che è lavato con l’acqua della rigenerazione e riceve la luce del Cristo Risuscitato; nello stesso tempo pronuncia le parole di rinuncia al demonio e conferma la fede.
Grazie al battesimo, il cristiano che porta la medaglia non lo fa con una preoccupazione superstiziosa per allontanare gli spiriti maligni, ma cosciente che è per la presenza del Signore Gesù Cristo e tramite una vita improntata alla grazia, che potrà tenere lontano il diavolo e le sue tentazioni. Il frutto di questa pratica di devozione, la protezione di Dio, si ottiene con una vita che sia una risposta coerente al Vangelo. Dove c’è la grazia di Dio, il demonio non si può avvicinare. Però al fedele non mancheranno le insidie e le tentazioni diaboliche, poiché il Maligno cerca di impedire il suo cammino verso Dio. Ed è allora che la preghiera, il segno della croce, l’invocazione di Cristo Nostro Signore e dei Santi sono necessari. Scrive Dom Guéranger: “Non è necessario spiegare a lungo al lettore cristiano la forza di queste armi, che oppongono a Satana, con i suoi artifici e violenze, ciò che gli causa il più grande timore: la croce, il santo nome di Gesù, le stesse parole del Salvatore quando fu tentato, ed infine, il ricordo delle vittorie che il grande Patriarca San Benedetto ottenne sul dragone infernale” (1).
L’esempio di San Benedetto
L’origine della Croce di San Benedetto non può attribuirsi con certezza allo stesso. Più avanti vedremo le circostanze storiche nella quale appare e si diffonde questa devozione. Ma il suo senso è profondamente coerente con la spiritualità che ispirava il Padre dei monaci dell’Occidente e che seppe trasmettere ai suoi figli. La vocazione alla vita eterna è la chiamate di Dio alla salvezza in Gesù Cristo, e questa chiamata attende una risposta, non solo con le labbra , ma con il cuore. Nella Regola scritta per i suoi monaci San Benedetto trasmise i suoi insegnamenti: “Ascolta, o figlio, i precetti del Maestro e inchina l’orecchio del tuo cuore agli ammonimenti del tuo Padre amoroso e con ogni potere li adempi, affinché tu ritorni con fatica di obbedienza a colui dal quale ti eri allontanato per l’accidia della disobbedienza” (2). La “fatica di obbedienza” è la risposta sollecita di chi ama Dio e fa la sua volontà; è il frutto della carità, dell’amore generoso e disinteressato. La disobbedienza è il risultato della tentazione nel Paradiso terrestre, dove il demonio fu il suggeritore di Adamo ed Eva che esercitarono la propria volontà, soddisfacendo i loro desideri e aspirazioni di potere. Questo peccato dei nostri antenati, lasciò le sue conseguenze su tutti i loro discendenti e anche se il sacrificio di Cristo ci riconciliò col Padre dei cieli, siamo sempre suoi debitori e nasciamo col peccato originale. Il battesimo ci purifica dal peccato originale, ci rende figli di Dio e ci da la vita della Grazia. La vocazione del cristiano nasce nel battesimo e in questo modo ha la forza per resistere al demonio, se è fedele e coerente ai doni ricevuti. Giustamente tuttavia deve rispondere a questa vocazione e ai doni di Dio con amore filiale e con le sue opere; senza di Lui questa vocazione potrebbe essere colpita dalle cattive tentazioni. Il demonio, nonostante sia stato allontanato, tende tuttavia le sue trappole, e molte volte incontra in noi un orecchio che si lascia sedurre. Perciò San Benedetto ci esorta a non dar retta a questa voce che ci suggerisce cose malvagie, e ad ascoltare di più quella che ci viene da Dio, attraverso il Vangelo e tutta la Scrittura, attraverso la Chiesa e la preghiera, e tramite i maestri esperti nella vita dello spirito.
E’ innanzitutto in questo modo che dobbiamo considerare la protezione contro il demonio, che Dio ci offre per intercessione dei suoi Santi. Satana sarà meno forte contro coloro che vivono in comunione con Dio e si sforzano di operare il bene. E questo si deve alla virtù del battesimo, dal quale procede la vita del cristiano e da dove nasce e si svolge la vocazione alla perfezione e alla vita monastica. Scrive un autore:” Chiunque…. se si lancia risolutamente alla ricerca delle realtà soprannaturali, sentirà molto presto che dentro di sé si scontrano Dio e il diavolo. Ogni impegno per Dio comporta poi la necessità di armarsi contro “l’angelo decaduto”. Ciò è chiaramente visibile fin dal primo impegno cristiano, che sanziona il sacramento del Battesimo: la rinuncia a Satana va di pari passo con l’ingresso nella Chiesa (3).
Il segno della croce e la protezione contro il demonio
nella vita di San Benedetto
Con questo segno di salvezza, San Benedetto si liberò dal veleno che alcuni cattivi monaci gli offrirono: “…a mensa, secondo una loro usanza, presentarono all’abate per la benedizione il recipiente di vetro che conteneva la mortale bevanda. Benedetto alzò la mano e tracciò il segno della croce. Il recipiente era sorretto in mano ad una certa distanza: il santo segno ridusse in frantumi quel vaso di morte, come se al posto di una benedizione vi fosse stata scagliata una pietra. Comprese subito l’uomo di Dio che quel vaso non poteva contenere che una bevanda di morte, perché non aveva potuto resistere al segno che dona la vita.” (4). L’episodio, secondo il racconto di San Gregorio Magno, dovette ispirare le parole dell’esorcismo riferite alla bevanda che è offerta dal Maligno, così come la protezione attribuita al segno della croce.
Tuttavia gli attacchi del demonio si lanciarono contro l’abate di Montecassino e i suoi monaci: “l’antico nemico”, molto contrariato dalla conversione dei pagani della regione, attratti dalla predicazione del Santo, si presentava ai suoi occhi per minacciarlo ed intimorire i suoi fedeli: “L’antico nemico, però, non poté tollerare questa attività e non più occultamente o in sogno, ma con palesi apparizioni prese a disturbare la tranquillità del Padre. Con alte grida si lamentava della violenza che subiva e i suoi urli giungevano fino alle orecchie dei fratelli, pur senza vederne la figura. Egli stesso poi, il venerando Padre, raccontava ai suoi discepoli che l’antico nemico gli appariva davanti agli occhi orridissimo e furibondo, e con bocca ed occhi di fuoco faceva mossa di lanciarglisi contro. Quello poi che diceva, qualche volta poterono udirlo tutti: prima lo chiamava per nome e siccome il santo non dava risposta, si sfogava allora con furiose contumelie. Urlava a gran voce: “Benedetto! Benedetto!”, ma aspettando invano una risposta, subito soggiungeva: “Maledetto, non Benedetto! Si può sapere che hai con me? Si può sapere perché mi perseguiti?”. (5). Questi attacchi diretti, questi combattimenti accaniti col demonio, sono una costante nella vita di San Benedetto, e furono per lui altrettante occasioni di nuove vittorie, come dice San Gregorio poco dopo.
Già dall’inizio della permanenza a Subiaco, il demonio rompe la campanella che serviva al monaco Romano per avvisare il nostro Santo del momento in cui doveva ricevere i suoi alimenti (6). Leggiamo anche che il demonio, sotto forma di un uccello nero, provocò terribili tentazioni allo stesso Benedetto (7), e distrasse dalla preghiera un altro monaco, portandolo a vagabondare (8). Un fratello viene portato a mostrarsi superbo, invogliato dai cattivi pensieri che il demonio gli suggerisce; significativamente, Benedetto, accortosi del suo turbamento, gli ordina: “Traccia una croce sul tuo cuore, fratello” (9). Il demonio è l’ispiratore del presbitero Fiorenzo che, geloso, perseguita Benedetto ed i suoi discepoli (10), cercando sempre di rendere difficile la vita del monastero, tanto quella  materiale, che quella spirituale, suscitando inconvenienti di ogni tipo, come la morte di un adolescente (11).
Questi episodi, riportati da Papa San Gregorio Magno, mostrano come San Benedetto combatté il demonio, che lo attaccava incessantemente, in qualità di avversario di ogni opera buona. Un incontro col demonio chiarisce l’atteggiamento: “Saliva un giorno all’oratorio del Beato Giovanni, situato sulla cima di un monte, quando gli si fece incontro l’antico nemico in sembianze nientemeno che di veterinario, con in mano la cassetta dei medicinali e una corda. Benedetto gli domandò: “Dove vai?”. Rispose: “Sto andando dai monaci, a dare una piccola purga”. Il venerabile Padre proseguì lo stesso verso l’oratorio e terminata la preghiera, prese in gran fretta la via di ritorno. Il cattivo spirito intanto si era incontrato con un vecchio monaco che attingeva acqua, in un lampo era entrato in lui, lo aveva gettato a terra, e lo strapazzava con feroce crudeltà.” Di ritorno dalla preghiera, nel vedere il poveretto tormentato con tanta violenza, il servo di Dio gli appioppò senz’altro uno schiaffo, e tanto bastò per scacciare immediatamente lo spirito, che non si azzardò mai più a rifarglisi nuovamente vicino.”(12).
La sua migliore difesa era, con la preghiera, la fedeltà al Signore e la fiducia in Lui, la carità, la costanza nel fare il bene, la pratica della giustizia. Una vita santa provoca da una parte l’inimicizia del demonio, ma d’altra parte è la migliore difesa contro lo stesso, poiché dove c’è Dio con la sua grazia, non può entrare a dominare il terribile nemico.

I monaci del deserto
Non sorprende allora che la devozione tradizionale ricorresse all’intercessione e all’esempio del Santo Abate, per opporsi al demonio, col segno della croce e le parole della preghiera. Ma è necessario considerare tutto questo nel suo insieme: gli attacchi diabolici mostrano l’impotenza del suo autore davanti allo sviluppo della fede ed il suo rafforzamento; cercano di spaventare i fedeli, li tentano e sollecitano, per allontanarli dalla buon strada. La migliore difesa contro questi attacchi è fidarsi di Dio e mantenersi fermi nel proposito della fede e de compiere opere di bene, perché dove sta la grazia e la santità, il demonio non può far nulla. La vita monastica, vita devota a Dio nella preghiera, il ritiro ed il lavoro, è il campo dei più duri combattimenti contro il male. Già nella vita del primo dei monaci, Sant’ Antonio Abate, scritta da Sant’ Atanasio, vescovo di Alessandria d’Egitto, nel secolo IV, si descrivono i combattimenti che soffrì il solitario, e che acquisiscono un valore di attestazione e di esempio: il monaco si addentra nel deserto, dove abitano i demoni, per sloggiarli di lì e guadagnare quegli spazi a Cristo.
L’episodio narrato nel cap. 30 del II° libro dei Dialoghi che abbiamo trascritto più su – il diavolo che si dirige con alcune misteriose bibite al monastero per tentare i fratelli – ha il precedente di un incontro simile che accadde ad abba Macario: vide Satana in figura umana, portando alcuni piccoli contenitori con distinte pozioni per offrirle ai fratelli: queste pozioni erano altrettante tentazioni, (13).
Ricordiamo qui un altro testo eloquente. Negli “Apophtegmata Patrum“o “Detti dei Padri del deserto” si legge il seguente aneddoto: “Un fratello andò a visitare abba Poemen, perché desiderava confidargli i suoi pensieri, ma non ebbe il coraggio di aprirgli il suo cuore, malgrado ci provasse molte volte. L’anziano se ne accorse, e insistette affinché parlasse, ed il fratello gli disse che lo tormentava una tentazione molto forte di bestemmiare. L’anziano gli rispose: Non ti turbare per questo pensiero. I combattimenti carnali ci arrivano molte volte per colpa della nostra negligenza, ma questo pensiero non procede dalla negligenza, ma è un suggerimento del serpente. Quando arriva il pensiero, alzati, prega e fa’ il segno della croce, dicendoti a te stesso come se ti dirigessi al nemico: “Sia anatema tu e la tua tentazione! Cada la tua bestemmia su te, Satana, perché io credo fermamente che Dio è previdente con tutti: Questo pensiero non viene da me stesso, bensì della tua cattiva volontà!” (14). Le parole usate ci ricordano la preghiera che accompagna la Croce di San Benedetto, le quali, col segno della croce, si confermano come l’arma più efficace per mantenere allontanato il demonio e le sue tentazioni.
Origine e diffusione
della Croce e Medaglia di San Benedetto
 (15)
Più sopra dicevamo che non può dimostrarsi che la Croce e Medaglia di San Benedetto risalga allo stesso Santo. La sua diffusione cominciò a causa di un processo per stregoneria in Baviera, nel 1647. Nella località di Natternberg, alcune donne furono giudicate come streghe, e nel processo dichiararono che non avevano potuto danneggiare l’abbazia benedettina di Metten, perché era protetta dal segno della Santa Croce. Si cercò allora nel monastero e si trovarono dipinte rappresentazioni della croce, con l’iscrizione che conosciamo già, la stessa che accompagna sempre anche la medaglia. Ma quelle iniziali misteriose non potevano essere interpretate, fino a che, in un manoscritto della biblioteca, ritrovato nello stesso monastero di Metten nel 1414 e conservato oggi nella Biblioteca Statale di Monaco (Clm 8201), si notò un’immagine di San Benedetto, con quelle parole. Un manoscritto anteriore, del secolo XIV° e proveniente dall’Austria, e che si trova nella biblioteca di Wolfenbüttel (Helmst 2°,  35j), sembra essere stato l’origine dell’immagine e del testo. Nel secolo XVII J. B. Thiers, erudito francese, la giudicò superstiziosa, per gli enigmatici caratteri che l’accompagnano, ma il Papa Benedetto XIV l’approvò nel 1742 e la formula della sua benedizione si incorporò al Rituale Romano.
Nel secolo XIX si verificò un rinnovato fervore per la Croce-medaglia, sviluppato in Francia grazie allo zelo di Léon-Papin Dupont (1797-1876), chiamato il “santo uomo di Tours”. Uomo molto fervoroso, con molte relazioni negli ambienti ecclesiastici e dotato di gran generosità e carità, diffuse la devozione per il Sacro Volto, e propagò anche l’uso della medaglia di San Benedetto. Nell’opera già citata di Dom Guéranger si riferiscono grazie e miracoli attribuiti all’invocazione del Santo ed alla medaglia. La prima edizione dello scritto dell’abate di Solesmes risale a 1862, ma è anteriore, del 1849, un’opera dell’abate di San Paolo fuori le Mura, D. Francesco Leopoldo Zelli Iacobuzzi (1818-1895) (16), la quale, fu pubblicata in francese per l’iniziativa di Dupont e che Dom Guéranger usò nel suo proprio lavoro. In quest’opera, l’autore, che fu tra i sostenitori degli sforzi di riforma monastica nella sua patria, fa la storia della medaglia ricorrendo ad autori di fama, e questo testo ebbe influenza su coloro che scrissero sulla questione in Francia. È conosciuta l’importanza che il cenobio ostiense ebbe nella restaurazione benedettino del secolo XIX: qui emise la professione Dom Guéranger, ed i fratelli Mauro e Placido Wolter, che in seguito stabiliranno la loro vita monastica in Beuron e Maredsous, passarono lì parte del proprio periodo di formazione. Anche, alcuni giovani arrivarono dal Brasile, con la speranza di professare a Roma la Regola benedettina e trasferirsi dopo nel loro paese per incorporarsi ai monasteri esistenti, che non potevano ricevere novizi (17). Non è da rimpiangere, allora, che in quel più vasto piano di rinnovamento spirituale, dal monastero paolino, convertito in una specie di centro di irradiazione del fervore benedettino, si diffondesse unanimemente la devozione alla medaglia di San Benedetto. In realtà, la rappresentazione più popolare della stessa è la cosiddetta “medaglia” del giubileo, disegnata dal monaco di Beuron, Desiderio Lenz, l’artista ispiratore del famoso stile che porta il nome della “scuola beuronense”, e coniata in particolare per il Giubileo benedettino del 1880. Si celebrava quell’anno il XIV centenario della nascita di San Benedetto da Norcia, e gli abati di tutto il mondo si riunirono in Montecassino, da dove l’immagine si disseminò per tutto il mondo.
Una curiosità bibliografica è l’opuscolo “La santa Cruz de San Benito Abad en México”, prima edizione spagnola redatta da Manuel M. di Legarreta – Messico, Stampa Guadalupana di Reyes Velasco 1895, che è la traduzione spagnola della versione francese dell’opera menzionata dell’abate di San Paolo fuori le Mura, Don Francesco Leopoldo Zelli-Iacobuzzi. Nell’avvertenza che la precede, e che si trova nell’edizione francese, si dice che Dupont, il “santo uomo di Tours”, conosceva l’originale italiano e lo fece tradurre nella sua lingua. Partendo dalla sesta edizione in lingua francese(1882), si fece la prima in lingua spagnola in Messico, che è quella che conosciamo (18). Nel suo prologo si raccontano gli inizi della devozione benedettina in quel paese, dovuta allo zelo di un sacerdote, il Padre Domingo Ortiz, a partire dal 1878, ed alla “Legione della Santa Croce di San Benedetto Abate” che il Papa Leone XIII riconobbe con una “Breve” del 20 dicembre 1895. È interessante questa introduzione della devozione che è anteriore di circa 20 anni all’arrivo dei benedettini in Messico.