State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...

State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...
State buoni , Se potete - San Filippo Neri ... Tutto il resto è vanità. "VANITA' DELLE VANITA '> Branduardi nel fim - interpreta Spiridione. (State buoni se potete è un film italiano del 1983, diretto da Luigi Magni, con Johnny Dorelli e Philippe Leroy).

domenica 23 luglio 2017

Sfumature... Ecco cosa volevo dire con le parole "gentilezza 🌻 tenerezza" questo modo di fare che da all'altro la sensazione di esserci...

www.ettyhillesum.it
"La vita è così curiosa, sorprendente e infinitamente ricca di sfumature! A ogni curva del suo cammino si apre una vista del tutto diversa. La maggior parte delle persone ha nella propria testa idee convenzionali su questa vita. Dobbiamo avere il coraggio di abbandonarle, dobbiamo osare il gran salto nel mondo e allora sì che la vita diventa infinitamente ricca e abbondante, anche nei suoi più profondi dolori"

il piccolo Principe


Ecco cosa volevo dire con la parola "gentilezza 🌻 " questo modo di fare che da all'altro la sensazione di esserci.
'L'eleganza del riccio' di Muriel Barbery (2006)



venerdì 21 luglio 2017

Poi incontri parole che come una paletta della polizia ti fermano, ti costringono a guardare chi sei, a fare i conti con la vita.



grazie Giorgio. ....

☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆

Amico, gli dissi quella sera, lei mi consiglia di aspettare tutto da Dio, ma se mi aspetto tutto da lui, che cosa mi rimane da fare?
Ti rimane tutto da fare, disse. Cerca di capirmi: l'artista più grande non può suonare su delle corde rotte, il soffio del vento resta impotente di fronte alla barca che non ha albero, che ha vele ripiegate, il più puro dei ghiacciai non potrebbe generare un fiume magnifico se nel fondo del suo letto è disteso il sudiciume... e Dio-Amore non può nulla se l'uomo libero non si presenta ritto in piedi, artigiano laborioso della propria vita e operaio del mondo insieme ai tuoi fratelli.
Michel Quoist 
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Tutti siamo responsabili della parola di Dio a noi affidata. Non basta che essa venga scritta nei libri, che venga ripetuta in modo estremamente espressivo. Essa deve vivere in noi e portare frutto nella vita quotidiana."

Stefan Wyszynski

Giorni estivi tra piccoli impegni e tempo di riposo, giornate che trascorrono a volte lente a volte veloci, come la vita.
A guardare gli anni alle spalle sembrano volati in un battibaleno, anni consumati senza rendersene conto.
Poi incontri parole che come una paletta della polizia ti fermano, ti costringono a guardare chi sei, a fare i conti con la vita.
Quelle di Lorenzo Marzullo hanno questo potere: 
“Gli esseri umani sono morbidi e flessibili quando nascono,
 duri e rigidi quando muoiono.
 Gli alberi e le piante sono teneri e flessibili quando sono in vita,
 secchi e rigidi quando sono morti.
 Perciò il duro e il rigido sono compagni della morte,
 il morbido e il flessibile sono compagni della vita.
 Un combattente che non sa arretrare non può vincere;
 un albero incapace di piegarsi si spezza.
 La rigidità e la forza sono inferiori,
 la flessibilità e la morbidezza superiori.”

Dinnanzi a queste parole non puoi passar oltre, devi pigliare la tua bilancia e misurare, con cura, le tue relazioni, il tuo corpo, le tue paure.
Forse la saggezza, la maturità sta proprio qui: comprendere che c’è qualcosa in me che è inferiore, che ha a che fare con la rigidezza, l’inflessibilità, la severità, la fermezza. 
E’ quando sono così che non faccio un passo verso la vita, verso gli altri, fermo nelle mie sicurezze, nei pregiudizi, nelle mie ragioni. 
E’ fermarsi e credere di essere nella verità che porta alla morte.
Se cerco la vita, la strada é un'altra.
Fra 
Giorgio Bonati



giovedì 20 luglio 2017

Scrutare orizzonti

S.Maria del Cengio – Isola Vicentina
COMUNITÁ DEI SERVI DI MARIA – SANTA MARIA DEL CENGIO 

Via del Convento 17 - 

36033 Isola Vicentina (VI)
Tel. 0444 976131


Scrutare Orizzonti”, questo il titolo evocativo di Agosto a S. Maria 2017, che si svolgerà dal 5 al 25 agosto nel Convento di S. Maria del Cengio. La manifestazione è realizzata con il patrocinio e il contributo del Comune di Isola Vicentina.
Il programma, condiviso all’interno del Capitolo Allargato che vede lavorare in sinergia frati e laici, è come sempre molto ricco di appuntamenti e prevede incontri, conferenze, mostre, laboratori, concerti e spettacoli.
Ad accomunare tutti gli appuntamenti, l’esigenza, come suggerisce il titolo, di partire dal presente per lanciare lo sguardo sul futuro, facendolo però con grande attenzione per comprendere ciò che non si manifesta o non si capisce ad un esame affrettato e superficiale.
Ad aiutarci nell’orientare i nostri sguardi, alcuni “occhi” speciali: filosofi, giornalisti, esperti, artisti, capaci di individuare gli elementi predittivi che appena si notano all’orizzonte.
Si inizia il 5 agosto con la proiezione del film Domani, un emozionante viaggio intorno al mondo, alla ricerca di soluzioni efficaci per dimostrare che un domani migliore è possibile. Sarà la migliore introduzione al tema, che verrà poi sviluppato a più voci.
Scruteremo l’orizzonte sociale attraverso l’incontro con il filosofo Roberto Mancini, che ci aiuterà a rispondere alla domanda “Che mondo stiamo costruendo con i nostri gesti e parole, con sogni e rifiuti?”.
Scopriremo anche perché “la democrazia ha bisogno di un supplemento d’anima”, grazie alle testimonianze dei giovani dell’associazione Cittadini per Costituzione.
L’orizzonte religioso sarà indagato attraverso la figura del cardinale Carlo Maria Martini, in un dialogo tra fra Ermes Ronchi e l’editorialista del Corriere della Sera Marco Garzonio. Quello interculturale lo scruteremo con l’aiuto della giovane graphic journalist Takoua Ben Mohamed, ideatrice di un fumetto che aiuta a vincere tanti stereotipi. L’orizzonte ecologico verrà esaminato con la conferenza di Beppe Bernardini, alla scoperta delle assonanze tra la cultura andina e la Laudato si’ di Papa Francesco e con i laboratori Nuovi Stili di Vita di Adriano Sella e dell’Équipe Gocce di Giustizia.
Non mancheranno come sempre, mostre a tema, lo spazio libri “Letture per l’anima”.
Di richiamo anche gli appuntamenti musicali, con il concerto del noto fisarmonicista Thomas Sinigaglia e una serata dedicata alla danza e alla musica indiana.
Per chi poi vuole scoprire meglio l’architettura e l’arte custodita dal nostro splendido convento, tornano, infine, quest’anno le visite guidate da Albano Berlaffa.
Scarica qui il depliant Agosto a S. Maria 2017 pdf

mercoledì 19 luglio 2017

Dio ti benedica, ascolti il tuo cuore, lo ricolmi di gioia... 🌞🌻🔆



Ogni essere umano, nel corso della propria esistenza, può adottare due atteggiamenti: costruire o piantare.
I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito, ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo. Allora si fermano, e restano lì, limitati dalle loro stesse pareti. Quando la costruzione è finita, la vita perde di significato.
Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano.Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere. Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come in una grande avventura.

(Paulo Coelho)

martedì 18 luglio 2017

L'emozione dell'urlo dedicato a Lampedusa ...“A scream from Lampedusa”

PIETRE VIVE:

L'emozione dell'urlo dedicato a Lampedusa nell'esibizione 
ai mondiali di nuoto di Giorgio Minisini e Manila Flamini 
vale molto più dell'oro conquistato!!!




Un urlo struggente, emozionante, pieno di dolore, per sfogare tutte le sofferenze patite. L’Urlo di Lampedusa. “A scream from Lampedusa”. Un urlo d’oro, storico e dedicato. 
Così Giorgio Minisini e Manila Flamini sono entrati nella leggenda dello sport italiano, laureandosi Campioni del Mondo: per la prima volta nella storia l’Inno di Mameli risuona in una piscina internazionale di nuoto sincronizzato. Un momento epocale che è entrato di diritto negli annali azzurri. Ma non c’è soltanto il risultato sportivo. 
La medaglia della prima volta è figlia dei nostri giorni, è influenzata dal dramma dei migranti. Con grande artisticità e con il cuore hanno saputo creare pathos e convincere la giuria con un tema di fortissima attualità: quello dell’immigrazione, quello del dramma e delle difficoltà di chi cerca fortuna, di chi spera in una vita migliore. 
L’esibizione inizia con un vero urlo di Giorgio, poi gli azzurri entrano in acqua. Due minuti e 40 secondi di grazia, tecnica e forza per fotografare una storia d’amore che si conclude in tragedia, una lei che non sopravvive al lungo viaggio della speranza e muore prima dello sbarco. 

"Col fatto che muoio, io l'inizio lo faccio tutto ad occhi chiusi - sorride Manila Flamini- e l'unico contatto con l'esterno sono i suoni. Quando ho sentito l'ovazione del pubblico mi sono venuti i brividi". Giorgio la prende in braccio, tenta invano di rianimarla e lancia un urlo di dolore. Si tuffano e iniziano le acrobazie acquatiche che descrivono la disperazione di chi fugge dalla guerra e dalle persecuzioni, dalla fame, con il sogno della libertà. "Ci emozioniamo anche noi a farlo - continua Minisini - e riuscire a trasmettere il nostro messaggio è la cosa più bella che possiamo desiderare".

Il musicista Michele Braga, che ha composto il brano 'A scream from Lampedusa' che fotografa il dramma, l'amore e la speranza di tante famiglie che ogni giorno fuggono dall'odio della guerra, dalla piaga della fame e dalla persecuzione politica e religiosa, e le cui note hanno accompagnato i due atleti italiani nel conquistare la medaglia d'oro ai Mondiali, racconta: "Collaboro con loro da un paio di anni e alcuni mesi fa Patrizia Giallombardo mi aveva chiesto dei brani nuovi per il duo misto e per la squadra che sta gareggiando ai Mondiali di Budapest ed io le dissi che avrei voluto scrivere un brano che raccontasse il dramma dei migranti, era appena affondato l'ennesimo barcone pieno di uomini, donne e bambini, e molti erano morti. Sapevamo che dare un contenuto sociale e politico poteva essere anche sbagliato a livello strategico in una competizione sportiva, ma ci abbiamo provato lo stesso, anche per battere un colpo nella comunità internazionale, per dire: 'il dramma c'è, ve lo facciamo vedere anche durante i mondiali di nuoto, è inutile che vi girate dall'altra parte. Questo era un po' il senso."
Guarda il video della gara



La medaglia in omaggio a Lampedusa
di Antonio Scurati

Guardate quelle braccia protese sull’acqua ad accogliere il corpo abbandonato con un gesto vigoroso e, insieme, aggraziato, un gesto di cui mai vi sareste creduti capaci. Guardate le braccia possenti e soccorrevoli di Manila Flamini e di Giorgio Minisini che hanno vinto la medaglia d’oro nel nuoto sincronizzato danzando su di una coreografia e una musica consacrate alla tragedia dei migranti. Guardatele, concittadini italiani, perché sono le vostre braccia. E siate fieri – una volta tanto – di ascoltare le note del nostro inno risuonare in mondovisione, senza timore di eccessi nazionalistici e senza remore, perché la fierezza patriottica di sentirsi italiani in questo caso è del tutto giustificata. E non tanto per l’impresa sportiva ma per la gloria maggiore dell’impresa umana che richiama. Diciamolo con forza, a voce piena: pur con tutti i suoi limiti, le sue contrarietà, le sue contraddizioni, le sue problematiche conseguenze, l’opera di salvataggio in mare dei migranti che l’Italia, quasi da sola, sta compiendo in questi anni nel Mediterraneo, sarà pure materia di polemica sotto lo sguardo miope della cronaca, ma è un’azione gloriosa di fronte allo sguardo ampio e lungo della storia. Siatene fieri. Pensate a voi stessi così: noi siamo gli italiani, le genti che cucinano gli spaghetti con il pomodoro, che coltivano come nessun altro il gusto della vita e che salvano dalla morte i naufraghi in mare. Sì, perché un uomo in mare va salvato. Sempre. Chiunque esso sia. Anche lo sconosciuto va salvato, anche l’avversario, anche il nemico, perfino il pirata va salvato, a costo di doverlo poi impiccare all’albero di maestra. Salvare il naufrago che affoga – come ci ricordano gli atleti italiani esibendosi sul tema di A scream from Lampedusa – è da sempre un dovere umano fondamentale in cui si rispecchia la stessa condizione umana. Il gesto pietoso di tirare a bordo il fratello ignoto disperso in mare è da sempre un atto antropogenico, cioè un momento in cui si compie il divenire umano della nostra specie animale nel distinguersi da tutte le altre, in cui l’umanità si genera e si rigenera. Lo è perché in quel soccorso tra terra e mare, che si compie sul confine tra la solidità del suolo abitabile e l’inquietudine abissale dei flutti, al confine sempre labile tra sommersi e salvati, ogni individuo si riconosce nel destino di una specie fragile, disperatamente aggrappata a una zolla di terra anfibia, assediata su ogni sponda dai gorghi del nulla. Facciamo un'enorme fatica, inutile nasconderselo, di questi tempi, a restare umani. Le ragioni sono molte e tutte valide, questo va detto, a cominciare dal fatto che le migrazioni dal continente africano rappresentano una vera e propria minaccia per la sopravvivenza stessa della nostra società. Basta un semplice dato per comprenderlo: la percentuale di figli per donna in Africa è di 4,7 (in Niger 7,6!), in Europa di 1,6 (in Italia di 1,3!). Sono statistiche che prefigurano per i prossimi decenni un’invasione, niente di meno che un’invasione. Inoltre, fino a ieri, il divario tra i naufraghi che approdano moribondi sulle stesse spiagge dove noi trascorriamo le nostre rilassanti vacanze, tra i due opposti destini di popoli che abitano le diverse sponde di uno stesso mare, il divario esistenziale tra migranti e bagnanti ha rappresentato un abisso concettuale ed esperienziale incolmabile. Le differenze di condizioni di vita tra «noi» e «loro» erano – e restano – talmente grandi che quelle spiagge divenivano, paradossalmente, il teatro assurdo di un incontro ogni volta mancato, invece che di un incontro finalmente riuscito. Eppure, finalmente, qualcosa forse si smuove. Il dramma dei migranti, come dimostrano, solo per citare due esempi, Fuocoammare, il film di Gianfranco Rosi premiato a Berlino, o, adesso, A scream from Lampedusa, comincia a entrare in uno storytelling diffuso che può, in taluni casi, fornire l’alibi consolatorio per continuare a mancare quell’incontro fatidico con i sommersi di questa tragedia immane ma, in altri casi, anche cominciare a forgiare una nuova coscienza nazionale proprio a partire da questa nostra opera di soccorritori obbligati e, ciò nondimeno, gloriosi. I migranti forniscono – credo – uno di quei temi su cui la società civile è più avanzata del ceto politico che la dovrebbe rappresentare. Su entrambi i fronti dello schieramento: il conato di rigetto verso gli immigrati di molti italiani è perfino più radicale di quello espresso dai partiti di destra che lo cavalcano (e bisognerà prenderlo molto sul serio perché non è privo di fondamento); ma, d’altro canto, la comprensione della drammatica necessità di una convivenza destinale da parte dei moltissimi italiani votati all’accoglienza è più evoluta della vacua demagogia umanitaria della sinistra terzomondista (e dovremmo finalmente liberarcene perché con quella non si va da nessuna parte). Insomma, il grido che si leva da Lampedusa, chiama tutti noi, bagnanti e migranti, a elevarci all’altezza di un dramma epocale. Niente di meno che questo.
(articolo di Antonio Scurati pubblicato su La Stampa il 18/07/2017)

giovedì 13 luglio 2017

Cosa significa essere buono



La vita è una lunga lezione d'umiltà. J._M._Barrie


1. Essere buono è dimenticare se stessi per pensare agli altri.
2. Essere buono è perdonare sempre, pensando che la debolezza umana è più grande della cattiveria. 
3. Essere buono è avere pietà della debolezza altrui, pensando che noi non siamo diversi dagli altri e che, nelle loro condizioni, forse saremmo stati peggiori. 
4. Essere buono è chiudere gli occhi davanti all’ingratitudine. 
5. Essere buono è dare anche quando non si riceve, sorridendo a chi non comprende o non apprezza la nostra generosità. 
6. Essere buono è sacrificarsi, aggiungendo al peso delle nostre pene di ogni giorno, quello delle pene altrui. 
7. Essere buono è tenere ben stretto il proprio cuore, per riuscire a soffocare le sofferenze e a sorridere costantemente. 
8. Essere buono vuol dire accettare il fatto poco simpatico che più doneremo, più ci sarà domandato. 
9. Essere buono è acconsentire a non avere più nulla riservato a noi stessi, tranne la gioia della coscienza pura. 
10. Essere buono è riconoscere con semplicità che davvero buono è solo Dio.
 angelofreda.com

“Ti regalerò una rosa” nella pieve di ...

 Romena…






Cristicchi concerto

Prendi il largo

Davanti alla pieve, a cantare l’amore, con Simone Cristicchi



Un prato. Il cielo stellato. E la pieve di Romena davanti, a illuminare la notte.

Sarà in questo abbraccio di bellezza che Simone Cristicchi, sabato sera, canterà l’amore.
Un concerto unico, quello di sabato 15 luglio (inizio ore 22, ingresso libero), in cui Simone presenterà le canzoni d’amore più belle dei cantautori italiani chiedendo a tutti i presenti di aggiungere la loro voce alla sua. Perché l’amore esiste nel momento in cui crea incontro, relazione, nel momento in cui voci diverse si incontrano e producono armonia.

“Ti regalerò una rosa”. Si intitola così la serata, la prima assoluta di un concerto davanti all’abside della pieve di Romena. Un’idea nata sulla scia dell’amicizia di Cristicchi con i viandanti della Fraternità. L’artista romano, che un anno fa a Romena aveva presentato in anteprima il suo spettacolo “Il secondo figlio di Dio”, questa volta ha scelto di riproporsi con la musica. “Il tema del convegno di Romena era l’amore no? – ha detto – E allora perché non dedicare all’amore una serata di musica, con le canzoni più belle?”
L’idea ha trovato subito terreno fertile. Cristicchi ha mobilitato la sua band, la Fraternità ha reso fruibile lo spazio davanti alla pieve.
Sabato sera sarà la sera dell’amore. La sera di una rosa da ricevere, e da dare. Nel segno della musica.

Simone, come ti senti?
Non vedo l’ora di arrivare a sabato.
Anche noi. Ma nell’attesa puoi anticiparci qualcosa del concerto?
Sono andato a pescare nel repertorio dei cantautori italiani. E così canteremo l’amore con le canzoni di Fabrizio De Andrè e di Ivano Fossati, di Adriano Celentano e Gino Paoli, di Francesco De Gregori e Franco Battiato e di altri grandi artisti ancora…
Come hai scelto le canzoni?
Con un criterio molto semplice: ho scelto quelle che avrei voluto scrivere io. E tra le canzoni di questi colleghi-maestri, sono andato a cercare quelle più conosciute perché vorrei che sabato sera queste canzoni si potessero cantare tutti insieme.
Ci saranno anche le tue canzoni?
Sì, inserirò nella serata le mie canzoni più attinenti al tema, da “Ti regalerò una rosa”, naturalmente, a “L’ultimo valzer”.
Ci sarà un’idea di fondo sull’amore a tenere insieme la serata?
In realtà mi piacerebbe che la parola amore potesse essere declinata in tutti i modi possibili, come amore per una compagna o un compagno, come amore per un figlio, come amore per la natura, come amore per le proprie origini: tra le mie canzoni ci sarà anche Magazzino 18, una canzone che parla dell’amore per la propria terra.
C’è una canzone, tra quelle che proporrai, che ti emoziona al solo pensiero di proporla in pubblico?
Sicuramente “La cura” di Franco Battiato. Penso che sia la canzone d’amore più straordinaria mai scritta.
Che effetto ti fa l’idea di un concerto davanti a una pieve romanica?
Lo ritengo un grande onore. Mi avvicinerò alla pieve di Romena con grandissimo rispetto.
Non a caso ho voluto per il concerto, una formazione acustica, con violoncello, pianoforte, chitarra e voce. Secondo me è la sonorità giusta per quello che dovrà essere un concerto in punta di piedi.
Hai conosciuto Romena un anno fa. Ma è subito nato un rapporto di grande sintonia con la pieve e la sua gente. Cosa ti ha colpito di questo posto? E come lo hai raccontato alle persone che ti sono vicine?
Quando parlo di Romena ricordo sempre questi grandi abbracci che ho ricevuto appena ho messo piede lì. Racconto Romena come un grande abbraccio, come un luogo dove si incontra un’umanità molto forte, intensa. Romena è un luogo che non ha limiti, che non prevede limitazioni dal punto di vista del credo, dove ci si può sentire liberi, liberi di osservare, di parlare, di stare in silenzio.
E poi, per uno come me che è sempre in viaggio, l’amicizia con don Luigi, con te, con tutti voi è una vera benedizione per me.

View original post 

www.romena.it



Romena -Libertà -16-18 settembre 2016-Simone Cristicchi - canzoni