State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...

State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...
State buoni , Se potete - San Filippo Neri ... Tutto il resto è vanità. "VANITA' DELLE VANITA '> Branduardi nel fim - interpreta Spiridione. (State buoni se potete è un film italiano del 1983, diretto da Luigi Magni, con Johnny Dorelli e Philippe Leroy).

lunedì 22 maggio 2017

Fermarmi qui. Per vedere anch'io un po' la natura. Luminosi azzurri e gialle sponde del mare al mattino e del cielo limpido: tutto è bello e in piena luce

Mare al mattino di Konstantinos Kavafis


Mare al mattino

Fermarmi qui. Per vedere anch'io un po' la natura.
Luminosi azzurri e gialle sponde
del mare al mattino e del cielo limpido: tutto
è bello e in piena luce.

Fermarmi qui. E illudermi di vederli
(e davvero li vidi un attimo appena mi fermai);
e non vedere anche qui le mie fantasie,
i miei ricordi, le visioni del piacere.


Konstantinos Kavafis




Pubblicato da Web sul blog

sabato 20 maggio 2017

MARIA...




DONNA DEI NOSTRI GIORNI


Santa Maria, donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.
Monsignor Antonio Bello (affettuosamente chiamato don Tonino) è stato vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi dal 4 settembre 1982 fino alla morte avvenuta il 20 aprile 1993. Nato ad Alessano (Lecce) il18 marzo 1935, ordinato prete 1’8 dicembre 1957, fu educatore in seminario, direttore dell’Ufficio pastorale diocesano di Ugento e parroco a Tricase, sempre nel Leccese. Per alcuni anni ha condiviso la sua abitazione con famiglie di sfrattati: ha preso posizione a favore dei marocchini che abitavano nella città di Ruvo e li ha ospitati in alcuni appartamenti del vescovado. Nella stessa città è sorta una comunità di accoglienza, la Casa, per tossicodipendenti, realizzata con il sacrificio di tutta la diocesi. Non a caso sotto lo stemma episcopale c’è un versetto del Salmo 34: «Gli umili ascoltino e si rallegrino».Ha pubblicato: Sotto la croce del Sud (note in…
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giovedì 18 maggio 2017

Aiutami a dire di sì...

Ho paura di dire di sì, o Signore.
Dove mi condurrai?
Ho paura di avventurarmi,
ho paura di firmare in bianco,
ho paura del sì che reclama altri sì.
Eppure non sono in pace.
Mi insegui, o Signore, sei in agguato da ogni parte.
Cerco il rumore perché temo di sentirti,
ma ti infiltri in un silenzio.
Fuggo dalla via perché ti ho intravisto,
ma mi attendi quando giungo in fondo alla strada.
Dove mi potrei nascondere? Ovunque t'incontro:
non è dunque possibile sfuggirti!
...Ma ho paura di dire di sì, o Signore
Ho paura di darti la mano, tu la tieni nella tua.
Ho paura di incontrare il tuo sguardo, tu sei un seduttore.
Ho paura della tua esigenza, tu sei un Dio geloso.
Sono braccato, ma mi nascondo.
Sono prigioniero, ma mi dibatto,
e combatto sentendomi vinto.
Perché tu sei il più forte, o Signore,
tu possiedi il mondo e me lo sottrai.
Quando tendo le mani per cogliere persone e cose, esse svaniscono ai miei occhi.
Non è una cosa allegra, Signore, non posso prendere nulla per me.
Avvizzisce tra le mie dita il fiore che raccolgo,
muore sulle mie labbra il sorriso che abbozzo,
mi lascia ansante ed inquieto il valzer che ballo.
Tutto mi sembra vuoto,
tutto mi sembra vano,
hai creato il deserto intorno a me.
E ho fame,
e ho sete.
Non mi potrebbe saziare il mondo intero.
Eppure ti amavo, o Signore; che ti ho dunque fatto?
Per te lavoravo, per te mi spendevo.
O gran Dio terribile, che vuoi dunque ancora?
Piccolo, voglio di più per te e per il Mondo.
Prima conducevi la tua azione,
ma io non so che farmene.
Mi invitavi ad approvarla, m'invitavi a sostenerla,
volevi interessarmi al tuo lavoro.
Ma vedi, piccolo, invertivi le parti.
Ti ho seguito con gli occhi, ho veduto la tua buona volontà,
ora Io voglio di più per te.
Non farai più la tua azione, ma la volontà del tuo Padre celeste.
Di': "sì", piccino.
Ho bisogno del tuo sì, così come ho avuto bisogno del sì di Maria per venire sulla terra,
perché io debbo essere nel tuo lavoro,
io debbo essere nella tua famiglia,
io debbo essere nel tuo quartiere,
e non devi esserci tu.
Il mio sguardo penetra e non il tuo,
la mia parola trasporta e non la tua,
la mia vita trasforma e non la tua.
Dammi tutto, abbandonami tutto.
Ho bisogno del tuo sì per sposarti e scendere sulla terra.
Ho bisogno del tuo sì per continuare a salvare il Mondo!
O Signore, ho paura della tua esigenza,
ma chi ti può resistere?
Affinché venga il tuo regno e non il mio,
affinché sia fatta la tua volontà e non la mia,
aiutami a dire di sì.



Dal discorso di Giovanni Paolo II durante la veglia a Tor Vergata, in occasione della XV GMG. Cari giovani, è difficile credere in un mondo così? Nel Duemila è difficile credere? Sì! E' difficile. Non è il caso di nasconderlo. E' difficile, ma con l'aiuto della grazia è possibile, come Gesù spiegò a Pietro: "Né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Mt 16,17). Questa sera vi consegnerò il Vangelo. E' il dono che il Papa vi lascia in questa veglia indimenticabile. La parola contenuta in esso è la parola di Gesù. Se l'ascolterete nel silenzio, nella preghiera, facendovi aiutare a comprenderla per la vostra vita dal consiglio saggio dei vostri sacerdoti ed educatori, allora incontrerete Cristo e lo seguirete, impegnando giorno dopo giorno la vita per Lui! In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E' Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna. Carissimi giovani, in questi nobili compiti non siete soli. Con voi ci sono le vostre famiglie, ci sono le vostre comunità, ci sono i vostri sacerdoti ed educatori, ci sono tanti di voi che nel nascondimento non si stancano di amare Cristo e di credere in Lui. Nella lotta contro il peccato non siete soli: tanti come voi lottano e con la grazia del Signore vincono!

lunedì 15 maggio 2017

Tu sei parte di questo tutto. Non puoi ferire tuo fratello senza farti male


Il potere che è in noi

di Mariantonietta
Le leggi che regolano la vita sono semplici, è l’essere umano che complica, che cerca di sovvertire, manipolare, perdendo la spontaneità e, di conseguenza, anche la sincerità con se stesso. Una persona sincera con se stessa lo è anche con gli altri e sente profondamente che tutto ciò che coltiva cresce rigoglioso nel suo giardino: coltivare sentimenti negativi porta nella propria realtà  frutti malevoli, fare del bene, non importa a chi, crea già il terreno ideale per riceverlo.
I sentimenti che proviamo prima o poi li esprimiamo e diventano come antenne catalizzatrici, sintonizzandosi su realtà simili ed assimilabili. Ecco perchè arriva ciò che arriva, siamo noi che lo attiriamo, con le azioni ma anche con ciò che diciamo, possiamo guarire/guarirci o uccidere/ucciderci.
Ciò che proviamo e mandiamo all’esterno è di una una potenza inimmaginabile.
Ecco perchè non dobbiamo preoccuparci tanto di ciò che vogliamo ricevere. 
 
Noi non abbiamo il potere di convincere il mondo a darci ciò che vogliamo ma ne abbiamo uno più importante, quello di prestare attenzione a ciò che diamo, a cosa causiamo, a come facciamo sentire gli altri.Perchè è questo che a noi tornerà.
Maria Antonietta BS
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Tu sei parte di questo tutto. Non puoi ferire tuo fratello senza farti male

domenica 14 maggio 2017

"Credi a tua madre?" mi dissero un giorno. Non credo a mia madre:voglio-bene a mia madre. Crederle è troppo poco: volerle-bene è misuraonesta.

agoefilo
www.sullastradadiemmaus.it
L'ho vista all'opera - per un'infinità di volte il cui numero ormai mi sfugge -, nel gesto che più mi strega di lei: nel mentre inumidisce un filo di cotone, per farlo passare più facilmente nella cruna dell'ago. Sulle sue ginocchia tiene della seta da cucire, un paio di jeans da riparare, un bottone da riattaccare alla tuta da lavoro di papà. Ancor oggi, quando per la mente mi attraversa il ricordo di lei, me la ritrovo sempre così: con quell'ago che le vibra sulle labbra e che, col filo nella cruna, somiglia ad una sorta di lucertola che s'abbrustolisce al sole. In quella posizione – che è la posizione tipica di chi sta per riparare – mia madre è sull'attenti. Con l'ago e il filo sulle labbra mi appare chiaro il mestiere per il quale quella donna è apparsa al mondo: per cucire la bellezza, per riparare la fatica, per tenere unite le storie. Sono cresciuto «dentro a questa meraviglia che da la povertà quando è sposata con l'amore». Lei, nata per tenere-unito tutto ciò che esiste, senza mai saperlo «mi aveva dato così le mie prime lezioni di teologia» (C. Bobin). 
Ancora oggi m'affascina scrutarla nell'attimo di quel gesto folle, tutt'intenta nel suo mestiere di madre-riparatrice. E tutto ciò esiste, senza mai nascondermi la tribolazione della bellezza, m'appare di una semplicità bambina.
Fu destino che proprio a lei, donna-di-cuciture, le toccasse in sorte la sfida di un taglio-cesareo: per ben due volte altri s'organizzarono per procurarle quel taglio attraverso il quale uscisse la vita. È destino delle madri vivere balenando nei paradossi. "La mamma ha tot anni" mi disse un giorno papà quando, seduto a fare i compiti, dovevo imbarcarmi in un tema con soggetto mia madre. Non ho mai discusso l'età di mia madre: la sua data anagrafica è uno dei pochi dati certi ai quali credo senza aver mai veduto. Quando, però, ho iniziato ad attraversare il mondo con le mie gambe, ho fatto la scoperta dell'acqua calda: è stata la più bella delle scoperte possibili. Ciò che mi si è annunciato di fronte fu una sorta di rivelazione, di rivoluzione dentro la mia storia: nessuna donna, quando nasce, è madre. Nasce che è una donna, madre lo diventerà negli anni a seguire: la sua maternità sarà la faccia che indosserà la sua vocazione. Nell'attimo primo in cui ebbi consapevolezza di ciò, scoprii la vera età di mia madre: l'età che mi aveva fornito papà era parzialmente-inesatta. Mia madre non aveva gli anni che avevo scritto nel tema, ma aveva la mia stessa età: era diventata mamma il giorno in cui io sono venuto al mondo, nell'attimo stesso nel quale sono nato. Una madre – questa è legge che appartiene alla natura – non nasce madre: viene al mondo in giorno in cui le dicono che le è nato un figlio. Nel caso di mia madre, la donna dell'ago-e-filo, nel giorno in cui vide aprirsi una ferita e, nel mezzo, affacciarsi un pugno di carne che chiamò figlio-mio. Con il figlio nasce anche la madre.
La sua festa è di maggio, la sua presenza di tutti i giorni, la sua memoria è augurio multiplo. La sua specialità, che la rende unica agli occhi alla storia, è d'esserci quando più nessuno ci sarà. Spartisce il mese di maggio con Maria, altra mamma. Di quelle che abitano il mondo, quella di Nazareth rimane la più strana. Diede il meglio di Sé sulla salita che porta al Calvario: mostrò d'essere vera madre quando, pur vedendo, non poté intervenire; pur udendo i rantoli del Figlio, non le fu concesso di soccorrerlo; pur sapendo d'essere capace di venir fuori da quella faccenda, le venne chiesto di starsene in disparte. Il viso di Maria rimase l'ultima pagina-bianca del Cristo nell'attimo della sofferenza bruta. "Credi a tua madre?" mi dissero un giorno. Non credo a mia madre: voglio-bene a mia madre. Crederle è troppo poco: volerle-bene è misura onesta. Per aver scelto dove-stare, anche come-stare: vicina a me, un passo dietro, con ago-e-filo sulle labbra. Pronta all'intervento: mamma è figura di pronto-soccorso. Di cucitura.
(da Il Sussidiario, 14 maggio 2017)



>>>  festa-della-mamma:

perché è oggi e come è nata... IlPost




giovedì 11 maggio 2017

“Sulle strade della Vita col bus della verità”

MARTEDÌ 9 MAGGIO 2017 alle ore 21.00 il VANGELO DOMENICALE IN DIRETTA streaming su: “Sulle strade della Vita col bus della verità” (Gv 14,1-12)Ci sono molte vie che portano alla Vita e c’è un mezzo sicuro per raggiungerla: essere autentici. A cura della Parrocchia dell’Invisibile.
Queste le domande e le riflessioni fatte nel corso della diretta a Luca e Monica
tizi: Bellissima l’assonanza tra VERITA’ e ESSENZIALITA’. Gesù è davvero la strada che ci svela a noi stessi, svela la nostra UMANITA’. E se “il posto” fosse già questo che abbiamo utti?!?!?!??
sauros: Molto bello questo valore di avere questa insaziabile voglia di prossimo e di relazioni che ci hai presentato, che io sento profondamente in me e anche da parte di chi “ufficialmente non crede” come tu ci testimoniavi. Io credo che conoscere, condividere, creare, conoscere nuovi amici, conoscendo persone più umane, sensibili e costruttive ancora più tenaci di te, imparando da loro, vivendo senza rimpianti…
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domenica 7 maggio 2017

Quanti anni ho, io? A chi importa! Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento.

By collinadeiciliegi.wordpress.com

Ho gli anni che servono

Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma, ma con l’intento di continuare a crescere.Ho gli anni in cui si cominciano ad accarezzare i sogni con le dita e le illusioni diventano speranza.Ho gli anni in cui l’amore, a volte, è una folle vampata, ansiosa di consumarsi nel fuoco di una passione attesa.
E altre volte, è un angolo di pace, come un tramonto sulla spiaggia.
Quanti anni ho, io? Non ho bisogno di segnarli con un numero, perché i miei desideri avverati, le lacrime versate lungo il cammino al vedere le mie illusioni infrante valgono molto più di questo.
Che importa se compio venti, quaranta o sessant’anni!
Quel che importa è l’età che sento.
Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.
Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.Quanti anni ho, io? A chi importa!
Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento.

José Saramago

da: https://collinadeiciliegi.wordpress.com/2015/11/22/ho-gli-anni-che-servono/

Chris Stapleton - Tennessee Whiskey (Audio)