State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...

State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...
State buoni , Se potete - San Filippo Neri ... Tutto il resto è vanità. "VANITA' DELLE VANITA '> Branduardi nel fim - interpreta Spiridione. (State buoni se potete è un film italiano del 1983, diretto da Luigi Magni, con Johnny Dorelli e Philippe Leroy).

domenica 31 gennaio 2016

La gente aspetta tutta la settimana il venerdì, tutto l'anno l'estate, tutta la vita la felicità e si dimentica di vivere l' OGGI.

ORIGINALLY POSTED ON LEGGOERIFLETTO

Le buone notizie - Thich Nhat Hanh

Le buone notizie non vengono stampate.
Le buone notizie le stampiamo noi.
Ne tiriamo un’edizione speciale ogni momento
e vorremmo che la leggessi.
La buona notizia è che sei vivo
e che l’albero di tiglio è ancora lì,
e svetta saldo nel rigido inverno.
La buona notizia è che hai splendidi occhi
che toccano il blu del cielo.
La buona notizia è che
il tuo bambino è lì davanti a te,
e che tu hai due braccia disponibili.
Abbracciarsi è possibile.
Si stampa solo ciò che non va.
Guarda ognuna delle nostre edizioni speciali:
noi offriamo tutto ciò che va.
Vogliamo che tu ne tragga beneficio
e che ci aiuti a proteggerle.
Lì, sul marciapiede, un fiore di tarassaco
ci offre il suo splendido sorriso
e canta la canzone dell’eternità.
Ascolta! Hai orecchie in grado di udirla.
China il capo. Ascoltala.
Lasciati dietro il tuo mondo di dolore
e di preoccupazioni
e sii libero.
L’ultima buona notizia è che puoi farlo.

Thich Nhat Hanh (monaco buddista)


La determinazione

Quando la determinazione cambia, tutto inizia a muoversi nella direzione che desiderate. Nell’istante in cui decidete di vincere, ogni nervo e fibra del vostro essere si orienteranno verso quella realizzazione. 
D’altra parte se pensate: “Non funzionerà mai”, proprio in quel momento ogni cellula del vostro essere si indebolirà, smettendo di lottare, e tutto volgerà al fallimento.

Thich Nhat Hanh (monaco buddista)




La gente, di solito, considera un miracolo camminare sull’acqua o per aria, ma io credo che il vero miracolo sia camminare sulla terra. 
Tutti i giorni ci imbattiamo in miracoli che non riconosciamo come tali: un cielo azzurro, nuvole bianche, foglie verdi, gli occhi, neri e curiosi di un bambino, i nostri stessi occhi.

Thich Nhat Hanh (monaco buddista)




La paura, una sensazione che nasce da dentro e ci può attanagliare.
Come una morsa che ci porta all’inazione e quindi alla “non vita”.
Come sconfiggerla? Come superarla traendo da dentro di noi una forza inaspettata?
Qualcuno la chiamerebbe resilienza, quella energia che ci nasce da dentro e ci fa essere grandi quando fuori il mondo vacilla e la paura fa capolino all’uscio dell’esistenza.
A noi la scelta di farci sopraffare, a noi la scelta di vincerla ed essere profondamente umani e straordinariamente ricchi di risorse.
La prima regola è quella di riconoscere ciò che ci fa paura e indagare le motivazioni che ci spingono a provarla, così facendo la paura stessa si attenua e i contorni si fanno meno vividi, più superabili.


Thich Nhat Hanh (monaco buddista)
dal libro “Paura” di Thich Nhat Hanh




Pensiamo che, per essere più felici, dovremmo reprimere o ignorare le nostre paure. Quando pensiamo alle cose che ci spaventano non ci sentiamo a nostro agio, così allontaniamo i nostri timori negandoli: «Oh no, non voglio pensarci». Cerchiamo d’ignorare la paura, che tuttavia continua a restare presente.
Il solo modo per liberarsi dalla paura ed essere davvero felici è riconoscerla e cercarne le radici profonde. Invece di tentare di rifuggirla, possiamo invitarla ad affiorare alla coscienza e osservarla con uno sguardo limpido e profondo.

Thich Nhat Hanh (monaco buddista)
dal libro “Paura” di Thich Nhat Hanh





Buona giornata a tutti. :-)


GRAZIE alle buone notizie  
 di … Stefania P.

CHARLIE CHAPLIN DISCORSO ALL’ UMANITÀ


“PENSIAMO TROPPO E SENTIAMO POCO. PIÙ CHE MACCHINARI, CI SERVE UMANITÀ. PIÙ CHE ABILITÀ, CI SERVE BONTÀ E GENTILEZZA”


CHARLIE CHAPLIN DISCORSO ALL’ UMANITÀ

12CP_CHARLIE2_2149410g




































ABBIAMO I MEZZI PER SPAZIARE, MA CI SIAMO CHIUSI IN NOI STESSI; LA MACCHINA DELL’ABBONDANZA CI HA DATO POVERTÀ; LA SCIENZA CI HA TRASFORMATO IN CINICI; L’ABILITÀ CI HA RESI DURI E CATTIVI. PENSIAMO TROPPO E SENTIAMO POCO. PIÙ CHE MACCHINARI, CI SERVE UMANITÀ. PIÙ CHE ABILITÀ, CI SERVE BONTÀ E GENTILEZZA. SENZA QUESTE QUALITÀ, LA VITA È VIOLENZA, E TUTTO È PERDUTO.”

giovedì 28 gennaio 2016

SPARIRÀ CON ME CIÒ CHE TRATTENGO, MA CIÒ CHE AVRÒ DONATO RESTERÀ NELLE MANI DI TUTTI.

A una persona cara che non c’è più...

foto
immagine inascoltodelcuore


Signore non ti chiediamo perché ce lo hai tolto,
ma ti ringraziamo per avercelo dato.

I nostri occhi pieni di lacrime
sono fissi nei tuoi pieni di luce

Sant’Agostino


CIAO ARDUINO…


Commesso_viaggiatore_nel_deserto

SPARIRÀ CON ME CIÒ CHE TRATTENGO, MA CIÒ CHE AVRÒ DONATO RESTERÀ NELLE MANI DI TUTTI.

immagine dal web
d9760-10363553_10203747929610556_4777210029571783485_n
Estate 2015

                       ARDUINO direbbe

 Se mi ami non piangere! 
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo; se tu potessi vedere e sentire
quello che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine
e in questa luce che tutto investe e penetra, tu non piangeresti se mi ami.
Qui si é ormai assorbiti dall’incanto di Dio e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo, quanto piccole e fuggevoli, al confronto!
Mi é rimasto un profondo affetto per te; una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Ora l’amore che mi stringe profondamente a te, é gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa, tu pensami così!
Nelle tue battaglie, nei tuoi momenti di sconforto e di stanchezza,
pensa a questa meravigliosa casa, dove non esiste la morte,
dove ci disseteremo insieme nel trasporto più intenso,
alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
Non piangere più se veramente mi ami!



La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.
www.aforismario.net
 Henry Scott Holland (1864- 1918).


Se mi ami non piangere è del gesuita Giacomo Perico (1911-2000)

La morte non è niente.

La morte non è niente* poesia di Sant'Agostino - Video poesia Massimo Rotundo



 La morte non è niente* del canonico anglicano 

 Henry Scott Holland (1864- 1918).

da qui il post ...
 programmato per oggi.

La natura, quando vuole comunicare con noi, non trovando altro modo, riempie il nostro animo di ritmi e melodie!

Sparirà con me ciò che trattengo, ma ciò che avrò donato resterà nelle mani di tutti.

Perché cerchi la gioia fuori da te, non sai che la potrai trovare solo nel tuo cuore?

Non puoi attraversare il mare semplicemente stando fermo e fissando le onde. Non indugiare!

Cercherò sempre di cacciare ogni malignità dal mio cuore perchè possa fiorire in essa l’amore.

Il bambino chiama la mamma e domanda: “Da dove sono venuto? Dove mi hai raccolto?” La mamma ascolta, piange e sorride mentre stringe al petto il suo bambino. “Eri un desiderio dentro al mio cuore.”

Abbi sempre fede nell’amore anche quando ti farà soffrire.

La lezione più importante che l’uomo possa imparare in vita sua non è che nel mondo esiste il dolore, ma che dipende da lui stesso trarne profitto e che gli è consentito trasformarlo in gioia.

Il fiore si nasconde nell’erba, ma sempre il vento sparge il suo profumo.

La nuvola nasconde le stelle e canta vittoria ma poi svanisce: le stelle silenziose, durano.
Quando siamo grandi in umiltà, siamo più vicini a ciò che è grande.

Se piangi per aver perduto il Sole, le lacrime non ti permetteranno di veder le Stelle.

Se si chiude la porta a tutti gli errori, anche la verità resterà fuori.


 “il centenario”  6 Dicembre 2014 

                  
ABBI SEMPRE FEDE NELL’AMORE ANCHE QUANDO TI FARÀ SOFFRIRE…

FRASI FAMOSE DI POETI E FILOSOFI


FRASI FAMOSE DI POETI E FILOSOFI – 2

Ti auguro tempo...

Immagine :francescaceccherini.blogspot.it


Ti auguro tempo
Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non
solo per te stesso,ma anche per donarlo agli altri.
ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull’orologio.

Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.

Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno , ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.


Ellie Michler


                                      fonte  romenablog:
                                       Luca Mauceri  Ti auguro tempo Ellie Michler 



20150818_090500

A Romena lo chiamiamo ‘tempo di fraternità’.

E’ uno spazio che chiunque voglia può vivere da noi per una o due settimane, per incontrare se stessi e gli altri, per ascoltare la natura, per prendere contatto con i propri bisogni più veri.
Questa foto è stata scattata stamani, durante il momento di preghiera che apre ogni giornata. Il resto sarà pura semplicità: un po’ di lavoro, tanti momenti di incontro e di convivialità, e molte finestre aperte sulla bellezza di ciò che abbiamo intorno, quando riusciamo a guardarlo.
Stamani era bello anche solo assistere alla calda atmosfera che sprigiona questo stare insieme. Mi ha fatto sentire il profumo della vacanza vera, che inizia quando ci separiamo davvero da ciò che non è essenziale, e invece ci rendiamo presenti con la mente e il cuore con noi stessi e con chi amiamo.
Questo stile di stare insieme assomigliava a una poesia di Ellie Michler che mi ha fatto conoscere Luca Mauceri, e che si intitola “Ti auguro tempo”. In questi giorni di agosto, giorni in cui gli spazi e i tempi dedicati a noi possono dilatarsi, mi piace dedicarvela…
 Posted on by

Noi eravamo partiti il  17 Agosto  Isabella & GiuMa


Abbiamo vissuto la fraterintà dal 10 al 17 Agosto
sotto scriviamo tutto.
>>> Esperienza che vi riporta alla vita.
 Isabella & Giuliano




mercoledì 27 gennaio 2016

Perché il deserto? e benedetti...i miei tanti deserti.

Perché il deserto? (Giovanni Vannucci)
>>> Perché il deserto?

ANOTHERSEA

Dal deserto…


tuareg-640x320


Un proverbio Tuareg recita:

Dio ha fatto una terra con l’acqua perché gli uomini potessero vivere, e una terra priva d’acqua perché gli uomini potessero aver sete, e il deserto, terra con acqua e terra priva d’acqua, perché potessero trovare la loro anima.




Il deserto è caratterizzato dalla “continua tensione fra opposte polarità, molto caldo e molto freddo, sterilità e fecondità, oasi ricche d’acqua e sabbia e pietre aride. Questo precario equilibrio tra estremi opposti rende l’esperienza del deserto “affascinante e minacciosa allo stesso tempo”, ma ogni volta che lo si attraversa, che si combatte con queste “forze” ogni volta che siamo costretti a misurarci con qualche “limite” non abbiamo che due possibilità: soccombere o resistere, in ogni caso l’attraversamento ci metterà davanti alla nostra anima e la sua visione è sempre straordinaria, svela ciò che veramente siamo sotto lo sguardo dell’Amore e della compassione il mistero infinito e la grandezza della libertà fatta di tutti quei piccoli, stanchi, affannati , sofferti e guadagnati passi verso la Speranza! Benedico i miei tanti deserti… i segni di ogni caduta li tratto come diademi , al buio brillano di bellissima luce e mi rammendano chi sono.. ricordo l’arsura e le oasi di acqua e refrigerio, ma più di ogni altra cosa la vastità del silenzio capace di tramortire ogni dolore e ogni rabbia..la solitudine “piena” di una Presenza invisibile capace di colmare più di ogni altra cosa al mondo….ma soprattutto so, di non aver paura, mai più!
 by montgiusi  Giusy Montalbano




                                                       @@@@GiuM@@@@@

                                              Suono del vento con immagini del deserto


Lettere dal deserto è un film documentario dal contenuto profondo, denso di quel lirismo necessario per raccontare una esperienza di vita permeata di spiritualità: la vicenda terrena di Carlo Carretto, che dall'insegnamento di Charles de Foucauld e dei suoi Piccoli Fratelli ha tratto le verità che hanno guidato il percorso della sua vita.Questo itinerario spirituale, questo viaggio d'amore alla ricerca di un costante dialogo con Dio è raccontato con splendide e suggestive immagini del deserto Sahariano, dell'Umbria e dell'Ardèche, con intense testimonianze di Leonello Radi, Gian Carlo Sibilia, Arturo Paoli, Liliana Carretto, del Card. Carlo Maria Martini, di Ernesto Balducci e Tonino Guerra.
Un messaggio di speranza per l'uomo alle soglie del Terzo Millennio.





Lettere dal deserto*








domenica 24 gennaio 2016

Diritti tradizionali e valori fondanti. La lettera di Julián Carrón al "Corriere della Sera"

Julián Carrón e le unioni civili.





Diritti tradizionali e valori fondanti. La lettera di Julián Carrón al "Corriere della Sera"
Corriere della Sera
(Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione) Caro direttore, dopo mesi di discussioni intorno alle unioni civili, il disegno di legge Cirinnà approda in Parlamento, scatenando una nuova manifestazione di piazza, anzi due, una a favore e una contraria. Chi sostiene il progetto reclama il riconoscimento di nuovi diritti; chi vi si oppone lo fa per difendere diritti tradizionali.
Qual è la causa dell’asprezza dello scontro in atto? Una parte dell’opinione pubblica rivendica questi nuovi diritti come una conquista di civiltà, un’altra li considera un attentato ai valori fondanti la civiltà occidentale. Perciò intorno ad essi si producono fratture sociali e conflitti politici che sembrano insanabili. Perché tanto fascino e tanta avversione?
Domandiamoci da dove traggono origine i cosiddetti nuovi diritti. Ciascuno di essi pesca, in ultima istanza, in esigenze profondamente umane: il bisogno di amare e di essere amati, il desiderio di essere padri e madri, la paura di soffrire e di morire, la ricerca della propria identità. Ecco il perché della loro attrattiva e del loro moltiplicarsi, con la segreta aspettativa che l’ordine giuridico possa risolvere il dramma del vivere e garantisca «per legge» una soddisfazione dei bisogni infiniti propri di ogni cuore.
La proposta Cirinnà nasce dentro questo contesto, con l’intento di rispondere al desiderio di un compimento affettivo tra persone dello stesso sesso che si legano tra loro, configurando nuove formazioni sociali e reclamandone il riconoscimento. Con tutto il rispetto dovuto al dibattito giuridico, qui mi preme sottolineare che a tema è sempre l’uomo e la sua realizzazione. Dietro ogni tentativo umano c’è un grido di compimento. Ma questo tentativo, per quanto sincero, è in grado di rispondere?
Non sempre la cultura contemporanea, di cui tutti facciamo parte, guarda ai bisogni profondi dell’io cogliendo tutta la portata infinita delle esigenze umane costitutive; e quindi, spesso, offre risposte parziali e perciò inadeguate. Ma il desiderio umano si lascia davvero comprimere così facilmente? Come ci ha insegnato Cesare Pavese, «ciò che un uomo cerca nei piaceri è un infinito, e nessuno rinuncerebbe mai alla speranza di conseguire questa infinità». La goccia non riuscirà mai a riempire il bicchiere della vita. Un esempio di questo è la testimonianza - in cui mi sono imbattuto di recente - di un omosessuale, che si occupa di moda, ha un bel lavoro e una relazione con un compagno. A una coppia di amici incontrati per caso confida che non è felice e dice loro: «È come se mi mancasse qualcosa, è come se vivessi la mia vita a partire da una reazione, da una difesa. Ciò mi rende inquieto».
Inquieto, come tutti. Tutti tendiamo continuamente a ridurre il nostro desiderio a una immagine creata da noi, perché così pensiamo di avere la soluzione a portata di mano. Ma l’uomo reale non si accontenterà mai. Anzi, il prezzo da pagare è molto alto: soffocare dietro le sbarre della prigione che ci si è costruiti. L’insoddisfazione può essere risanata con l’approvazione di una legge? Tanti credono di sì. Questo spiega la lotta accanita per approvarla. D’altra parte, chi ritiene che questo mini le basi della società si oppone spesso con lo stesso accanimento, senza riuscire a sfidare minimamente, anzi, alimentando, la posizione che combatte.
«Chi ci libererà da questa situazione mortale?», si domandava già san Paolo. Solo un incontro vivo che esalti l’umanità dell’uomo e gli restituisca il suo respiro originale potrà liberarlo dalla dittatura dei suoi desideri ridotti, facendogli nascere la voglia di un’altra forma di vita; solo un tale incontro può costituire una risposta adeguata alle riduzioni che pure vediamo e rispettosa della libertà altrui. Come il rapporto di amicizia che quella coppia ha offerto all’amico omosessuale, che lo ha portato a dire: «Sarebbe bello vivere il lavoro e i rapporti come li vivete tu e tua moglie. Siete speciali in un modo normale. È bello parlare con voi». E poi ha chiesto: «Come fate a vivere così?».
È una documentazione di ciò che don Giussani ci ha sempre richiamato: «In una società come questa non si può creare qualcosa di nuovo se non con la vita: non c’è struttura né organizzazione o iniziative che tengano. È solo una vita diversa e nuova che può rivoluzionare strutture, iniziative, rapporti, insomma tutto». La stessa vita che sfidò la sete della donna di Samaria che i cinque mariti non avevano soddisfatto.
Non è forse questo che tutti si aspettano da noi cristiani? «Ciò che manca non è tanto la ripetizione verbale o culturale dell’annuncio. L’uomo di oggi attende forse inconsapevolmente l’esperienza dell’incontro con persone per le quali il fatto di Cristo è realtà così presente che la loro vita è cambiata. È un impatto umano che può scuotere l’uomo di oggi: un avvenimento che sia eco dell’avvenimento iniziale, quando Gesù alzò gli occhi e disse: "Zaccheo, scendi subito, vengo a casa tua"» (don Giussani). Ci viene qui indicato il metodo attraverso il quale il cristianesimo è accaduto e sempre riaccade. In altre parole, Cristo non è un ornamento per una soluzione da cercare altrove, ma la chiave stessa della soluzione. Solo Cristo, come avvenimento presente nella vita delle persone, è in grado di liberare l’uomo dalla sua riduzione e di fargli desiderare e sperimentare quella pienezza per cui è fatto. «Sarebbe bello vivere il lavoro e i rapporti come li vivete tu e tua moglie». Senza una simile esperienza di liberazione, qualunque risposta cosiddetta «concreta» sarà sempre insufficiente. Ciascuno di noi ne ha prova diretta nella sua vita.
Qual è, dunque, il vero contributo che ciascuno di noi cristiani è chiamato ad offrire al dibattito in corso, nella fedeltà alla tradizione della Chiesa e ai suoi insegnamenti, che non sono in discussione? «Noi sappiamo che la migliore risposta alla conflittualità dell’essere umano del celebre homo homini lupus di Thomas Hobbes è l’"Ecce homo" di Gesù che non recrimina, ma accoglie e, pagando di persona, salva». È da questa certezza testimoniata da papa Francesco che possiamo partire nel rapporto con chiunque, per «costruire insieme con gli altri la società civile» (Firenze, 10 novembre 2015), offrendo - fin dove è possibile - il nostro contributo per migliorare le cose, in vista del bene di tutti.

*


Repubblica.it
(Eugenio Scalfari) Bergoglio ha chiesto di non confondere unioni civili e matrimonio, ma nello stesso giorno ha parlato di amore misericordioso per quanti vivono situazioni diverse dalle nozze, per scelta o per circostanze della vita. Sullo scontro di piazza, tra organizzatori del Family Day e associazioni laiche, non interviene. E all'episcopato italiano già da tempo ha ricordato che non deve occuparsi di politica. "La Chiesa ha indicato al mondo che non ci può essere confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione". Questo ha detto papa Francesco nel suo discorso di venerdì all'apertura dell'anno giudiziario del tribunale della Sacra Rota e questo avrebbe significato un passo indietro rispetto all'apertura verso la modernità contenuta nelle prescrizioni del Concilio Vaticano II la cui citazione finora Francesco ha sempre assunto come il maggior compito del suo pontificato. Ma non ha detto soltanto  (...)
Pubblicato da  Kairos