State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...

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State buoni , Se potete - San Filippo Neri ... Tutto il resto è vanità. "VANITA' DELLE VANITA '> Branduardi nel fim - interpreta Spiridione. (State buoni se potete è un film italiano del 1983, diretto da Luigi Magni, con Johnny Dorelli e Philippe Leroy).

martedì 2 dicembre 2014

Annuncio di Avvento 2014 - Kiko Arguello ...

Kairòsterzomillennio


scribd.com/ >>> Kiko Arguello: Estratto da Annuncio di Avvento 2014


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La (cattiva) teologia è figlia della (cattiva) filosofia... 




Durante l'Annuncio di Avvento, Kiko Arguello ha letto alcuni brani tratti da testi del prof. Stefano Fontana a commento del recente Sinodo straordinario sulla Famiglia. Gli articoli integrali possono essere letti qui:



  1. kairosterzomillennio.blogspot.com/.../la-teologia-di-rahner-spiega-la-resa...



    15 nov 2014 - La teologia di Rahner spiega la resa davanti al mondo ... è se la completa vittoria di Karl Rahner nella teologia cattolica sia già avvenuta.


    kairosterzomillennio.blogspot.com/2014/10/al-termine-del-giorno.html



    16 ott 2014 - Vescovi divisiColpa della (cattivafilosofia ... Del resto, anche ivescovi non cadono dal cielo, ma hanno avuto dei maestri e sono stati educati ...

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    Stefano Fontana ha scritto diversi altri articoli sul Sinodo sulla Famiglia pubblicati su www.lanuovabq.it.
    Eccone l’elenco:


    Fedeli semplici, pastori dubbiosi


    Vescovi divisi? colpa della (cattiva) filosofia


    Kasper: la pastorale è un pretesto


    Melloni arruola il Papa come leader dei progressisti


    Sinodo famiglia: la posta in gioco è un’altra

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    Riporto inoltre dello stesso autore:

    Fede, impegno politico e crisi antropologica. 
    17-11-2012 - di Stefano Fontana

    VIII Giornata sociale diocesana – Catania, 17 novembre 2012

    La crisi antropologica è una crisi teologica

    Vediamo innanzitutto cosa si intende per questione antropologica, una espressione ormai entrata nell’uso corrente ma che i cattolici non considerano ancora nel suo enorme peso. La questione antropologica assume un senso stretto e un senso ampio.
    In senso stretto si pone da quando le biotecnologie possono disporre della identità umana. La questione antropologica si pone quando nasce Luise Brown, la prima bimba nata con fecondazione in vitro. Per la prima volta un essere umano nasceva non concepito nel corpo di una donna. Per la prima volta la relazione tra u0mo e donna è diventata superflua per la generazione di una nuova vita. Sicché oggi un bambino che nasce può avere fino a sei genitori tra genitori biologici e sociali. La separazione tra sessualità e concepimento produce la dissoluzione delle relazioni naturali, la creazione di una società composta di individui asessuati, la sostituzione della natura con la cultura. La punta più acuta della questione antropologica è l’ideologia del gender con la pretesa di scegliere il proprio orientamento sessuale: donne e uomini non si nasce, si diventa. Nel prossimo futuro sarà sempre più facile essere padre senza essere uomo ed essere madre senza essere donna, avere un figlio senza partorirlo, concepirlo da sola senza bisogno dell’uomo, progettare un figlio, contrattare un figlio con una donna fornitrice di utero in affitto, selezionare un figlio. La richiesta del riconoscimento delle coppie omosessuali ha tutto questo alle spalle ed ha questo come scopo. Non ci sono associazioni che tutelano presunti diritti delle coppie di fatto eterosessuali. Ciò significa che il problema non sono i diritti dei conviventi. Questo semmai è per aprire la strada alla coppia omosessuale, il vero cambiamento epocale, perché oggi la coppia omosessuale può avere dei figli. Non si tratta nemmeno della questione di diritti degli omosessuali. Si tratta di molto di più: di una società diversa da quella che per secoli abbiamo conosciuto. Si tratta di produrre la persona in laboratorio, di sostituire la famiglia con qualcos’altro.
    In senso lato la questione antropologica significa l’autolimitazione della ragione (Benedetto XVI). La ragione è retrocessa da ambiti che un tempo considerava alla sua portata e si è ridotta ad essere ragione calcolante i misurante. L’ambito della religione e della morale vengono considerati irrazionali, non conoscibili dalla ragione, oggetto di pure scelte. Gli ambiti del matrimonio o della convivenza, della vita o della morte del concepito, del bene o del male sono considerati oggetto di opinione. Il mondo dell’irrazionale si è così allargato, non si distingue tra la religione cristiana e lo yoga. La politica è il luogo della ragione pubblica, ma in questo clima irrazionale la politica perde la guida della ragione, diventa tecnica e non riesce più a guardare al bene comune, che è un concetto etico. Sparisce il modello del bene comune e prevale l’individualismo dei desideri. Del bene comune fa parte la legge morale naturale, ma la ragione oggi si ritiene incapace di conoscerla.
    Con queste osservazioni però si comprende che la questione antropologica in realtà è questione teologica. Eliminato il concetto di natura nulla più rimanderà al Creatore. Sparita la natura sparisce l’idea stessa di un Creatore. La fede cristiana non può stare senza la natura, perché allora non ci sarebbe più la natura corrotta dal peccato delle origini e non ci sarebbe più bisogno del Salvatore. Il Battesimo non donerebbe più una seconda natura e non costituirebbe più nessuna rinascita. La Grazia non avrebbe più una natura da purificare. Senza natura non c’è più legge morale naturale.
    La fede cristiana ha anche bisogno della famiglia naturale. tutto il suo lessico teologico è incentrato su di essa. Se l’uomo del futuro non dovesse più fare esperienza della famiglia naturale non capirebbe più cosa voglia dire la parola padre, figlio, fratello, parole  senza delle quali non c’è fede cristiana.
    La lotta alla fede cristiana è stata condotta spesso direttamente contro di essa. Ma l’attacco principale è avvenuto e avviene indirettamente: corrodendo le basi naturali su cui essa si fonda. Prendiamo ancora la realtà della famiglia. Marx diceva che siccome la base della Sacra Famiglia è la famiglia terrena è quest’ultima che si deve eliminare per eliminare quella. Lo scopo ultimo delle legislazioni contro la famiglia non è sociale ma religioso. I cattolici però non sempre capiscono che difendendo la natura e la famiglia si difende la possibilità della fede cristiana.

    Fare i conti con la secolarizzazione

    Davanti a questi esiti disumani della secolarizzazione, la prima cosa da fare sia di riconsiderare la secolarizzazione stessa. La secolarizzazione doveva essere -  secondo gli ottimisti – una acquisizione di autonomia del mondo dalla religione utile a purificare la stessa religione. Invece è stato un processo di eliminazione della religione cristiana dallo spazio pubblico. Eliminata però la religione dallo spazio pubblico alla  secolarizzazione religiosa è seguita fatalmente la secolarizzazione etica, per cui dallo spazio pubblico ormai sono eliminati anche i grandi valori etici legati alla legge morale naturale. Pluralismo e tolleranza riguardano non più solo le fedi religiose ma anche l’adesione o meno ai principi della legge naturale. Anzi, come abbiamo visto, la corrosione di questi principi della legge morale naturale, frutto della secolarizzazione religiosa, produce a sua volta nuova secolarizzazione religiosa in quanto toglie alla religione le basi naturali perché possa essere comprensibile e ragionevole, relegandola  perciò inevitabilmente nel privato, come se fosse una setta. Senza natura umana, infatti, non è nemmeno più possibile percepire la ragionevolezza della fede cristiana, ragionevolezza è sinonimo di naturalezza. Ma si noti che inevitabilmente anche il vissuto della fede nel privato è così soggetto a secolarizzazione: come si può accettare il relativismo religioso ed etico nel campo pubblico e mantenere viva l’adesione a significati assoluti nella propria anima? Poco a poco anche la nostra vita interiore cede il passo al relativismo e si inaridisce. Non si creda che sia possibile che la religione cristiana sia relegata nel privato senza che poi anche da questo sia irrimediabilmente espulsa.
    C’è stato un lungo periodo, che in alcuni tuttora dura, nel quale si pensava che la secolarizzazione fosse frutto dello stesso cristianesimo. Si diceva che le ideologie e i progetti politici della modernità erano nient’altro che il messaggio cristiano secolarizzato e quindi erano figli illegittimi del cristianesimo, illegittimi ma pur sempre figli. Da qui un sguardo benevolo sulla secolarizzazione vista come occasione positiva per il cristianesimo di purificarsi dai legami con l’ordine sociale e politico. Il cristianesimo non è una religione integralista e quindi è vero che una legittima laicità è un suo portato. Ma l’ordine sociale e politico, nella sua autonomia, dipende direttamente dalla morale e dipende indirettamente anche dalla religione in quanto non è in grado di fondarsi da sé senza diventare disumano. Si deve dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio,  ma anche Cesare ha dei doveri verso Dio.
    Abbiamo assistito a due aspetti della secolarizzazione che non erano stati completamente previsti. Il primo è l’esito anticristiano di questa secolarizzazione ce sarebbe nata dal cristianesimo. Il secondo è che nello sviluppo della secolarizzazione c’è un punto di non ritorno, una svolta non recuperabile di abbandono senza possibilità di ritorno del rapporto con la fede cristiana. Ad un certo punto – e secondo molti analisti ciò avviene con Comte – la secolarizzazione “esce” da qualsiasi rapporto con il cristianesimo e diventa radicalmente anti-cristiana. Diventa una nuova religione. La ragione umana fuori della fede si limita a constare relazione e diventa relativismo e si impone come tale. La ragione fuori della fede diventa positivismo e il positivismo è radicalmente anticristiano.

    L’impegno politico del cattolico

    Davanti a questi scenari come si colloca l’impegno politico del cattolico? Qui siamo spesso presi da un grande sconforto. Non solo e non tanto per una certa superficialità di comportamento. Da Todi 1 e da Todi 2 non è uscito niente. Il cardinale Bagnasco aveva fatto un eccellente discorso a Todi 1 ma non è stato minimante sviluppato. Non di rado sono proprio i politici cattolici a presentare nei consigli comunali proposte di legge di istituzione dei registri delle DAT o per il riconoscimento delle coppie omosessuali. Se esamino l’arco dell’associazionismo cattolico trovo di tutto quanto ad impegno politico. Ad ogni appuntamento referendario o elettorale connesso con i principi non negoziabili ci presentiamo divisi. Alla formazione sociale e politica dedichiamo risorse spesso estemporanee. Questo è sotto gli occhi di tutti, ma non è poi questo che conta veramente. Quanto piuttosto una incertezza teologica, una confusione teologica circa il modo di guardare al mondo e al rapporto della fede della Chiesa con il mondo.
    I punti decisivi mi sembrano due.
    L’impegno politico del cattolico è indirizzato orizzontalmente a organizzare il bene comune sul piano naturale o è indirizzato a ordinare le cose a Dio? C’è oggi una forte spinta alla orizzontalizzazione in base ad una non ben compresa laicità. La laicità è la legittima autonomia del piano naturale rispetto al piano soprannaturale. Il piano naturale, in quanto è frutto della creazione e ordinato alla salvezza è in sé buono. Però è anche gravato dal peccato per cui non solo non è in grado di darsi e darci la salvezza ma anche non è in grado di realizzare se stesso al suo proprio livello. Il problema della laicità, e quindi della politica, è un problema squisitamente teologico: si tratta di stabilire se l’ordine naturale può fare da solo o no. Se il bene comune abbia bisogno della fede cattolica o no. Se il cristianesimo sia solo utile o indispensabile. Se sia possibile risolvere la questione sociale fuori del Vangelo. La laicità vera è quella che intende l’ordine naturale come autonomo ma non come autosufficiente. Il resto è laicità falsa. E’ la superbia del mondo che vuole salvarsi da solo. Sono due religioni. Oggi i cattolici in società parlano solo dell’uomo. Dopo la svolta antropologica una proposta di parte cattolica è sempre presentata come una proposta laica, adatta al mondo, su misura per l’uomo. Ma il mondo non aspetta dai cattolici solo un discorso umano. Un discorso umano è sempre “troppo umano”. Non possiamo andare sempre d’accordo col mondo. Non possiamo intervenire solo sulle questioni che nel mondo hanno il vento nelle vele come è successo sul referendum sull’acqua, trasformato in una questione dogmatica di vita o di morte mentre invece era una questione opinabilissima. In questi casi sposiamo la logica del mondo e siamo contenti quando siamo con esso in armonia.
    Il secondo punto è che dobbiamo recuperare il rapporto tra impegno politico, dottrina sociale della Chiesa e totalità della dottrina cristiana. Un cattolico in politica dovrebbe essere in grado di chiarirsi cosa c’entra il dogma della Trinità nella costruzione della società, oppure se è un elemento che si può tranquillamente trascurare. Il dogma nutre la Chiesa e la Chiesa è il Corpo di Cristo nella storia, Corpo che rimane in eterno. Tra dogma e Corpo c’è una unità inscindibile, sicché il dogma non è presente solo nella coscienza del credente, ma si fa per sua natura storia e, quindi, civiltà. La Chiesa ha plasmato la civiltà cristiana occidentale con i suoi dogmi, definiti nei suoi Concili dogmatici. Ora, invece, pensiamo che sia sufficiente impegnarsi per l’uomo, la solidarietà la pace e in questo modo il nostro impegno diventa un generico umanesimo, nutrito di una incerta teologia. Ogni battaglia che ci viene presentata come “etica” la facciamo nostra. Siamo spesso incapaci di leggere dietro alle proposte altrui per scoprirne l’origine teologica e quindi spesso collaboriamo per delle cause che non sono le nostre.

    Seguendo Benedetto XVI

    Per affrontare la questione antropologica e per un nuovo impegno dei cattolici in politica bisogna ripartire da due fondamentali indicazioni di Benedetto XVI.
    La prima riguarda il corretto rapporto tra ragione e fede. Si pensa che la fede coarti la ragione, la soffochi e le impedisca di essere ciò che è. Invece la fede cattolica ha una pretesa che è fonte non di superbia ma di umiltà.
    La pretesa consiste nell’illuminare la ragione, purificarla, correggerla,  ma non per coartarla, bensì per sollevarla ad essere se stessa fino in fondo. La fede vuole che la ragione non perda fiducia in sé e nelle sue capacità, le tiri fuori tutte non vedendo ad interessi di parte. Ciò vale anche per la ragione politica. La Dottrina sociale della Chiesa trasmette alla plitica la luce del Vangelo non per soffocarla bensì per liberarla, perché sia maggiormente se stessa. Le mostra un bene comune che è molto più ampio del semplice benessere e gli dice che è alla sua portata. In questa fase di disillusione e di smarrimento la fede dice alla ragione politica – senza cessare di essere tale e senza diventare religione o antireligione – di riprendersi, di ricominciare la pensare in grande, senza riduzionismi.
    Umile, poi, perché? Perché la proposta della fede cattolica accetta con ciò di essere valutata dalla ragione dato che ha la pretesa di essere ragionevole. La Dottrina sociale della Chiesa ha l’umiltà di essere posta davanti  a politici, imprenditori, sindacalisti per essere valutata con criteri razionali. Se  essa è ragionevole vuol dire che dà un messaggio conforme alla vera natura umana e allora la ragione umana questo lo può verificare. Certo che se la ragione si è talmente ristretta da perdere il concetto stesso di natura umana ciò non è possibile.
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    Identità di genere. Una riflessione antropologica, una prospettiva sociale. 05 settembre 2014

    08-09-2014 - di Stefano Fontana

    Venerdì 5 settembre, a Rovereto (Trento), Stefano Fontana ha tenuto una relazione sul tema “Identità di genere. Una riflessione antropologica, una prospettiva sociale”. L’intervento, che si è tenuto nell’Aula Magna del Liceo internazionale arcivescovile, è avvenuto all’interno di un Corso di formazione per i docenti di Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) della diocesi di Trento. Erano presenti circa 180 insegnanti.
    Stefano Fontana

    Identità di genere
    Una riflessione antropologica, una prospettiva sociale

    In questa mia relazione non descriverò in cosa consista la cosiddetta ideologia del genere e non ne farò la storia[1]. Mi concentrerò solamente sulle sue conseguenze politiche. Il mio orizzonte di riferimento è la Dottrina sociale della Chiesa.

    L’origine della  comunità politica

    La prima conseguenza dell’ideologia del gender sulla società riguarda l’origine stessa della società. La sessualità umana non è indifferente alla costituzione e alla costruzione della società. Quando la DSC ripetutamente sostiene che all’origine della società c’è la famiglia e che questa è una società naturale anteriore allo Stato fa riferimento alla identità sessuata dell’uomo e della donna[2]. Questa identità sessuata di carattere polare contiene due aspetti fondamentali per la società: il primo è lacomplementarietà o reciprocità che fonda la socialità come relazione di accoglienza, il secondo è l’apertura alla vita che fonda la società in quanto proietta il genere umano nel futuro. In ambedue queste dimensioni – la complementarietà tra i coniugi e l’apertura alla vita – si produce l’atteggiamento di accoglienza, senza del quale la società non esiste. Ciò va detto in due sensi. Di uno di questi due sensi parlerò più tardi. Dell’altro possiamo parlare ora e consiste nel non vedere l’altro come un avversario ma come un complice. Lo sguardo per cui l’altro non è ciò che mi ruba il mondo ma è complice nella costruzione di qualcosa che ci comprende entrambi ha la sua origine nella complementarietà uomo-donna. Per cui se l’atteggiamento di accoglienza non c’è lì, nel momento iniziale e costitutivo della vita sociale, ci si chiede come potrà esserci dopo, negli altri aspetti della vita comunitaria. Per questo la Caritas in veritate dice che  «Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiranno. L’accoglienza della vita tempra le energie morali e rende capaci di aiuto reciproco. Coltivando l’apertura alla vita, i popoli ricchi possono comprendere meglio le necessità di quelli poveri, evitare di impiegare ingenti risorse economiche e intellettuali per soddisfare desideri egoistici per i propri cittadini e promuovere, invece, azioni virtuose nella prospettiva di una produzione moralmente sana e solidale, nel rispetto del diritto fondamentale di ogni popolo e di ogni persona alla vita» (n. 28).
    L’ideologia del gender pone all’inizio non una coppia ma degli individui astratti in quanto asessuati. Mentre maschio e femmina sono complementari, individui astratti e asessuati non lo sono. La loro genitalità non è espressiva di una più ampia sessualità di tipo antropologico, ma diventa neutra e, quindi, fungibile in modo diverso. La genitalità si scinde dall’identità sessuata ei diventa tecnica. Gli ideologi del gender accusano i fautori della complementarietà maschio e femmina di intendere la genitalità in modo fissista e, quindi, di depotenziarne il significato. Invece è il contrario, perché qui la genitalità è espressione di una identità antropologica sessuata portatrice di senso, là diventa invece un neutro strumento tecnico privo di volto.
    O la socialità c’è fin dal primo momento in una coppia complementare e aperta alla vita o non si costruisce più in seguito, se non in senso estrinseco e tecnico. Questo è un primo punto.

    Una società in-naturale, ossia una “dissocieta”.

    Una seconda conseguenza riguarda il concetto di natura e di natura umana in particolare. L’ideologia del gender nega l’esistenza di una natura umana considerandola frutto di scelta personale, culturale o ideologica. In questo senso l’ideologia del gender è figlia del “costruttivismo” moderno, secondo il quale la realtà è una costruzione sociale[3]: «L'uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l'essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela»[4]. Il problema è se la società possa stare senza il riferimento alla natura. La natura è quanto ci precede e abbiamo ricevuto. Quanto non abbiamo prodotto noi. La società ha bisogno di qualcosa che non sia sua produzione in quanto ha bisogno di senso e il senso non è mai prodotto. Oggi si tende a dire il contrario: il senso è sempre prodotto. L’ermeneutica ha sostituito la metafisica. Ma la società non può stare senza lo sguardo metafisico che la ponga davanti all’incondizionato, ad un senso ricevuto e non prodotto[5].
    Si noti che anche spiriti laici segnalano la necessità della prospettiva della natura. Il filosofo illuminista Habermas, nel libro “Il futuro della natura umana”[6] ha riconosciuto che il fatto che l’uomo non sia produttore di se stesso è la condizione perché si mantenga la distinzione tra soggettivo e oggettivo, tra artificiale e naturale, tra quanto è cresciuto naturalmente e quanto è stato prodotto tecnicamente.
    La società non può stare senza la natura e in particolare senza natura umana perché è dalla natura che sgorgano i fini. Robert Spaemann, in un ampio saggio recentemente pubblicato in Italia, ha mostrato come il finalismo sia stato sostituito nella cultura occidentale dal determinismo. Hobbes diceva che conoscere una cosa significa immaginare come possiamo usarla quando ne veniamo in possesso, sicché solo l’uomo, secondo lui, ha scopi[7]. La natura, invece, consiste in un mondo di forme e la forma indica non solo che l’uomo è qualcosa (in quanto uomo) e qualcuno (in quanto questo uomo) ma indica anche cosa deve essere, cosa può essere, indica come deve vivere se vuole vivere da uomo. Indica in altri termini i fini. Il concetto di bene comune, per esempio, è un concetto finalistico, di tipo qualitativo, che si nutre delle indicazioni ricevute dalla natura umana. Senza un simile sguardo diventa incomprensibile e su di esso non ci si capisce.
    La natura, in quanto esprime la finalità, su cui non c’è deliberazione umana che riguarda invece solo i mezzi, è dietro di noi come qualcosa che abbiamo ricevuto ma è anche davanti a noi. La Dottrina sociale della Chiesa afferma che la natura sta dietro le culture, in quanto «c’è una profonda unità delle culture nel sapere originario degli uomini»[8], ma sta anche davanti alle culture in quanto ad essa, alla natura umana, tutte le culture tendono, pur nei loro percorsi limitati.

    La ri-educazione della società

    L’ideologia del gender priva la società di questi contesti di senso non prodotto da noi. Ma c’è qualcosa di più. L’ideologia del gender pretende non solo di abolire il riferimento alla natura ma la vuole riplasmare. Siamo così al cuore della “questione antropologica”. L’uomo nuovo, che la modernità non era riuscita a produrre per via politica, ora si tenta di produrre per via culturale e tecnica. L’ideologia del gender non è solo una questione morale, ma si propone come la volontà dell’uomo di rI-creare il mondo. Vengono in mente tante suggestioni passate. Viene in mente Rousseau, il vero padre della modernità, che affermava nel Contratto sociale che chi prende il potere deve essere consapevole di avere il dovere di riplasmare la natura dell’uomo. Vengono in mente i teorici dell’uomo cyborg che esplicitamente dicono: «Noi oggi siamo in grado, letteralmente, di cambiare la natura degli esseri umani»[9]. Oggi queste teorie hanno una nuova dirompente possibilità tecnica: la procreazione in vitro. Il riconoscimento delle coppie omosessuali avrebbe un significato circoscritto se queste coppie non potessero avere figli mediante la procreazione artificiale. 
    La ri-creazione comporta innanzitutto di ri-creare la famiglia. Si va verso una «famiglia polimorfa (ricomposta, monoparentale, omoparentale). La famiglia deve essere scelta»[10]. Viene ricreata la  maternità mediante l’utero artificiale o l’utero in affitto. Ciò richiede sul piano giuridico il riconoscimento di nuovi diritti: diritto delle coppie al matrimonio, diritto al matrimonio per tutti, diritto al figlio, diritto alla maternità. Ciò trasforma il matrimonio da istituzione in contratto. La parentela è sostituita dalla parentalità che prevede diversi tipi di filiazione: biologica, giuridica e sociale sono dissociate tra loro. Rientrano per esempio alla filiazione sociale il compagno della madre biologica di un bambino o la donna che affitta l’utero perché due uomini abbiano un figlio. 
    Che ci troviamo davanti alla volontà di ri-creare il mondo è oggi evidente dal carattere violento e dittatoriale che l’ideologia del gender sta assumendo. E, forse ancora di più, dall’impegno che si sta profondendo a “rieducare” l’uomo con nuovi programmi e testi scolastici obbligatori e pianificati, oltre che con le fiction televisive. In Francia è già realtà, ma anche in Italia siamo molto avanti in questo processo. Soprattutto è già avanti il processo verso l’astensione: a scuola certi temi non si toccano più e su molti campi non si educa più. C’è il pericolo che diventiamo un grande campo di rieducazione.

    L’istituzionalizzazione dell’ideologia del gender e l’obiezione di coscienza

    Una delle caratteristiche più inquietanti dell’ideologia del gender è oggi la sua istituzionalizzazione. Intendo dire con ciò che di essa si fanno carico le istituzioni dello Stato, dai governi alla magistratura, dai comuni alle aziende sanitarie fino alla scuola. Il documento contenente la “strategia” del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio, le direttive per i giornalisti con le indicazioni delle parole da adoperare o meno, i famosi libretti dell’UNAR per i diversi livelli di scuole, poi ritirati, l’uso secondo l’ideologia del gender dei progetti scolastici di educazione alla diversità di genere, la diffusione e l’utilizzo nelle scuole materne di libretti omosessualisti, l’utilizzo tendenzioso della Re.a.dy, la rete della pubblica amministrazione contro le discriminazione legate all’orientamento sessuale, le sentenze con cui i magistrati si sostituiscono al Parlamento in questo campo, come per esempio la recente sentenza circa l’affidamento di una bambina ad una coppia lesbica, i vincoli sempre più stretti che gli ordini professionali pongono ai propri aderenti circa queste questioni etiche ed antropologiche, l’aumento del divieto dell’obiezione di coscienza per i funzionari pubblici e per gli aderenti agli ordini professionali, le sentenze delle Corti di giustizia internazionali che obbligano gli Stati ad approvare leggi in conformità all’ideologia del gender e nello specifico a fare leggi per il riconoscimento giuridico dei matrimoni gay o per la regolamentazione della fecondazione in vitro [famosa quella recente della Corte europea che sanzionava la Francia per non permettere le legge l’utero in affitto, sentenza contro cui si è sollevata l’opinione pubblica francese], le continue e intollerabili pressioni in questo senso delle istituzioni europee, gli arresti, i licenziamenti, la messa all’indice di chi osa sostenere in pubblico cose diverse, l’allineamento di tutta la stampa ufficiale e delle Tv pubbliche … questi ed altri elementi ci dicono che oggi siamo di fronte ad una istituzionalizzazione di questa ideologia, che si configura con la nuova religione laica, una nuova religione civile che viene portata avanti sistematicamente.
    Contemporaneamente si assiste al fenomeno delle Carte costituzionali come campo di battaglia tra antropologie in competizione. La Croazia, tramite un referendum, ha riformato la Costituzione blindando il principio che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna. Al contrario, in Argentina, i partiti liberal, che hanno fatto approvare tutte le leggi possibili secondo l’ideologia del gender, ora vogliono modificare la Costituzione per blindare i nuovi diritti, dato che sono evidentemente anticostituzionali. In Italia, la Consulta ha sentenziato che il divieto della fecondazione eterologa previsto dalla legge 40 è incostituzionale. In questo modo ha sancito la costituzionalità del “diritto al figlio”, che viene trasformato in “cosa” e la costituzionalità di ogni forma di eterologa. Le Carte costituzionali, che dovrebbero essere il terreno di incontro e condivisione tra tutti i cittadini, diventano motivo di scontro lacerante.
    Ho parlato di questi due aspetti – la istituzionalizzazione e la battaglia costituzionale – per evidenziare come siamo davanti ad un fatto nuovo: non si tratta più di nuovi diritti ma di diritto al nuovo, ossia il diritto a creare una nuova umanità.
    -
    [1]Per una sintetica presentazione della problematica rimando ad una mia conferenza reperibile in internet:                  .Rimando anche a E. Montfort, Il concetto di genere nelle nostre società postmoderne, in S. Fontana-G. Crepaldi, La colonizzazione della natura umana. Quarto Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo, Cantagalli, Siena 2012, pp. 133-156 e al fascicolo monografico del “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa” VIII (2012) 3. Un testo forse poco noto, ma molto profondo, di analisi e valutazione dell’ideologia del genere è il documento della Conferenza episcopale spagnola dal titolo "La verdad del amor humano. Orientaciones sobre el amor conyugal, la ideología de género y la legislación familiar" del 26 aprile 2012. Ricordo anche che una sottile, oltre che autorevole, analisi del problema è stata svolta da Benedetto XVI nel Discorso alla Curia romana del 21 dicembre 2012.
    [2] J. Granados, Perché la famiglia? Il luogo delle alleanze originarie per la società e la Chiesa, “Anthropotes” XXVII (2012) 1, pp. 57-82.
    [3] Ha fatto epoca il libro di Peter L. Berger e Thomas Luckmann, La realtà come costruzione sociale, Il Mulino, Bologna 1969. I due autori hanno in seguito rivisto le loro posizioni di allora in Lo smarrimento dell’uomo moderno, Il Mulino, Bologna 2010. Per una critica al costruttivismo si veda
    [4] Benedetto XVI, Discorso alla Curia romana, 21 dicembre 2012.
    [5] Ho approfondito questi temi in: S. Fontana, Parola e comunità politica. Saggio su vocazione e attesa, Cantagalli, Siena 2010.
    [6] J. Habermas, Il futuro della natura umana, Einaudi, Torino 2006. Si veda: I presupposti naturali del poter-essere-se-stessi. La polarità natura-libertà di Jürgen Habermas, in F. Russo (a cura di), Natura cultura libertà, Armando, Roma 2010, pp.
    [7] R. Spaemann – R. Löw, Fini naturali. Storia e riscoperta del pensiero teleologico, Ares, Milano 2013, pp. 141-145.
    [8]  J. Ratzinger,  Progetto di Dio. La creazione, Marcianum Press, Venezia 2012, p. 70.
    [9]  J. Harris, Wonderwoman e Wonderman. Manipolazione genetica e futuro dell'uomo, Baldini e Castoldi, Milano 1997.  p. 38.
    [10]  E. Montfort, Il concetto di genere nelle nostre società postmoderne, “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa”, VIII (2012) 3,  p.  93.

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