State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...

State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...
State buoni , Se potete - San Filippo Neri ... Tutto il resto è vanità. "VANITA' DELLE VANITA '> Branduardi nel fim - interpreta Spiridione. (State buoni se potete è un film italiano del 1983, diretto da Luigi Magni, con Johnny Dorelli e Philippe Leroy).

domenica 24 settembre 2017

*Il Signore è vicino a chi lo invoca*

. Domenica  . 25.a Tempo Ordinario 

Vangelo condiviso

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. 
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore

 Quanti operai, quanti cristiani, quanti sacerdoti, frati e suore che operano a vario titolo nella Vigna del Signore, non sono felici! Vivono la loro “militanza” nella chiesa come sacrificio, duro e severo, più che una missione ed una bella testimonianza, è un timbrare il badge per raccogliere più presenze possibili, per poter acquistare un qualche diritto a posti sempre più privilegiati. Eppure il vangelo di oggi, ha un finale che è di una chiarezza disarmante e per di più, conosciuta da tutti: gli ultimi saranno i primi e i primi, ultimi. C’è poco da meravigliarsi se una parola così chiara e ricordata da tutti, sia anche così ignorata e banalizzata, se consideriamo che gli stessi discepoli non avevano capito niente, infatti poco dopo questa parabola, la madre di Giacomo e Giovanni, andrà da Gesù a chiedere una classica raccomandazione per i figli, per fargli avere il “posto fisso” e di massimo rilievo anche in cielo. La colpa di tanta confusione, però, è tutta di Dio, della sua bontà, del suo Amore che non ha regole o ha regole che non ci piacciono. Basta vedere come si comporta questo padrone, che non conosce e non capisce niente dei diritti del lavoratore e che butta via il suo denaro senza nessun criterio di guadagno. Dovremmo cambiare prospettiva per capire questo padrone, il problema è che vogliamo sempre di più, non perché aspiriamo a vette più alte ma perché ci manca sempre qualcosa e non siamo mai contenti. Ci siamo illusi che aumentando il nostro potere di acquisto, a discapito di chiunque, siamo più felici. Purtroppo questa logica consumistica l’abbiamo trasferita ed impiantata anche nella fede e nella relazione con Dio. Ma come si comporta Dio? La prima cosa che mi emoziona è che il mio Dio è un padrone materno, non manda un altro alla ricerca dei suoi operai. Di prima mattina, è tutto il giorno, esce lui, ed accoglie tutti, senza differenze, non chiede chi è più meritevole, ne Curriculum Vitae particolari o particolari competenze, ma sa che tutti hanno bisogno di dare dignità alla propria vita, che tutti hanno bisogno di poter portare il pane a casa, che tutti indifferentemente, hanno lo stesso diritto, la stessa possibilità, la stessa opportunità per migliorare e cambiare la propria vita. Questa è la paga che dà il padrone, quel denaro è la capacità che è presente in tutti noi, non solo in alcuni, ma in tutti, di rendere questa vita uno spettacolo meraviglioso, una vigna gioiosa e bellissima.

*Il Signore è vicino a chi lo invoca*
. Is 55,6-9; 
. Sal 144;
. Fil 1,20c-24.27a; 
 *Matteo  20,1-16*

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 
"Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: "Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò". 
Ed essi andarono. 
Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 
Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: 
"Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?". 
Gli risposero: 
"Perché nessuno ci ha presi a giornata". Ed egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna". Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: 
"Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi". 
Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 
Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. 
Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. 
Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: 
"Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo". 
Ma il padrone, rispondendo a uno i loro, disse: "Amico, io non ti faccio torto. 
Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. 
Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?". Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi". 
🚩 Paolo Curtaz :
*Giustizia e compassione*
No, certo, Dio non la pensa come noi.
E per quanto ci sforziamo non riusciremo neanche lontanamente ad afferrare la sua visione delle cose.
Così Isaia scuote i deportati in Babilonia indicando loro la corretta logica di Dio: se saranno riscattati, se potranno tornare in Israele, se infine, ritorneranno liberi, non sarà per loro merito ma per iniziativa gratuita del Signore!
Paolo, commosso, riceve da Filippi, la più amata fra le sue comunità, la prima ?europea?, Epafrodito che gli porta consolazione e denaro. È una visita inattesa che aiuta Paolo a sostenere le angustie e la prigionia di Efeso e lo convince a resistere anche se tutto, apparentemente, sembra precipitare nel caos come, forse, sta accadendo a molti fra noi in questo mondo che pare dissolversi.
Come possiamo, allora conoscere la logica di Dio?
Scrutando la Parola, meditandola, celebrandola perché, davvero, diventi lampada i nostri passi.
Come accade, oggi, con l'incomprensibile parabola degli operai dell'ultima ora.
Il padrone della vigna
È il padrone il protagonista della parabola.
È di lui che Gesù vuole parlare, e della sua idea di giustizia e di merito.
Perché in Israele tutti erano convinti, anche gli apostoli!, che la salvezza si dovesse meritare, e che la fede fosse una sorta di contratto fra dare e avere. E anche noi, spesso, pensiamo qualcosa del genere.
Nonostante Gesù, nonostante il vangelo, nonostante duemila anni di cristianesimo.
gli operai della prima ora, e anche noi lo abbiamo pensato: questo padrone esagera pagando gli operai dell'ultima ora come quelli della prima. Non è giusto.
Dio ci invita a superare la giustizia e ad entrare nella sua logica che è ben più ampia.
È giusta, la giustizia, ci aiuta nei comportamenti umani ma, ad un certo punto, raggiunge un limite che non riesce a superare. È allora che c'è bisogno di qualcosa di più grande della giustizia.
Resta, la giustizia, ma non è più sufficiente. Intervengono il perdono, la misericordia, la compassione.
No, la giustizia non basta.
Good news
La splendida notizia della parabola è che il Dio di Gesù ama anche gli ultimi e non soltanto i primi, come dicevano i farisei. E che Dio vuole che tutti siano primi!
È un'altra la giustizia di cui parla Gesù, va più a fondo, supera la proporzionalità, porta gli ultimi al livello dei primi. Seguendo questa logica anche noi discepoli possiamo capire qualcosa di Dio e di noi stessi. Sì, certo, la giustizia fa parte dell'edificio, ma non ne è la pietra angolare.
Davanti a questa sovrabbondanza, a questa savia follia, si respira aria di conversione.
Si convertono i peccatori, capendo che non sono più ultimi.
Si convertono i giusti, che non chiudono più Dio dentro la gabbia della giustizia.
Non è per i nostri meriti che siamo amati da Dio. Ma per i nostri bisogni. E questo amore ci spalanca allo stupore.
I servi
Anche noi fatichiamo ad uscire dalla logica del merito e del giudizio e, quel che è peggio, rischiamo di proiettarla addosso a Dio. Uscita dalla porta, la visione meritoria della fede in qualche modo rientra dalla finestra, opprimendoci sotto pesanti sensi di colpa e di inadeguatezza.
Da questa visione dobbiamo convertirci per credere nel Dio che Gesù è venuto ad annunciare.
Non il merito, ma l'amore gratuito di Dio ci salva. Perciò, accogliendo questo amore, compiamo opere meritorie.
Il padrone, inizialmente protagonista della parabola, viene, durante il colloquio, chiamato correttamente Signore, identificandolo così con Dio. Dopo avere dato ascolto ai servi e spiegato le sue ragioni, insinua un dubbio, come dicevamo.
Non fa una piazzata, non batte i pugni sul tavolo, non fa pesare la sua autorità (può fare quel che vuole del suo denaro!) ma mette una piccola pulce nell'orecchio dei servi.
E, rileggendo il testo, ha di che farlo.
Vedendo gli operai dell'ultima ora ricevere un denaro, quelli della prima ora pensano: «a noi darà di più». Ma, vedendosi pagare solo un denaro mormorano, non hanno nemmeno il coraggio di parlare apertamente!, e dicono: «a loro devi dare di meno». Non dicono quello che pensano, sarebbe stato più onesto. Sono pavidi, chiedono per gli operai delle cinque del pomeriggio meno. Meno di un denaro.
Meno del necessario per sfamare una famiglia. Chiedono per gli altri la fame. Forti con i deboli. Deboli con il forte. Immondi.
Certo, si nascondono dietro alti principi di giustizia, e hanno ragione.
In realtà celano un cuore piccolo che, invece, di reclamare di più, come vorrebbero, si vendica sugli altri perché abbiano di meno. Terribile.
Che fatica
Fatico ad accettare questa parabola disarmante, lo confesso.
Mi sento anch'io come l'operaio se non della prima, della seconda ora. Fatico soprattutto nel superare la giustizia.
Verso me stesso, sempre pronto, come credente, a confrontarmi con ciò che potrei essere, o diventare. A pesare col bilancino i miei difetti e le mie mancanze, come se a Dio importasse qualcosa dei miei peccati, sempre attento a mostrare di me il lato migliore, più evangelico, più luminoso.
Preoccupato della mia immagine, anche spirituale.
A volte intransigente con me stesso, fiero di poter apparire giusto agli occhi di Dio. Che idiota.
Fatico nel superare il senso della giustizia verso i miei fratelli. Sempre accogliente, certo, ma a certe condizioni. E più accogliente verso le persone più brillanti e simpatiche, più interessanti. Meno verso quelle che considero goffe, o superficiali, o arretrate nel cammino della conoscenza e della fede. A loro, certo, non darei un denaro, non metterei sullo stesso piano un martire della fede con una pia devota infarcita di fede superstiziosa!
Questo è il Dio di Gesù.
Questo è il Dio cui mi sono arreso.

🚩 padre Ermes Ronchi :
- L'economia del Signore: amare in «perdita»-
Il Vangelo è pieno di vigne e di viti, come il Cantico dei cantici. La vigna è, tra tutti, il campo più amato, in cui il contadino investe più lavoro e più passione, gioia e fatica, sudore e poesia. Vigna di Dio e suoi operai siamo noi, profezia di grappoli colmi di sole.
Un padrone esce all'alba in cerca di lavoratori, e lo farà per ben cinque volte, fino quasi al tramonto, pressato da un motivo che non è il lavoro, tantomeno la sua incapacità di calcolare le braccia necessarie. C'è dell'altro: Perché ve ne state qui tutto il giorno senza fare niente? Il padrone si interessa e si prende cura di quegli uomini, più ancora che della sua vigna. Qui seduti, senza far niente: il lavoro è la dignità dell'uomo. Un Signore che si leva contro la cultura dello scarto!
E poi, il cuore della parabola: il momento della paga. Primo gesto contromano: cominciare dagli ultimi, che hanno lavorato un'ora soltanto. Secondo gesto contro logica: pagare un'ora soltanto di lavoro quanto una giornata di dodici ore.
Mi commuove il Dio presentato da Gesù: un Dio che con quel denaro, che giunge insperato e benedetto a quattro quinti dei lavoratori, vuole dare ad ognuno quello che è necessario a mantenere la famiglia quel giorno, il pane quotidiano.
Il nostro Dio è differente, non è un padrone che fa di conto e dà a ciascuno il suo, ma un signore che dà a ciascuno il meglio, che estende a tutti il miglior dei contratti. Un Dio la cui prima legge è che l'uomo viva. Non è ingiusto verso i primi, è generoso verso gli ultimi. Dio non paga, dona.
È il Dio della bontà senza perché, che trasgredisce tutte le regole dell'economia, che sa ancora saziarci di sorprese, che ama in perdita. Anzi la nostra più bella speranza è un Dio che non sa far di conto: per lui i due spiccioli della vedova valgono più delle ricche offerte dei ricchi; per quelli come lui c'è più gioia nel dare che nel ricevere.
E crea una vertigine dentro il nostro modo mercantile di concepire la vita: mette l'uomo prima del mercato, il mio bisogno prima dei miei meriti.
Quale vantaggio c'è, allora, a essere operai della prima ora? Solo un supplemento di fatica? Il vantaggio è quello di aver dato di più alla vita, di aver fatto fruttificare di più la terra, di aver reso più bella la vigna del mondo.
Ti dispiace che io sia buono? No, Signore, non mi dispiace che Tu sia buono, perché sono io l'ultimo bracciante. Non mi dispiace, perché so che verrai a cercarmi ancora, anche quando si sarà fatto molto tardi.
Io non ho bisogno di una paga, ma di grandi vigne da coltivare, grandi campi da seminare, e della promessa che una goccia di luce è nascosta anche nel cuore vivo del mio ultimo minuto.

🚩 don Matteo Martire :
Il vangelo di questa domenica ci presenta una parabola a prima vista dai tratti " antisindacali": infatti il padrone di una vigna chiama a lavorare operai in diverse ore della giornata e a tutti elargisce lo stesso compenso.Perche? Il motivo è uno solo: egli, essendo un uomo buono, vuole che quante più  famiglie abbiano il giusto per mangiare e sopravvivere in quella giornata.Gesu', insomma, vuole farci comprendere che nel cuore di Dio c'è posto per tutti e che nessuno deve accampare meriti o trattamenti di riguardo se lavora di più degli altri nella Chiesa.I pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, dice Isaia nella prima lettura odierna.La fede non è un contratto commerciale che stipuliamo con Dio, stabilendo in anticipo ciò che gli dobbiamo dare e ciò che Lui ci deve dare.Al contrario, credere è fidarsi di un Dio imprevedibile che ama tutti in modo indescrivibile.
Santa domenica a tutti.

🚩  Fra Gianfranco Pasquariello :
 Quanti operai, quanti cristiani, quanti sacerdoti, frati e suore che operano a vario titolo nella Vigna del Signore, non sono felici! Vivono la loro “militanza” nella chiesa come sacrificio, duro e severo, più che una missione ed una bella testimonianza, è un timbrare il badge per raccogliere più presenze possibili, per poter acquistare un qualche diritto a posti sempre più privilegiati. Eppure il vangelo di oggi, ha un finale che è di una chiarezza disarmante e per di più, conosciuta da tutti: gli ultimi saranno i primi e i primi, ultimi. C’è poco da meravigliarsi se una parola così chiara e ricordata da tutti, sia anche così ignorata e banalizzata, se consideriamo che gli stessi discepoli non avevano capito niente, infatti poco dopo questa parabola, la madre di Giacomo e Giovanni, andrà da Gesù a chiedere una classica raccomandazione per i figli, per fargli avere il “posto fisso” e di massimo rilievo anche in cielo. La colpa di tanta confusione, però, è tutta di Dio, della sua bontà, del suo Amore che non ha regole o ha regole che non ci piacciono. Basta vedere come si comporta questo padrone, che non conosce e non capisce niente dei diritti del lavoratore e che butta via il suo denaro senza nessun criterio di guadagno. Dovremmo cambiare prospettiva per capire questo padrone, il problema è che vogliamo sempre di più, non perché aspiriamo a vette più alte ma perché ci manca sempre qualcosa e non siamo mai contenti. Ci siamo illusi che aumentando il nostro potere di acquisto, a discapito di chiunque, siamo più felici. Purtroppo questa logica consumistica l’abbiamo trasferita ed impiantata anche nella fede e nella relazione con Dio. Ma come si comporta Dio? La prima cosa che mi emoziona è che il mio Dio è un padrone materno, non manda un altro alla ricerca dei suoi operai. Di prima mattina, è tutto il giorno, esce lui, ed accoglie tutti, senza differenze, non chiede chi è più meritevole, ne Curriculum Vitae particolari o particolari competenze, ma sa che tutti hanno bisogno di dare dignità alla propria vita, che tutti hanno bisogno di poter portare il pane a casa, che tutti indifferentemente, hanno lo stesso diritto, la stessa possibilità, la stessa opportunità per migliorare e cambiare la propria vita. Questa è la paga che dà il padrone, quel denaro è la capacità che è presente in tutti noi, non solo in alcuni, ma in tutti, di rendere questa vita uno spettacolo meraviglioso, una vigna gioiosa e bellissima.
🚩 padre Ilario Bianchi :
È importante lasciarsi trovare dal Signore quando è alla ricerca di lavoratori per la sua vigna; per nostra fortuna, non passa una sola volta e ad ogni passaggio offre a coloro che incontra una “missione” per il bene di tutti.
Poco importa se si è chiamati alla prima, alla seconda o all’ultima ora, l’importante è essere disponibili e pronti per raggiungere la meta!
Se pensiamo all’ultimo versetto del capitolo precedente che diceva: “Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi.” (Lc 19,30), e lo leghiamo all’ultimo versetto di questo capitolo: “gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi” (Lc 20,16), forse potremmo capire meglio questa parabola.
Meditando questa pagina di Vangelo possono nascere nella nostra mente alcune domande:
-     mi sembra giusto o ingiusto questo padrone di casa?
-     non sarà che c’è un poco di egoismo nei lavoratori della prima ora?
-     se io fossi stato tra di loro come avrei agito?
-     e come agiamo oggi di fronte alle difficoltà dei nostri fratelli?
-     sono egoista e penso solo a me stesso, o sono aperto per aiutare gli altri?
È da meditare profondamente la parabola che ci offre la liturgia di questa domenica; c’è una vigna da lavorare e un padrone disposto a trovare i lavoratori pagandoli onestamente e ci sono dei i lavoratori che come ogni giorno cercano un lavoro per poter vivere.
Il padrone di casa esce più volte e, ad ore differenti, sempre incontra lavoratori disoccupati, e ogni volta offre loro un poco di lavoro promettendo: “quello che è giusto ve lo darò”.
Solo con primi aveva concordato il salario di “un denaro al giorno”, agli altri aveva promesso di essere giusto; era stato giusto con i primi, un denaro al giorno era la paga normale che dava il necessario per mantenere una famiglia per un giorno; quelli arrivati più tardi si erano fidati della sua parola.
Immagino la sorpresa e la gioia degli operai dell’ultima ora che ricevono il salario pieno pur avendo lavorato solo pochissimo tempo; gioia grande che cancellava la delusione da loro provata nell’arco della giornata vedendo passare le ore senza la possibilità di un lavoro e di un salario, gioia che faceva dimenticare la vergogna crescente pensando di dover ritornare a casa dopo una giornata “persa” e dover dire ancora una volta alla moglie e ai figli che non aveva lavorato, non aveva guadagnato nulla e, di conseguenza, non c’era nulla da mangiare: ora potevano ritornare felici nelle loro famiglie portando il necessario per vivere.
Anche quelli delle altre ore la medesima gioia: ritornare a casa per una serata felice con la famiglia.
Mi dà invece molto da pensare l’atteggiamento di quelli della prima ora!
Per loro è incomprensibile il modo di agire del padrone della vigna; capiscono che ha molte preoccupazioni perché la vigna è grande e il lavoro è molto; all’alba aveva assunto gli operai della prima ora, poi si era accorto che il loro numero era insufficiente ed era passato di nuovo sulla piazza cercando nuovi operai e promettendo la giusta ricompensa a tutti; ma quando vedono gli operai dell’ultima ora ricevere un salario uguale a quello concordato con loro, insorgono: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”, e potremmo aggiungere noi: “è un’ingiustizia!”.
Mi sorge il dubbio che gli operai della prima ora fossero un poco egoisti, infatti non si ribellano per ricevere di più – quello pattuito era indiscutibile –, ma avrebbero voluto che gli altri ricevessero meno!!!!
Non possono fare i forti con il padrone chiedendo di più e non hanno il coraggio di gridare: “dacci di più perché noi abbiamo lavorato tutto il giorno”, perché il salario che hanno ricevuto era quello giusto e concordato al mattino, ma si fanno forti con i deboli: sono così gretti e meschini che vorrebbero vedere gli altri e le loro famiglie soffrire la fame.
Meno di un denaro, meno del minimo giornaliero per poter vivere una famiglia povera ai tempi di Gesù: era questo che volevano per gli altri.
E se il giorno dopo le parti si fossero invertite, cosa avrebbero pensato?
Bel coraggio: forti con i deboli, deboli con il forte.
Terribile!
Ma non pensiamo anche noi così troppe volte?
Il padrone è buono, non vuole dare umiliazione a nessuno, dare l’elemosina a quelli trovati all’ultima ora sulla piazza sarebbe stato umiliante per loro; vuole fare un gesto che riscatti la dignità: usa misericordia!
Certo che questa parabola ha molto da insegnarci: come sarebbe bello che ogni persona, uomo e donna, giovane e adulto, potesse trovare un lavoro e ricevere il giusto salario per poter vivere degnamente e sostenere la propria famiglia.
Ma il mondo è diviso tra ricchi e poveri e le ingiustizie non mancano, senza andare troppo lontano, basterebbe guardarci attorno e riflettere un poco… e darsi da fare per far nascere una giustizia sociale.
In un mondo dove manca lavoro, dove i giovani hanno perso ogni sogno e ogni speranza di potersi formare una famiglia e avere una casa e dei figli, non sarebbe utile pensare come il padrone di quella vigna e non agire come gli operai della prima ora?
E di fronte al Signore come siamo?
Io sono stato battezzato nel decimo giorno di vita, quindi sono stato assunto dal Signore alla prima ora: ho lavorato seriamente oppure mi sono adagiato nel mio essere cristiano?
Ho gioiato nel vedere fratelli lontani arrivare accanto a me nella vigna del Signore oppure mi sono sentito a disagio, magari infastidito, con la loro presenza?
Chissà quante sorprese alla fine quando arriverò – e spero di meritarmelo- alla casa del Padre vedendo tanti che avevo pensato lontani arrivare prima di me.
Cosa farò, gioirò con loro oppure mi metterò triste come Giona il Profeta che non aveva compreso la misericordia di Dio?
Dammi un cuore Signore, grande per amare….

🚩 IL GRANELLINO🌱(Mt 20,1-16)
Dove c'è più spiritualità c'è più tendenza ad essere posseduti dallo spirito immondo dell'invidia. Quindi puoi immaginare quanta invidia c'è nel cuore dei collaboratori del parroco e quanta invidia c'è nel cuore dei consacrati e nei  gruppi di spiritualità. Molti monasteri e molte case religiose sono abitate dagli spiriti immondi dell'invidia. Non è affatto una considerazione avventata. In tanti anni di vita religiosa ho sperimentato la presenza dello spirito immondo dell'invidia sia in me che negli altri. Grazie alla preghiera, il Signore non ha mai permesso che la vipera dell'invidia mi mordesse mortalmente. Si, l'invidia è una vipera. Quando morde, il suo veleno può procurare la morte sia in chi lo spruzza sia in chi lo subisce.
Cos'è l'invidia? È la tristezza che si prova nel vedere che l'altro è più stimato, lodato, seguito e amato di te.
È possibile che si diventi invidiosi della bontà altrui? SI, è possibile.
Vuoi ammazzare la vipera dell'invidia che dimora in te? Se sì, devi fare tre cose: la prima è lo sforzo di lodare chi riscuote nella vita religiosa e sociale più successo di te. Rallegrati con chi è nella gioia. Elogia chi viene esaltato, anche se le prime volte sei portato a farlo solo con le labbra e non con il cuore.
La seconda cosa è  quando nel gruppo si mette in risalto la bontà della persona che è oggetto della tua invidia associati anche tu agli elogi che si fanno di quella persona e non dire: Sì, Franco, è buono, però... un però che vuole distruggere tutto il bene che si dice di quella persona. 
La terza cosa è andarti a confessare il peccato d'invidia con cuore contrito. 
Se farai queste tre cose, avrai dato un morso velenoso allo spirito immondo dell'invidia. 
Amen. Alleluia.
🔹P. Lorenzo Montecalvo 
▫▫▫▫dei Padri Vocazionisti.
🚩 padre Marcellino Pane :
Perdere il lavoro a cinquant’anni con una famiglia a carico è come morire, come se quella persona non avesse più diritto a mangiare e i suoi figli a crescere. Se poi si va avanti negli anni le cose si complicano sempre di più. 
Si va sempre più affermando nel mondo del lavoro la meritocrazia. Una parola salutata da tutti con entusiasmo, anche se nulla vedo di così antievangelico della sua applicazione. In altri termini essa significa che chi non produce molto, chi non garantisce il profitto dell’azienda va fuori. Occuperà la piazza da mane a sera senza far niente perché nessuno lo prende a giornata e, per mangiare, busserà alla beneficenza dei meritocratici. 
Attenzione, il contrario dei meritocratici non sono i parassiti di professione, cioè coloro che non vogliono lavorare e che, per San Paolo, non hanno diritto di mangiare, ma coloro che non possono lavorare, perché inabili, perché senza amicizie, perché modesti, perché non arroganti, perché non lecchini e adulatori, perché troppo anziani, perché in gravidanza, perché troppo onesti per opporsi a capricci di capi meritocratici senza scrupoli. Insomma coloro che vengono scartati, e, per questo, restano tutta la giornata in piazza senza far niente, come gli operai della parabola evangelica. 
Nella meritocrazia i doni di Dio sono diventati meriti. Il Signore li dona per servire gli altri e i beneficiari se ne servono per farsi servire. 
La logica del Vangelo è tutta all’opposto, alla sua base non c’è la meritocrazia , ma la grazia, non la furbizia del padrone, ma la bontà del Padre, non, quindi, l’invidia, ma l’amore dei fratelli, non il profitto, ma la condivisione.
E l‘uomo della prima ora vale quanto quello dell’ultima ora. La ragazza grassa quanto quella magra, e quella incinta, quanto quella senza figli. Il disabile, quanto quello abile, il giovane quanto l’anziano. 
Nella vigna del Signore l’uomo non va mai in pensione, non ci sono case di riposo e casse d’integrazione. Anche quello dell’ultima ora diventa risorsa e l’immigrato non vale meno del petrolio, ma resta uomo e viene retribuito come uomo alla pari degli altri uomini. La retribuzione è grazia e dono, perché il lavoro è dono e grazia per tutti come l’aria e la pioggia, perché riguarda la dignità della persona.  Il lavoro è un diritto di tutti non una beneficenza. Non lo merita, chi lo rifiuta formalmente, scegliendo di fare il parassita come colui che ricevette un talento e, da infingardo, lo seppellì. Dio ci dona la giornata intera da vivere, non solo alcune ore, quindi ci retribuisce generosamente tutta la giornata, non una parte di essa. Nessuno può privarci della giornata che lui ci regala. Il mondo è molto impoverito delle giornate rubate ai poveri e a tutte quelle persone cui si impedisce di lavorarle per migliorarlo. Ecco perché gli ultimi sono i primi nella vigna del Signore, appunto per l’ingiustizia subita di essere stati privati della loro giornata che avrebbero voluto vivere dignitosamente. Altro che invidia e lamentele da parte dei primi perché il padrone della parabola dona la stessa paga a quelli dell’ultima ora. Avrebbero dovuto chiedere scusa invece. Ma ci saranno scuse sufficienti per compensare la sofferenza di chi viene scartato e passa le giornata nell’umiliazione di non potere lavorare e quindi non avere niente da portare in famiglia ai suoi bambini? 
Quando sapremo calare nelle legislazioni delle cosiddette società cristiane questa logica evangelica dove il lavoro è un diritto di tutti gli uomini alla pari del pane quotidiano e non il mezzo per umiliare e profittare della maggior parte di loro?

🚩 Sintesi  di Lorella Masala :
Sei invidioso perché io sono buono?...davanti a Dio non è il mio diritto o la mia giustizia che pesano, ma il mio bisogno, allora non considero più i meriti ma conto sulla Sua bontà, non sono meritevole del Suo amore ma Lo accolgo...gioisca colui che ha avuto la Grazia di poter lavorare nella vigna dalla prima ora, gioiamo se siamo stati trasformati da questa Grazia, nella speranza che altri, fosse anche nell'ultima ora, possano accogliere la stessa Grazia...no, Signore, non mi dispiace di essere l'ultimo bracciante, perché so che verrai a cercarmi anche se si sarà fatto tardi...

🚩 don Luigi M. Epicoco 
. Starordinaria la parabola che Gesù racconta oggi. Essa risponde a una domanda chiave: chi è Dio? Dio è uno che "ti prende a giornata". Egli è Colui che riempie di "scopo" la nostra vita. Senza di Lui c'è solo una vita fatta di sopravvivenza, una vita che non dà pane, che non produce impegno, che non porta a casa guadagni. E il Vangelo la sintetizza in poche battute: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. E' la condizione di tanti di noi. Viviamo pieni di tantissime cose da fare ma sostanzialmente ci sembra sempre di non far niente, perchè non proviamo nessun gusto per tutto quello che facciamo. Ci sembra che nessuno ci ha mai preso davvero a giornata, cioè ha investito qualcosa di serio su di noi. E noi nel frattempo tiriamo a campare.
Ma il Vangerlo di oggi sfonda le aspettative della speranza perchè aggiunge un dettaglio che non è di poco conto: fino a che punto possiamo sperare di dare una svolta all nostra vita? al nostro matrimonio? al nostro lavoro? alle nostre relazioni? Non è forse vero che a volte certe cose ormai sono senza ritorno, senza possibilità di cambiamento? Questo è quello che pensiamo noi. Ma Gesù nel Vangelo di oggi ci dice che "ogni momento è quello giusto" (rubando la battuta a una nota pubblicità). Non è mai troppo tardi! Non siamo mai irreversibilmente nella condizione di poter svoltare la qualità della nostra vita. Davanti a Dio non è mai la quantità che conta ma la qualità. A volte bastano 10 minuti di vita vissuti bene a salvare un'intera vita dissipata e carica di errori. Agli occhi nostri, come a quella dei servi della parabola, ciò può sembrare poco giusto. Agli occhi di Dio non c'è torto ma passione per ciascuno di noi e per le nostre storie. E per amore di questo non ha paura di esporsi alle critiche sindacali dei servi, ben sapendo che non toglie a qualcun altro per far preferenze, ma al contrario toglie a se stesso per non lasciare nessuno senza il necessario. Nella logica del mondo Dio sarebbe stato un imprenditore fallimentare, ma a quanto pare nonostante le nostre previsioni la sua impresa è riuscita contro ogni prognostico. Forse perchè la nostra giustizia parte da presupposti diversi dei suoi. E forse perchè l'economia di Dio ruota attorno le persone e non al profitto personale.

... (umilmente ricerco altri commenti al Vangelo durante il giorno e li aggiungo in questo post della liturgia mano a mano che li visiono. A lode di Dio.)
...➡🚧seguono aggiunte. FINE ⬅.

🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿🌿

Nessun commento:

Posta un commento

... ROSES & ESPINE..