State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...

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State buoni , Se potete - San Filippo Neri ... Tutto il resto è vanità. "VANITA' DELLE VANITA '> Branduardi nel fim - interpreta Spiridione. (State buoni se potete è un film italiano del 1983, diretto da Luigi Magni, con Johnny Dorelli e Philippe Leroy).

lunedì 5 febbraio 2018

Una preghiera senza scopo è come una freccia senza arco Uno scopo senza preghiera è come un arco senza freccia

Il Cammino dell’Arco

Una preghiera senza scopo è come una freccia senza arco 
Uno scopo senza preghiera è come un arco senza freccia.
Ella Wheeler Wilcox
Il Cammino dell’Arco
di
Paulo Coelho
Una preghiera senza scopo è come una freccia senza arco
Uno scopo  senza preghiera è come un arco  senza freccia
(Ella Wheeler Wilcox)
img/IlcamminodellArco1.jpg-Tetsuya.
Il ragazzo guardò con stupore lo straniero.
-Nessuno in questa città ha mai visto Tetsuya con un arco in mano. Rispose.
-Sappiamo tutti che lavora nella falegnameria.
-Può darsi che abbia smesso, che si sia scoraggiato, a me questo non interessa. Insistette lo straniero.
– Ma se ha rinunciato al suo talento non può essere considerato il miglior arciere del paese. E per questo motivo sono stato in viaggio tanti giorni: per sfidarlo e mettere la parola fine a una fama che non merita più.
Il ragazzo capì che non serviva continuare a discutere: era meglio portarlo dal falegname affinché vedesse con i propri occhi che si stava sbagliando.
Tetsuya stava lavorando nella bottega sul retro della sua casa. Si voltò per vedere chi stava arrivando, e il suo sorriso si interruppe a metà.
Gli occhi si fissarono sulla lunga borsa a tracolla che lo straniero portava con sé.
-É esattamente quello che stai pensando. Disse l’uomo appena arrivato.
-Non sono venuto fin qui per umiliare né per provocare l’uomo che è diventato una leggenda. Vorrei soltanto dimostrare che, con tutti i miei anni di esercizio, sono riuscito a raggiungere la perfezione.
Tetusya accennò a tornare al suo lavoro: stava finendo di mettere i piedi ad un tavolo.
-Un uomo che fu di esempio per tutta una generazione, non può sparire come spariste voi. Continuò lo straniero.
– Seguii i vostri insegnamenti, cercai di rispettare il cammino dell’arco, e merito che voi mi vediate tirare. Se farete ciò, io me ne andrò e non dirò ad alcuno dove si trova il più grande di tutti i maestri.
img/IlCamminodellArco2.jpgLo straniero estrasse dal suo bagaglio un lungo arco, fatto di bambù laccato, con l’impugnatura posta un poco più in basso rispetto al centro. Fece un inchino verso Tetsuya, si diresse fino al giardino, e fece un altro inchino verso un luogo determinato. Poi, estrasse una freccia ornata con piume di aquila, aprì le gambe in modo da formare una base solida per il tiro, con una mano portò l’arco fino all’altezza del viso, con l’altra incoccò la freccia.
Il ragazzo osservava con un misto di allegria e stupore. E Tetsuya aveva interrotto il suo lavoro, guardando lo straniero con curiosità.
L’uomo portò l’arco – con la freccia già incoccata alla corda – fino al centro del petto.
Lo innalzò sopra la sua testa, e a man mano che faceva scendere le mani, iniziò a tenderlo.
Quando la freccia arrivò all’altezza del suo volto, l’arco era già completamente teso. Per un istante che sembrò durare un’eternità, l’arciere e l’arco rimasero immobili. Il ragazzo guardava il punto verso il quale la freccia stava puntando, ma non vide niente.
Improvvisamente, la mano sulla corda si aprì, il braccio venne spinto all’indietro, l’arco descrisse un cerchio elegante nell’altra mano, e la freccia scomparve dalla vista, per tornare a fare la sua comparsa lontano.
-Vai a prenderla. disse Tetsuya.
Il ragazzo tornò con la freccia: aveva trafitto una ciliegia che si trovava per terra, a quaranta metri di distanza.
img/IlCamminodellArco4.jpgTetsuya fece un inchino verso l’arciere, andò verso un angolo della sua falegnameria, e prese una specie di legno sottile, dalle curve eleganti, avvolto in una lunga fettuccia di cuoio.
Sciolse la fettuccia senza la benché minima fretta, e comparve un arco simile a quello dello straniero, con la differenza che sembrava essere stato molto usato.
-Non ho frecce, e ne avrei bisogno di una delle tue. Farò ciò che mi hai chiesto, ma dovrai mantenere la promessa che hai fatto: non rivelerai mai il nome del villaggio dove vivo.
Se qualcuno chiederà di me, dì che sei andato fino agli estremi confini del mondo per cercare di trovarmi, per poi scoprire che ero stato morso da un cobra e che dopo due giorni morii.”
Lo straniero annuì con al testa, e gli allungò una delle sue frecce.
Appoggiando una delle estremità del lungo arco di bambù alla parete, e facendo una sforzo molto considerevole, Tetsuya sistemò la corda. Quindi, senza proferire parola, uscì in direzione delle montagne.
Lo straniero e il ragazzo lo accompagnarono. Camminarono per un’ora, finché giunsero ad una fenditura fra due rocce, dove scorreva un fiume impetuoso: quel luogo poteva essere attraversato solo per mezzo di un ponte di corda fradicio, mezzo pericolante.
Con tutta calma, Tetsuya arrivò fino al centro del ponte, che oscillava pericolosamente, fece un inchino verso qualcosa dall’altra parte, armò l’arco nella maniera in cui aveva fatto lo straniero, lo innalzò, lo porto nuovamente al petto, e tirò.
img/IlCamminodellArco$.jpgIl ragazzo e lo straniero videro che una pesca matura, che si trovava a venti metri dal punto preso di mira, era stata trafitta dalla freccia.
-Tu hai colpito una ciliegia, io ho colpito una pesca. Disse Tetsuya, tornando verso la sicurezza rappresentata dalla sponda.
– La ciliegia è più piccola. Tu hai colpito il tuo bersaglio a quaranta metri, e il mio si trovava a metà di quella distanza. Quindi, tu sei in grado di ripetere quello che hai fatto. Vieni fin qui al centro di questo ponte, e rifai la stessa cosa.
Terrorizzato, lo straniero si diresse fino al centro del ponte semi fradicio, tenendo gli occhi fissi al burrone sotto ai suoi piedi. Fece gli stessi gesti rituali, tirò in direzione dell’albero delle pesche, ma la freccia passò molto distante.
Facendo ritorno verso la sponda, il suo volto era pallido.
-Possiedi capacità, possiedi dignità, e possiedi la postura giusta – disse Tetsuya.
Conosci bene la tecnica e padroneggi lo strumento, ma non sai dominare la tua mente.
Sai tirare quando tutte le circostanze ti sono favorevoli, ma trovandoti su un terreno rischioso, non riesci a raggiungere l’obiettivo.
Invece, l’arciere non sempre può scegliere il suo campo di battaglia, per cui ricomincia l’allenamento e tieniti pronto per le situazioni non a tuo favore.
Prosegui nel cammino dell’arco, poiché è il cammino di una vita. Ma cerca di imparare che un tiro corretto e preciso è molto diverso da un tiro fatto con la pace nell’anima.
Lo straniero fece ancora una volta un profondo inchino, ripose il suo arco e le sue frecce nella lunga sacca a tracolla che portava sulle spalle, e partì.
img/IlCamminodellArco3.jpgSulla strada del ritorno, il ragazzo era esultante.
-Lo avete umiliato, Tetsuya! Dovete essere proprio il più bravo di tutti!
-Non dobbiamo giudicare le persone senza prima imparare ad ascoltarle e rispettarle.
Lo straniero era un uomo buono: non mi ha umiliato, né ha tentato di dimostrare di essere il migliore, nonostante desse l’impressione contraria. Desiderava mostrare il suo talento e vederlo riconosciuto, al costo di dare l’impressione di starmi sfidando. D’altronde, fa parte del cammino dell’arco affrontare di tanto in quanto delle prove inaspettate, ed è stato esattamente ciò che oggi lo straniero mi ha permesso di fare.
-Ha detto che eravate il più bravo di tutti, e io neppure sapevo che eravate un maestro del tiro con l’arco. Se è così, perché lavorate in una falegnameria?
-Perché il cammino dell’arco è utile per tutto, e il mio sogno era di lavorare il legno.
Inoltre, un arciere che percorre questo cammino non ha bisogno dell’arco, né della freccia, né del bersaglio.
-In questo villaggio non succede mai niente di interessante, e improvvisamente mi rendo conto di stare al cospetto di un maestro in un’arte alla quale nessuno è più interessato. Disse il ragazzo, con gli occhi che gli brillavano.
– Che cos’è il cammino dell’arco? Potete insegnarmelo?
-Insegnare non è difficile. Posso farlo in meno di un’ora, mentre facciamo ritorno al villaggio. Ciò che è difficile è esercitarsi tutti i giorni fino a raggiungere la precisione necessaria.
Gli occhi del ragazzo sembravano implorare una risposta affermativa. Tetsuya camminò in silenzio per quasi quindici minuti, e quando riprese a parlare, la sua voce sembrava più giovane:
-Oggi sono contento: ho onorato un uomo che, molti anni fa, mi salvò la vita. Per questo motivo, ti darò tutte le regole necessarie, ma non posso fare nient’altro a parte questo: se tu riesci a comprendere quello che ti sto dicendo, potrai usare questi insegnamenti per qualsiasi cosa desideri. “Pochi minuti fa, mi hai chiamato maestro. Cos’è un maestro? Ebbene io ti rispondo: non è chi insegna qualcosa, ma chi ispira l’alunno a dare il meglio di sé per scoprire una conoscenza che già possiede nella propria anima.”
E mentre scendevano dalla montagna, Tetsuya illustrò il cammino dell’arco.

continua >>> Gli alleati

img/IlCamminodellArco.jpg

img/alchimista2.jpg
Paulo Coelho
Nato da famiglia ricco-borghese a Botafogo, Coelho sin da giovanissimo mostra una vocazione artistica ed una sensibilità fuori dal comune. Iscritto al Collegio Gesuita di San Ferdinando, non ne sopporta le regole, ma qui vinse il suo primo premio letterario in un concorso scolastico di poesia.
Il suo rifiuto di ogni regola comportamentale lo porta a contrasti enormi con la madre, che lo fa ricoverare in un ospedale psichiatrico nel 1965 e nel 1966, convinta che le ribellioni del figlio fossero da imputare a una malattia mentale. In un successivo ricovero, nel 1967, lo scrittore fu sottoposto a elettroshock in quanto, egli narra, voleva avvicinarsi al teatro, allora reputato fucina di perversioni ed immoralità dalla borghesia brasiliana.
Dopo un breve periodo in cui si dedicò agli studi di economia, per assecondare i voleri del padre, nel 1970 li abbandonerà per poi partire, nei successivi due anni, alla scoperta del mondo; questo tanto per soddisfare il proprio bisogno di esperienze – complice la sua completa immersione nella cultura Hippie del periodo e l’uso di droghe – quanto per evitare il rischio di venire internato nuovamente. Nel 1971 conoscerà Raul Seixas, poeta ribelle, di cui scriverà le presentazioni delle tre opere pubblicate tra il 1973 e il 1976.
Paulo Coelho Website
www.paulocoelho.com
Paulo Coelho Blog
www.paulocoelhoblog.com
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La rete gli ha dato la fama e l’ha aiutato a vendere oltre cento milioni di copie dei suoi libri e lui, Paulo Coelho, in vetta per molti mesi nelle classifiche di vendita in tutto il mondo e con traduzioni in 66 lingue,  ha deciso di regalare agli utenti internet tre libri inediti: “Il cammino dell’arco” , “Storie per Padri, figli e nipoti” e “Tl guerriero della luce”.
Un regalo in occasione del suo 62 mo compleanno, compiuti lo scorso 24 agosto. I libri sono scaricabili dal sito dello scrittore e sono disponibili in diverse lingue tra cui, ovviamente, l’italiano.
Copyright © Paulo Coelho 2005
The right of Paulo Coelho to be identified as the moral rights author of this ork has been asserted by him in accordance with the Copyright mendment (Moral Rights) Act 2000 (Cth).

venerdì 2 febbraio 2018

candelora

Divenire ...

Musica portata a 432 Hz di Frequenza di Intonazione by Giuliano Scolesi





DIVENIRE LUDOVICO EINAUDI 432 HZ BY G S

🔅BUONA GIORNATA A TUTTI E BUONA CANDELORA 🔆✨




Oggi è la festa della Candelora, o festa della luce, in ricordo della presentazione di Gesù al tempio decorsi quaranta giorni dalla Sua nascita. Infatti, la legge mosaica prevedeva l’offerta a Dio di ogni maschio primogenito, e le madri considerate impure per il tempo del puerperio non potevano accedere ai luoghi sacri prima dei 40 giorni dal parto. In quella occasione Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, secondo la promessa avuta da Dio, incontrò nel tempio Giuseppe e Maria con il bambino in braccio e profetò:
(lc 2,29-32)
«Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele».
La tradizione popolare, da tale affermazione: ”Gesù luce per illuminare le genti”, nel tempo, sostituì il valore della preesistente festa dei Lupercali (antichissima festa romana) con i nuovi valori cristiani, conservando nel rituale l’uso di torce o candele a simboleggiare la Luce del Cristo. Effettivamente Gesù, con la sua morte e risurrezione ha dato luce e speranza ai nostri passi e ci ha aperto una strada per un nostro nuovo rapporto con DIO, un rapporto di figliolanza e di amore, che ci fa riconoscere Dio come un Papà infinitamente buono.
Accettare e riconoscere Gesù come figlio di Dio fa instaurare nel Cristiano un nuovo rapporto con Dio: “rapporto di fede e di Amore” che gli dà da subito la consapevolezza dello stato nuovo di figliolanza e gli fa avvertire in sé il perdono totale delle mancanze passate nonché la libertà dell’agire futuro sotto l’occhio vigile dello Spirito che lo mantiene ben legato alla famiglia di Dio ed il Cristiano stesso comincia ad osservare le cose come le osserverebbe Dio. Quanto più il Cristiano mantiene vivo tale rapporto di Amore tanto più riesce a far luce a se stesso ed agli altri, tale cammino è certamente irto di ostacoli, infatti Gesù stesso nel vangelo di Giovanni affermava: “V’ho dette queste cose, affinché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Giovanni 16, 33).
Nel giorno della candelora è usanza pure disfare e riporre il presepe in quanto con la presentazione di Gesù al mondo, con l’epifania, e con la presentazione di Gesù al Tempio, la luce che promana dalla culla del presepe dovrebbe albergare nei nostri cuori.
www.romena.it 




LUDOVICO EINAUDI – UNA MATTINA GUITAR 432 HZ

E’ bastato assentarmi tutto il giorno: al ritorno ho scoperto i tulipani chinati verso la luce, piegati verso la luce, tesi verso la luce con una tale intensità che ne sono quasi imbarazzato e ho l’impressione di carpire un segreto, di assistere a qualcosa di proibito”.
Sempre unico il mio Bobin, e non potevo che chiedere a lui di illuminare questa giornata: la ‘candelora’, la festa della luce, la luce di una candela che illumina il volto, che lo dà alla luce e lo rende caldo, vivo.
Imparerò dai tulipani, oggi, a cercare la luce, lasciando che illumini tutto quello che c’è in me, provando a non aver paura della mia luce!
“La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?”
In realtà chi sei tu per non esserlo? Siamo figli di Dio!
Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi
Cosicché gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere,
inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.” (Nelson Mandela)
Fra Giorgio Bonati

INVERNO - FABRIZIO DE ANDRE'

SPOSATI DA CRISTO SULLA CROCE, SIAMO “PRESENTATI” CON LUI AL PADRE PER SVELARE IL SUO AMORE A OGNI UOMO 
Oggi festeggiamo la Presentazione al Tempio del Signore, il dono di se stesso a ciascuno di noi per mano di Maria, immagine della Chiesa. Quando ci è predicato il Vangelo che svela i pensieri malvagi dei nostri cuori, e quando ci nutriamo dei sacramenti, lo accogliamo tra le nostre braccia come Simeone. E vediamo in noi e nei fratelli la sua salvezza che aspettiamo sperimentando il perdono dei peccati. Così, divenuti figli della Pasqua, possiamo andare in pace nella storia. La Festa di oggi illumina infatti la nostra vita, il senso di tutto quanto ci accade: “Quando tuo figlio domani ti chiederà: Che significa ciò?, tu gli risponderai: Con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall’Egitto, dalla condizione servile. Per questo io sacrifico al Signore ogni primo frutto del seno materno… per ricordare che con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall’Egitto” (Es, 13). Queste parole del Signore a Mosè sono la risposta ad ogni domani della storia, perché in essi si compie il domani sorto dalla notte di Pasqua. Cristo è risorto, primogenito dei riscattati dalla morte! Perdonandoci, ha scritto per l’eternità i nostri nomi in Cielo, facendo di noi, risorti con Lui in una vita nuova, i primogeniti di una nuova creazione. Per questo, contraddicendo quella del mondo, i cristiani sono in esso un segno di contraddizione. Non con la violenza, non con la polemica, ma con lo splendore della bellezza di una vita riscattata e pacificata. Tutti si sbracciano per essere i primi? I cristiani si accomodano sereni all’ultimo posto. Tutti inseguono il denaro? I cristiani vivono in pace nella precarietà. Tutti si mascherano per apparire diversi? I cristiani sono limpidi, trasparenti, perché vivono nella Verità. Tutti cercano un nemico su cui addossare le colpe della propria frustrazione, del proprio dolore o dei propri peccati? I cristiani amano i nemici e si addossano i loro peccati. Perché sono eroi? No, perché stati consacrati in Cristo nel battesimo, cioè scelti, “presentati” con Lui al Padre per salvare l’umanità. Ti pare poco? Ti capita che al lavoro non ti comprendono? Accade che i figli siano emarginati perché non fanno come gli altri? Ti ha lasciato il fidanzato perché volevi un rapporto casto? Non ti stupire e non ti spaventare, ovunque siamo inviati perché siano svelati i pensieri di molti cuori e possano così accogliere la predicazione e la misericordia. Tutto quello che ci accade è perché ciascuno di noi è la risposta che Dio rivela all’umanità, il segno del suo amore nascosto tra le lacrime che bagnano la storia. Al mistero del male tu risponderai con la tua vita crocifissa con Cristo e con Lui risuscitata. Tu sei la risposta di Dio a ogni perché, il suo amore fatto carne in un uomo come tutti gli altri, l’unico capace di contraddire il demonio, il peccato e la morte. Si comprende allora la “spada” che ha trafitto Maria: era la sua com-passione per ogni uomo. Pativa con il Figlio per salvare l’umanità. Essa è pronta anche per noi, perché quando l’amore di Cristo prende dimora in una persona comincia a bruciare di zelo il suo cuore, al punto che nulla gli è più indifferente. Anche oggi ci trafiggerà la “spada” nel vedere un fratello nel peccato, e quel dolore sarà il segno dell’amore autentico riversato nei nostri cuori che ci spingerà ad offrirci per lui, perché possa gustare in noi i frutti della misericordia.
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 QUI IL FILE MP3 AUDIO DA SCARICARE 
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