State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...

State buoni , Se potete - San Filippo Neri ...
State buoni , Se potete - San Filippo Neri ... Tutto il resto è vanità. "VANITA' DELLE VANITA '> Branduardi nel fim - interpreta Spiridione. (State buoni se potete è un film italiano del 1983, diretto da Luigi Magni, con Johnny Dorelli e Philippe Leroy).

giovedì 11 maggio 2017

“Sulle strade della Vita col bus della verità”

MARTEDÌ 9 MAGGIO 2017 alle ore 21.00 il VANGELO DOMENICALE IN DIRETTA streaming su: “Sulle strade della Vita col bus della verità” (Gv 14,1-12)Ci sono molte vie che portano alla Vita e c’è un mezzo sicuro per raggiungerla: essere autentici. A cura della Parrocchia dell’Invisibile.
Queste le domande e le riflessioni fatte nel corso della diretta a Luca e Monica
tizi: Bellissima l’assonanza tra VERITA’ e ESSENZIALITA’. Gesù è davvero la strada che ci svela a noi stessi, svela la nostra UMANITA’. E se “il posto” fosse già questo che abbiamo utti?!?!?!??
sauros: Molto bello questo valore di avere questa insaziabile voglia di prossimo e di relazioni che ci hai presentato, che io sento profondamente in me e anche da parte di chi “ufficialmente non crede” come tu ci testimoniavi. Io credo che conoscere, condividere, creare, conoscere nuovi amici, conoscendo persone più umane, sensibili e costruttive ancora più tenaci di te, imparando da loro, vivendo senza rimpianti…
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domenica 7 maggio 2017

Quanti anni ho, io? A chi importa! Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento.

By collinadeiciliegi.wordpress.com

Ho gli anni che servono

Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma, ma con l’intento di continuare a crescere.Ho gli anni in cui si cominciano ad accarezzare i sogni con le dita e le illusioni diventano speranza.Ho gli anni in cui l’amore, a volte, è una folle vampata, ansiosa di consumarsi nel fuoco di una passione attesa.
E altre volte, è un angolo di pace, come un tramonto sulla spiaggia.
Quanti anni ho, io? Non ho bisogno di segnarli con un numero, perché i miei desideri avverati, le lacrime versate lungo il cammino al vedere le mie illusioni infrante valgono molto più di questo.
Che importa se compio venti, quaranta o sessant’anni!
Quel che importa è l’età che sento.
Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.
Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.Quanti anni ho, io? A chi importa!
Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento.

José Saramago

da: https://collinadeiciliegi.wordpress.com/2015/11/22/ho-gli-anni-che-servono/

Chris Stapleton - Tennessee Whiskey (Audio)

Favorire il cambiamento significa amare veramente la vita.


Divagazioni

Da dove parte il cambiamento

di Mariantonietta
Ci sono persone che sanno cambiare e altre che si affidano solo a quanto già sperimentato in passato. Bisogna capire che il cambiamento è vita e che fare le stesse cose significa semplicemente sopravvivere. Avete presente i grandi cambiamenti, quelli che stravolgono e cambiano completamente la direzione di un percorso? Beh, iniziano sempre con un … Leggi tutto Da dove parte il cambiamento


Diventeranno deliziose amarene

IL BUONGIORNO DI Fly e di GIULIANA


 Buona domenica... fLY 



… monsieur le lapin (splendide orecchie)
… chi non lo mangerebbe a colazione … di baci?




immagini da Pinterest

… piano terra e primo piano di tenerezza

Buongiorno

di Giuliana

venerdì 5 maggio 2017

TU STESSO SEI LA PORTA ED ANCHE IL GUARDIANO CHE PROIBISCE L’ENTRATA.


WWW.EMILIANOTOSO.COM
: Translational Music 432 Hz

http://www.emilianotoso.com/wp-content/uploads/2016/11/Yellow-con-cello-live-2016.mp3
Un ANNO FA'...
Venne a la porta e con una verghetta / l'aperse, che non v'ebbe alcun ritegno (vv. 89-90)
 DANTE Inferno Canto IX° –  
Venne a la porta e con una verghetta / 
l’aperse, che non v’ebbe alcun ritegno (vv. 89-90) 
Le illustrazioni sono di Gustave Doré (1832-1883).


  >>>   TU STESSO SEI LA PORTA ED ANCHE 

IL GUARDIANO CHE PROIBISCE L’ENTRATA. >>> 

NULLA DI QUELLO CHE FACCIAMO PUÒ CAMBIARE IL PASSATO, MA TUTTO QUELLO CHE FACCIAMO OGGI CAMBIA IL FUTURO.


 Emiliano Toso - Wingprinting 432 Hz (ITA)
Mi presento: mi chiamo Emiliano Toso, e sono un musicista compositore e biologo cellulare molto vicino alle nuove prospettive di salute offerte dagli studi di epigenetica; la parola è complessa ma il concetto è semplice: l’epigenetica è la scienza che studia come ciò in cui crediamo crea ciò che siamo.
Translational Music è una mia creazione, che nasce dall’integrazione di tutti gli elementi che hanno aiutato il mio percorso di crescita: la scienza in primo luogo (come ho già detto sono un biologo molecolare), e poi la ricerca sulla spiritualità attraverso l’esplorazione di campi e tecniche come Reiki, cristalli e sciamanesimo.
Nel 2013 il mio percorso di crescita e l’integrazione di questi elementi hanno portato alla nascita del progetto “Translational Music®”, con il supporto e l’approvazione del Dott. Bruce Lipton, con cui collaboro. Translational Music® apre le conferenze europee di Gregg Braden, Neale Donald Walsch e Bruce Lipton.
La musica che compongo è dettata dagli stati emozionali profondi che vivo. Il logo di Translational Music® rappresenta questo concetto: un mare di cellule sotto un cielo di musica.

Le mie composizioni al pianoforte traducono vibrazioni universali favorendo il benessere fisico, emozionale e spirituale, il rilassamento, la meditazione, il sonno, la creatività, l’espressione di emozioni profonde.
Questa musica è utilizzata in centri yoga, centri olistici e scuole, da scrittori e artisti per espandere la creatività e la concentrazione, da medici e dentisti per diminuire il dolore e lo stress nei pazienti.
www.emilianotoso.com/bio

Emiliano Toso: Translational Music (Eng) 432 Hz

giovedì 4 maggio 2017

Non so, ma Ti sento nello sguardo tuo dolce, nella mano che stendi e accarezza il mio volto.


.....preghiere. ...

☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆


Alla fine del giorno, anche noi, come i discepoli di Emmaus, cerchiamo un tavolo su cui consumare il nostro pasto . La notte è prossima e il buio ci sgomenta. Ci sentiamo soli e indifesi, come bimbi spaventati dall'orco . 
Siamo adulti ormai, e i terrori infantili non ci fanno più paura; ma ci sono altre paure che prendono corpo con le ombre incalzanti. I nostri incubi quotidiani , le nostre ansietà, le nostre nevrosi, la paura di vivere e affrontare rischi, la stanchezza di una lotta contro l'ingiustizia che sembra sempre perduta perché vince, ogni giorno , così poco; e il resto resta ancora da compiere. Ecco , la notte ci sorprende così, tra delusioni, scoramenti, disincanti e timori. 
Allora, Gesù, stacci vicino, mentre accendiamo la lampada; siedi alla nostra tavola, trasforma l'acqua in vino, come facesti a Cana, trasforma il vino in sangue , come facesti a Emmaus . Quando spezzerai il nostro pane Ti riconosceremo e non avremo più paura. La nostra mensa illuminerà la casa, la nostra casa splendera' nella notte . E Tu sarai il nostro amico, il nostro commensale, il nostro Dio fratello. 
Adriana Zarri. 

♡♡♡♡♡♡♡♡♡♡♡♡♡♡♡♡

Non so , ma Ti sento
in quel l'ombra che lenta
passo passo mi segue
nel mio lungo cercare.
Non so, ma Ti sento
in un lampo nel cielo
e quel tuono lontano
è una voce che chiama.

Non so, ma Ti sento
nella linfa che scorre
e di gemme e di fiori
la mia vita colora.
Non so, ma Ti sento
nello sguardo tuo dolce,
nella mano che stendi
e accarezza il mio volto. 

"Luca "



Ho solo tre cose da insegnare: semplicità, pazienza, compassione. Questi sono i tre tuoi più grandi tesori. Semplice nelle azioni e nei pensieri, tu ritorni alla fonte dell’essere. Paziente sia con gli amici sia con i nemici, tu ti concili con il senso delle cose. Compassionevole verso te stesso, riconcili tutti gli esseri del mondo.
                                                                                                                          (Lao Tzu)
Grazie Fra Giorgio Bonati  Fb
amici di ROMENA


lunedì 1 maggio 2017

Maria, dona feriale

leggoerifletto


Maria, donna feriale Chi sa quante volte l'ho letta senza provare emozioni. L'altra sera, però, quella frase del Concilio, riportata sotto un'immagine della Madonna, mi è parsa così audace, che sono andato alla fonte per controllarne l'autenticità. Proprio così. Al quarto paragrafo del decreto sull'Apostolato dei laici c'è scritto testualmente: «Maria viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro». Intanto, «Maria viveva sulla terra». Non sulle nuvole. I suoi pensieri non erano campati in aria. I suoi gesti avevano come soggiorno obbligato i perimetri delle cose concrete. Anche se l'estasi era l'esperienza a cui Dio spesso la chiamava, non si sentiva dispensata dalla fatica di stare con i piedi per terra. Lontana dalle astrattezze dei visionari, come dalle evasioni degli scontenti o dalle fughe degli illusionisti, conservava caparbiamente il domicilio nel terribile quotidiano. Ma c'è di più: «Viveva una vita comune a tutti». Simile, cioè, alla vita della vicina di casa. Beveva l'acqua dello stesso pozzo. Pestava il grano nello stesso mortaio. Si sedeva al fresco dello stesso cortile. Anche lei tornava stanca alla sera, dopo aver spigolato nei campi. Anche a lei, un giorno dissero: «Maria, ti stai facendo i capelli bianchi». Si specchiò, allora, alla fontana e provò anche lei la struggente nostalgia di tutte le donne, quando si accorgono che la giovinezza sfiorisce. Le sorprese, però, non sono finite, perché venire a sapere che la vita di Maria fu «piena di sollecitudini familiari e di lavoro» come la nostra, ci rende questa creatura così inquilina con le fatiche umane, da farci sospettare che la nostra penosa ferialità non debba essere poi così banale come pensiamo. Sì, anche lei ha avuto i suoi problemi: di salute, di economia, di rapporti, di adattamento. Chi sa quante volte è tornata dal lavatoio col mal di capo, o sovrappensiero perché Giuseppe da più giorni vedeva diradarsi i clienti dalla bottega. Chi sa a quante porte ha bussato chiedendo qualche giornata di lavoro per il suo Gesù, nella stagione dei frantoi. Chi sa quanti meriggi ha malinconicamente consumato a rivoltare il pastrano già logoro di Giuseppe, e ricavarne un mantello perché suo figlio non sfigurasse tra i compagni di Nazaret. Come tutte le mogli, avrà avuto anche lei momenti di crisi nel rapporto con suo marito, del quale, taciturno com'era, non sempre avrà capito i silenzi. Come tutte le madri, ha spiato pure lei, tra timori e speranze, nelle pieghe tumultuose dell'adolescenza di suo figlio. Come tutte le donne, ha provato pure lei la sofferenza di non sentirsi compresa, neppure dai due amori più grandi che avesse sulla terra. E avrà temuto di deluderli. O di non essere all'altezza del ruolo. E, dopo aver stemperato nelle lacrime il travaglio di una solitudine immensa, avrà ritrovato finalmente nella preghiera, fatta insieme, il gaudio di una comunione sovrumana. Santa Maria, donna feriale, forse tu sola puoi capire che questa nostra follia di ricondurti entro i confini dell'esperienza terra terra, che noi pure viviamo, non è il segno di mode dissacratorie. Se per un attimo osiamo toglierti l'aureola, è perché vogliamo vedere quanto sei bella a capo scoperto. Se spegniamo i riflettori puntati su di te, è perché ci sembra di misurare meglio l'onnipotenza di Dio, che dietro le ombre della tua carne ha nascosto le sorgenti della luce. Sappiamo bene che sei stata destinata a navigazioni di alto mare. Ma se ti costringiamo a veleggiare sotto costa, non è perché vogliamo ridurti ai livelli del nostro piccolo cabotaggio. E perché, vedendoti così vicina alle spiagge del nostro scoraggiamento, ci possa afferrare la coscienza di essere chiamati pure noi ad avventurarci, come te, negli oceani della libertà. Santa Maria, donna feriale, aiutaci a comprendere che il capitolo più fecondo della teologia non è quello che ti pone all'interno della Bibbia o della patristica, della spiritualità o della liturgia, dei dogmi o dell'arte. Ma è quello che ti colloca all'interno della casa di Nazaret, dove tra pentole e telai, tra lacrime e preghiere, tra gomitoli di lana e rotoli della Scrittura, hai sperimentato, in tutto lo spessore della tua antieroica femminilità, gioie senza malizia, amarezze senza disperazioni, partenze senza ritorni. Santa Maria, donna feriale, liberaci dalle nostalgie dell'epopea, e insegnaci a considerare la vita quotidiana come il cantiere dove si costruisce la storia della salvezza. Allenta gli ormeggi delle nostre paure, perché possiamo sperimentare come te l'abbandono alla volontà di Dio nelle pieghe prosaiche del tempo e nelle agonie lente delle ore. E torna a camminare discretamente con noi, o creatura straordinaria innamorata di normalità, che prima di essere incoronata regina del cielo, hai ingoiato la polvere della nostra povera terra. 


Maria, don feriale - don Tonino Bello pdf

«RICORDATE CHE NON ESSERE AMATI NON È UNA TRAGEDIA; 

È IL NON AMARE LA TRAGEDIA. 

QUESTO È IL SALE DELLA VITA: AMARE!».

*Santa Maria, donna feriale, forse tu sola puoi capire che questa nostra follia di ricondurti entro i confini dell' esperienza terra terra, che noi pure viviamo, non è il segno di mode dissacratorie.* * Se per un attimo osiamo toglierti l'aureola, è perché vogliamo vedere quanto sei bella a capo scoperto. Se spegniamo i riflettori puntati su di te, è perché ci sembra di misurare meglio l'onnipotenza di Dio, che dietro le ombre della tua carne ha nascosto le sorgenti della luce. Sappiamo bene che sei stata destinata a navigazioni di alto mare. Ma se ti costringiamo a vele...